2017 078 editorialeVacanzeMi è capitato di recente di ascoltare una conversazione di Enzo Bianchi: Consigli spirituali per le vacanze; mi è piaciuta, ha chiarito e confermato alcune mie idee e mi permetto di farne una sintesi.

Il concetto di vacanza è legato alla dimensione del “non far niente”, lontani dal quotidiano.

Non far niente, cioè prendersi il tempo di non fare ciò che fanno gli altri, “sentire che si è vivi, godere di essere al mondo e assaporare l’istante”.

Purtroppo, chi più chi meno, siamo malati di attivismo e abbiamo sempre qualcosa da fare; se non l’abbiamo l’andiamo a cercare o ce l’inventiamo. Anche le vacanze sono perfettamente programmate, con giornate piene, guai agli spazi vuoti.

Il fare rassicura, fa sentire vivi: faccio, perciò sono; poi racconto ciò che ho fatto. E se non avessi nulla da raccontare? Che angoscia.

Il non far niente con consapevolezza, dice Enzo Bianchi, è sentirsi come un albero, una pietra, una nuvola, è percepire il legame e la comunione con ciò che ci circonda, è sentirsi tranquilli e contenti di nulla e di tutto, accorgersi di essere vivi e che vivere è bello, che non siamo solo macchine per il fare.

Bisogna imparare a guardare e contemplare. Di vedere siamo capaci e il più delle volte vediamo quello che ci viene detto o suggerito, che ci seduce o ci sembra desiderabile. Ma vedere non è guardare.

La vacanza è una bella occasione per esercitarsi a guardare, cioè ad andare in profondità, a spingere il nostro sguardo dentro e oltre le cose.

Prendiamoci il tempo di osservare: il cielo e il mare con i loro colori, una formica che trasporta una briciola più grande di lei, un fiore di campo, un gabbiano in volo.

“Guardare in grande è sentire in grande, vedere ciò che non si era notato ma esiste”, ed è bello e ci fa stare bene. Contemplare significa guardare le cose e la vita con gli occhi di Dio.

In vacanza possiamo imparare a non far niente, a contemplare ciò che ci circonda, ma anche ad habitare secum, a stare con noi stessi, a trovare dei momenti di sana solitudine per far risuonare in noi le domande esistenziali, che abbiamo dentro e siamo bravi ad eludere; un’operazione di verità su noi stessi e sul nostro rapporto con gli altri.

Questo ripiegarsi su se stessi per guardarsi dentro non è egocentrismo, anzi è l’atteggiamento giusto per considerare con lucidità il nostro essere e il nostro agire e imparare ad amare il prossimo in modo autentico. “Amerai il prossimo tuo come te stesso” ci ricorda Enzo Bianchi. Se sappiamo amare noi stessi siamo sulla buona strada dell’amore per il prossimo.

Quale allora l’augurio più bello per le nostre vacanze? Buon “non far niente”.

I.B.I.


Editoriale pubblicato sul mensile insieme di luglio-agosto 2017.