2016 12 SacraFamigliaAi nostri giorni tutti sanno che il 25 dicembre «è Natale» e che Natale è giorno di festa; anzi, è il giorno in cui iniziano «le feste» natalizie (che vanno fino a Capodanno e all'Epifania). Per le feste di Natale si usa farsi gli auguri (Buon Natale!), offrire doni ai bambini, scambiarsi regali anche tra grandi, fare «l'albero di Natale», fare il «presepio», andare alla Messa di mezzanotte, fare un buon pranzo, mangiare il panettone... e chi può, far vacanza.

Perché tutto questo? Perché a Natale? Perché il 25 dicembre?

Origine della festa

La festa di Natale non è sempre esistita. Se ne parla per la prima volta - nei documenti a noi pervenuti - in una specie di almanacco, chiamato «Cronografo», che risale all'anno 354. Questo documento, oltre alla lista dei consoli e delle feste romane, presenta anche la lista delle date di sepoltura dei vescovi di Roma e dei martiri ricordati nella Chiesa romana.

Nella lista delle feste civili, alla data del 25 dicembre sta scritto: «Natalis Solis lnvicti». Si tratta di una festa pagana che celebrava la «vittoria» del sole e della luce sull'invadenza delle tenebre, a partire dal fatto che - da questa data in poi -la durata del giorno ricomincia ad allungarsi rispetto a quella della notte.

Nell' elenco delle memorie dei martiri, alla stessa data sta scritto: «Natus Christus in Betleem ludece». È la più antica testimonianza storica sulla festa cristiana del Natale: memoria della nascita di Gesù a Betlemme. Una festa nuova (fino allora l'unica festa annuale celebrata dai cristiani era la Pasqua), introdotta da pochi anni negli usi della Chiesa romana e che, nel giro di pochi anni, verrà celebrata praticamente da tutte le Chiese, sia in Occidente che in Oriente.

Natale e la logica consumistica

Da allora sono passati parecchi secoli: molte cose sono cambiate nel mondo e nella Chiesa. Oggi tutti «fanno festa» a Natale, anche se molti non
sanno bene perché (né gli interessa più di tanto: l'importante è far festa!). Alla fine, il rischio è che «Natale» si esaurisca tutto in giocattoli e panettoni, auguri e luci colorate, con un pizzico di sentimentalismo d'occasione, che non fa male a nessuno e lascia il tempo che trova (A Natale tutti si sentono più buoni...).

Lungo la storia, la festa cristiana del Natale si è caricata via via di varie tradizioni e usanze che ne hanno ampliato la risonanza religiosa ed ecclesiale a livello familiare e sociale (si pensi, per esempio, al presepio, allo scambio di doni, agli auguri). Ma purtroppo ai nostri giorni lo spirito
del Natale, che dava profondo significato a queste cose, rischia di trovarsi come sommerso sotto l'ondata della logica consumistica, che si è impadronita di dette tradizioni corrompendone il senso fino a cancellarne o a renderne irriconoscibile l'originario riferimento religioso cristiano.

Il Natale del cristiano

Per celebrare il Natale da cristiani, bisognerebbe anzitutto ricordarsi che si tratta del Natale di Gesù Cristo. In altre parole: il senso proprio di questa festa è quello di ricordare la nascita di Gesù. Non si tratta di una favola, ma di un fatto; anche se i contorni precisi di questo fatto non sono ricostruibili storicamente in tutti i dettagli.

Per esempio: non sappiamo con precisione in che giorno Gesù sia nato. Nei primi secoli cristiani si formò una tradizione secondo cui questo evento avrebbe avuto luogo precisamente il 25 dicembre, ma la cosa è tutt'altro che sicura dal punto di vista storico. Probabilmente a Roma si cominciò a celebrare il «Natale del Signore» in questa data, proprio perché in quel giorno si celebrava tradizionalmente la festa pagana del «Natale del sole»: i cristiani diedero un significato nuovo a questo giorno, ricordando la nascita di Cristo, vero «sole» venuto «dall'alto» a rischiarare le tenebre del mondo (cf Lc 1,78-79), «luce vera» che «illumina ogni uomo» (cfGv 1,9).

Non sappiamo neanche in quale anno esattamente Gesù sia nato. Quando, nel sec. VI, si incominciò a contare gli anni «prima» e «dopo» Cristo, ci fu un errore di calcolo, per cui in realtà Gesù sembra essere nato 6 o 7 anni «prima di Cristo». Ma questi particolari contano fino a un certo punto. L'importante è che di fatto Gesù è nato a Betlemme, in Palestina, all'epoca del re Erode e dell'imperatore romano Ottaviano Augusto. Siamo nel mondo della storia, non in quello delle fiabe.

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Cristo al centro della storia

È un fatto anche questo: che ormai, praticamente in tutto il mondo, si misurano gli anni e i secoli «prima di Cristo / dopo Cristo». Bene o male,
basterebbe questo a mostrare l'interesse obiettivo e permanente della domanda: ma chi era questo Gesù Cristo? La storia ci dice che egli fu «condannato al supplizio [la croce] da Ponzio Pilato, sotto l'imperatore Tiberio» (così scrive lo storico romano Tacito nei suoi Annali); ma ci dice anche che ben presto, dopo la sua morte, i suoi discepoli hanno cominciato a proclamare apertamente che egli è risuscitato da morte e a insegnare che «Gesù di Nazaret» non era soltanto un grande maestro e profeta, figlio di Maria, ma il «Figlio» stesso di Dio, fattosi uomo.

Tutto il senso della festa di Natale incomincia di qui. È una festa della fede cristiana. Facciamo festa perché è esistito Gesù Cristo, e perché
crediamo che egli è risuscitato da morte, e perché riconosciamo in lui il segno concreto e «parlante» dell'amore di Dio per l'umanità (Gv
3,16: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui... abbia la vita eterna»).

Facciamo festa nel ricordo della nascita di Gesù, perché crediamo con profonda convinzione che quel bambino nato da Maria a Betlemme è davvero il «Figlio dell'Altissimo» (Lc 1,32), il «Dio con noi» (Mt 1,23), il «Verbo fatto carne» (Gv 1,14), l'«immagine del Dio invisibile» (Col 15), espressione piena e totale della realtà divina «apparso in forma umana» (Fil 2,7), la presenza personale di Dio stesso nel nostro mondo e nella nostra storia.

Rallegriamoci, è nato il Salvatore

Bisogna entrare in qualche modo nell'orbita di questi pensieri, per celebrare il Natale da cristiani e per capire che cosa significa la «gioia di
Natale».

Bisogna andare oltre le banalità pubblicitarie e televisive, oltre il folclore, oltre le vecchie tradizioni e le nuove convenzioni, per ritrovare l'anima e
lo spirito di questa bellissima festa. Come si possono cogliere nelle antiche e sempre vive parole di san Leone Magno: «Rallegriamoci, fratelli carissimi, perché oggi è nato il nostro Salvatore! Non c'è spazio per la tristezza, nel giorno in cui è nata la vita... Rallegriamoci nel Signore, ed esultiamo di gioia spirituale, poiché è sorto il giorno nuovo della redenzione, giorno da lungo tempo predisposto, giorno che apre la felicità eterna».


Articolo publicato sul mensile insieme di dicembre 2016.