Il Rosario è nato dall’amore dei cristiani per Maria in epoca medioevale, forse al tempo delle crociate in Terrasanta. Con S. Domenico nacque così la devozione alla corona del Rosario, che ha il significato di una ghirlanda di rose offerta alla Madonna. S. Pio V, papa domenicano, incoraggiò e raccomandò ufficialmente la recita del Rosario, che in breve tempo divenne la
preghiera popolare per eccellenza, una specie di “breviario del popolo”, da recitarsi la sera, in famiglia, poiché si presta benissimo a dare un orientamento spirituale alla liturgia familiare.

2017 05 Rosario 1Importanza di meditare il Rosario

Il Rosario consta di due elementi: uno materiale e l’altro spirituale.

L’elemento materiale consiste nell’enunciare i misteri e nel proferire il Padre Nostro, le varie Ave Maria e il Gloria al Padre.

L’elemento spirituale consiste nella contemplazione del mistero.

Questo è l’elemento specifico del Rosario.

Se mancasse, si avrebbe la recita di tanti Pater e Ave, preghiere senza dubbio eccellenti, ma non si avrebbe il Rosario. Non sarebbe più il Vangelo trasmesso alla nostra vita.

Ancor più, se si recitassero le varie preghiere, ma non si enunciasse il mistero e non si facesse la relativa contemplazione, ci si troverebbe di fronte ad una preghiera anche abbastanza
lunga e certamente meritoria, ma non avremmo ancora il Rosario.

Con questo non si vuole concludere che chi fa così non prega. Semplicemente si vuol dire che non ha pregato con il Rosario, perché il Rosario è un’altra cosa.

Sottolineava Paolo VI: “senza contemplazione, il Rosario è corpo senza anima, e la sua recita rischia di divenire meccanica ripetizione di formule e di contraddire all’ammonimento di Gesù: quanto pregate, non siate ciarlieri come i pagani, che credono di essere esauditi in ragione della loro loquacità”.

Cosa occorre fare, per meditare e meditare bene?

Innanzitutto, “nella contemplazione dei misteri si devono fare essenzialmente tre cose: la ripresentazione dell’evento di salvezza (mistero), il ringraziamento per l’evento compiuto da Nostro Signore, la supplica a Dio in virtù dell’evento compiuto”. Occorre quindi “partire dal Vangelo, immergersi nei sentimenti di Gesù e rivivere quello che Egli stesso ha vissuto in quel frangente.

Accanto a questa immersione, se ne può fare un’altra: quella di vedere il mistero con gli occhi di Maria”.

In effetti, nel Rosario, come ci ricorda Papa Giovanni Paolo II nella Rosarium Virginis Mariae, noi “ci mettiamo alla contemplazione del volto di Cristo in compagnia e alla scuola della sua Madre Santissima”, che ci insegna a pregare.

Per cominciare a pregare il Rosario “meditandolo”, può essere utile far seguire all’enunciazione del mistero la lettura del corrispondente brano evangelico, per cercare di avere poi in mente la scena in cui si svolge l’evento, aiutando quindi l’ immaginazione a “calarsi” nel contesto anche ambientale, di ciò che si va contemplando. Per qualcuno potrebbe essere utile osservare solo delle belle illustrazioni relative ai misteri, riportando poi alla mente, in maniera spontanea, le parole del Vangelo.

E man mano che si prenderà familiarità con questo modo di contemplare, sarà più semplice meditare i misteri anche qualora non si avesse a disposizione nessun “aiuto”.

Il passo successivo all’immaginazione della scena in cui si svolge il mistero è di tipo più “interiore”; potremmo chiederci: cosa avranno pensato o fatto Nostro Signore e la Vergine, in quel frangente, davanti a quei personaggi, quali sentimenti avranno provato, come avranno affrontato le prove, vissuto le gioie, le attese, i dolori? Come si saranno rivolti al Padre, per trovare
forza e per renderGli grazie? Cosa dovremmo dedurne noi, come insegnamento per la nostra vita cristiana?

Può tornare utile anche usare un sussidio di meditazioni, per aiutarsi con qualche pensiero di Santi o del magistero della Chiesa, considerando quali luci abbiano ricevuto, su quei singoli punti, coloro che ci hanno preceduti nel cammino di santità, e poi farli “nostri”, cercando di applicarli come stimolo per la nostra vita spirituale.

“Meditare col Rosario significa consegnare i nostri affanni ai cuori misericordiosi di Cristo e della Madre sua”, ci dice Giovanni Paolo II; questa preghiera ci aiuta anche ad approfondire la nostra amicizia con Gesù, il nostro amore di figli a Maria Santissima, vedendo in loro i modelli per il nostro modo di essere cristiani anche negli episodi apparentemente più banali della
nostra vita cristiana.

Se ricorriamo con fiducia a quella che Padre Pio definiva “l’arma” contro il male, ne ricaviamo conforto, protezione e le luci spirituali che il Signore vuole donarci.


Articolo publicato sul mensile insieme di maggio 2017.

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