Da cosa dipende il vivere o il morire? Dopo i tristi fatti di questi giorni in Spagna sembra che l’una e l’altra dipendano dalla casualità. Non scegliamo di venire al mondo e non sempre scegliamo se restarci. A volte la vita si interrompe in un attimo, senza volerlo, per una triste fatalità: trovarsi nel momento sbagliato nel posto sbagliato.

Secondo un’errata mentalità presente ai tempi di Gesù la salvezza (quella di Dio) era riservata solo al popolo scelto, a Israele. Nell’episodio del Vangelo di questa domenica Gesù, in un primo momento, conferma questa idea negando alla donna cananea quanto chiede, perché pagana, ma poi dimostra ai suoi discepoli la falsità di questa mentalità, riconoscendo la fede della donna. Il messaggio è chiaro: non importa a quale popolo, tradizione, religione o Stato si appartenga, chi crede in Dio si salverà. E la donna cananea ha riconosciuto in Gesù il Salvatore.

È l’universalità della salvezza. È un avvertimento per i discepoli di non sentirsi al sicuro, con un posto in prima fila, solo perché appartenenti al popolo di Israele. Come ci passeranno avanti nel Regno di Dio i pubblicani e le prostitute, anche i pagani, se praticano la giustizia e il diritto (prima lettura) saranno prediletti da Dio.

Ne siamo convinti e lo diciamo con forza: non si può credere in Dio e commettere ingiustizie e atrocità. Può esserci però il contrario: non credere in Dio e vivere una vita nella giustizia e nel rispetto degli altri. Quanti gesti di solidarietà, di giustizia e di liberazione si compiono anche senza la fede! Chi invece la fede ce l’ha, dovrebbe avere un motivo in più.

p. Antonio