È fuori di dubbio che le feste di matrice religiosa rappresentino buona parte del patrimonio tradizionale italiano. Un’espressione di fede, certo, ma anche eventi dal forte significato sociale e vincolo di appartenenza alla comunità, specialmente nel Meridione: Leonardo Sciascia, nella “Corda pazza”, a proposito delle feste religiose scriveva che in Sicilia erano “tutto”, un’esplosione esistenziale collettiva il cui confine “non poteva essere segnato in alcun modo dal perimetro religioso”.

Tra le feste religiose, le più numerose e sentite sono proprio quelle che celebrano il periodo pasquale, da nord a sud. Soprattutto la Passione del Venerdì Santo che ha ispirato riti e rituali che prevedono processioni, rievocazioni, messe in scena la cui origine spesso si perde nella notte dei tempi.

Si aggiungono poi le uova di Pasqua, il picnic di pasquetta e le tante e variate tradizioni gastronomiche regionali.

E in Svizzera?

La Pasqua ha un significato capitale per il Cristianesimo. Tuttavia oggi molte persone, in Svizzera e dovunque,  l’associano semplicemente alla caccia alle uova e a qualche giorno di ferie.

Alcune antiche celebrazioni sono scomparse, altre sono state adattate, altre sono state riscoperte e altre ancora sono indiscutibilmente state inventate di recente.

La Pasqua oggi è molto commercializzata, con gli scaffali di negozi e pasticcerie traboccanti di dolci tipici, conigli e uova di cioccolato nelle settimane che precedono il giorno stesso della festa.

Paul Hugger, professore emerito di studi di cultura popolare all’università di Zurigo, ricorda che fino a circa 50 anni fa i dolci di Pasqua erano in vendita solo per pochi giorni. L’aspetto religioso della festa era molto più forte di ora.

“L’anno era monotono: la gente era contenta che la Chiesa gli desse una struttura. Dopo il digiuno della Quaresima veniva la Pasqua e la gioia della vita”, racconta.

“Un’usanza scompare quando non ha più una funzione nella società”, spiega Mischa Gallati, ricercatore all’Istituto di studi di cultura popolare zurighese. Ma di solito un’usanza non muore: cambia per adattarsi alle trasformazioni della società”.

Custodire il sepolcro

Un costume che ai tempi era molto diffuso nelle regioni cattoliche della Svizzera orientale e ora è in gran parte scomparso e dimenticato, era l’installazione di un “santo sepolcro” nelle chiese.

Esso raggiungeva fino a circa cinque metri di altezza ed era installato nelle chiese il giovedì prima di Pasqua. Al suo interno il Venerdì Santo veniva posta una statua o un dipinto che rappresentava il corpo di Cristo giacente, dice Peter Kern, autore di un libro sul tema. La gente andava a pregare al sepolcro, a volte passando da una chiesa all’altra.

Poi durante la messa della notte di Pasqua il “corpo” veniva nascosto ed era fatta apparire con drammaticità una figura del Cristo risorto. “Era molto maestoso ed emozionante”, dice Kern. “Ha lasciato un ricordo indelebile nelle menti e nei cuori di chi lo ha visto”.

Allora adolescente, negli anni ‘40, Hugger fu scelto tra i giovani che custodivano il sepolcro la notte dopo il Venerdì Santo. Era un onore, dichiara.

Ma anche una prova di carattere, in quanto significava dover trascorrere molte ore nella quasi completa oscurità.

In alcuni luoghi si erige ancora il sepolcro, anche se solo ogni due o tre anni. Però, nessuno fa più la guardia.

Altre tradizioni religiose suggestive sono sopravvissute e in certi casi sono diventate attrazioni turistiche. A Romont, nel cantone di
Friburgo, il Venerdì Santo le prefiche (donne pagate per piangere) vestite di nero, i volti velati, vanno in processione intorno alla chiesa
portando i simboli della passione su cuscini rossi, mentre un penitente porta una croce.

A Mendrisio, in Ticino, il Giovedì e il Venerdì Santo è interpretata una elaborata rievocazione teatrale della storia della Passione e della morte di Gesù.

2017 04 RappresentazioneSacraMendrisioUna festa di famiglia

In alcune zone della Svizzera francese è tradizione che le campane vadano a Roma nella Settimana Santa e tornino la domenica di Pasqua portando le uova. Ma nella maggior parte della Svizzera è il coniglio (o la lepre in lingua tedesca) di Pasqua che porta le uova. Le nasconde, probabilmente nel giardino di casa, dove i bambini le devono trovare.

“La lepre è apparsa in questo ruolo nel 18º secolo. Rifletteva la nuova forma della famiglia nucleare ed i valori ad essa associati. La lepre è rappresentata come laboriosa e gentile, come qualcuno che ha cura dei bambini”, spiega Gallati. Ha soppiantato una serie di altri animali
di Pasqua – tra cui la volpe e l’asino – quando la Pasqua ha cominciato ad essere celebrata all’interno della stretta cerchia familiare, precisa il ricercatore.

Ma, siccome le strutture familiari sono mutate, anche i costumi sono molto cambiati. Gallati ha osservato come al giorno d’oggi spesso gruppi di famiglie si riuniscano per organizzare una caccia all’uovo comune piuttosto che farlo singolarmente come in passato.

A volte enti turistici locali colgono l’occasione della Pasqua per dare risalto a delle tradizioni e farne delle attrazioni, mentre altre volte dei costumi nascono spontaneamente.

2017 04 UovoControUovoNuove tradizioni

L’usanza di decorare le fontane di Nyon, cittadina sul lago Lemano, non risale a più di 30 anni fa. Eppure già ora nessuno degli attuali organizzatori riesce a ricordare esattamente da dove sia giunta l’idea. È però ormai una consolidata attrazione turistica, con un concorso e anche visite guidate.

Sempre nel cantone di Vaud, la località di Rougemont ha una tradizione originale, che risale al… 2001. Ogni anno 12 “uova giganti” sono decorate secondo un tema ed esposte nel villaggio come sculture.

Una tradizione legata alle uova che ha conosciuto alti e bassi nella Svizzera tedesca è l’Eiertütschen (pestaggio delle uova) che in genere si svolge in casa. Ognuno tiene in mano un uovo sodo, solitamente colorato o decorato, e colpisce con la punta quella di un uovo di qualcun altro. Chi riesce a rompere il guscio dell’uovo dell’avversario vince e riceve l’uovo.

A Berna questa usanza è un evento pubblico che si tiene nel centro storico in un giorno e a un orario precisi.

Nadja Dalla Vecchia, che otto anni fa ha contribuito a salvare questa tradizione che rischiava di scomparire, racconta che suo padre – ora
65enne – vi partecipava da bambino e a sua volta lei vi prendeva parte da ragazza.

Ma quando era andata con i suoi figli, il numero dei partecipanti si era drasticamente ridotto. Appelli al sindaco e all’ente turistico locale e un articolo sul giornale locale hanno consentito di far risorgere la manifestazione.

“Si incontrano persone che in parte si vedono solo una volta all’anno. E ce ne sono sempre anche delle nuove”. Intriga anche gente che non è del posto. “Usiamo mani e piedi per spiegare come funziona ai turisti giapponesi, che poi si uniscono a noi”.

Una variante di questa usanza è lo “Zwänzgerle” (il ventino) a Zurigo, dove i bambini sfidano gli adulti a rompere il guscio delle loro uova decorate con il lancio di una monetina da 20 centesimi. Se il ventino rimbalza lo intasca il bambino, se invece s’incastra nel guscio l’adulto si prende l’uovo.

Secondo Gallati, questa usanza è vecchia di secoli, anche se si estinse e fu ripresa nel 1930.

Le usanze possono andare e venire, ma una Pasqua senza tradizioni è sicuramente impensabile!


Articolo publicato sul mensile insieme di aprile 2017.