2017 12 Rohingya1L’UNHCR, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ha chiesto “con urgenza” un ulteriore contributo di 83,7 milioni di dollari statunitensi per far fronte nei prossimi sei mesi all’emergenza in Bangladesh dove si trovano oltre mezzo milione di rifugiati Rohingya.

Secondo le ultime stime riportate dall’Agenzia Onu, oltre 600’000 rifugiati hanno lasciato il Myanmar a partire dal 25 agosto. Azioni “prioritarie” nella gestione dell’emergenza sono proteggere i rifugiati, costruire rifugi, attività di sanificazione, garantire l’acqua e rafforzare le comunità locali ospitanti nella zona del sud est del Bangladesh. Alleggerire la drammatica situazione del sovraffollamento nei due campi già esistenti - Kutupalong e Nyapara – che al momento ospitano il doppio della popolazione che contenevano prima di quest’ultima crisi, è anch’essa una priorità, dato che il numero dei rifugiati presenti è in continua crescita.

Tra i rifugiati – riporta ancora l’UNHCR – si registra un gran numero di bambini, molti di loro minori non accompagnati o separati dalle famiglie. Più di metà dei nuovi arrivati sono donne, incluse madri con bambini piccoli o neonati. Ci sono anche molte persone anziane e persone con disabilità.

Sono presenti inoltre malati, feriti e persone con traumi causati da violenze estreme, torture e abusi sessuali. Molti hanno perso la famiglia, i parenti e gli amici. I nuovi arrivati si aggiungono ai 300.000 rifugiati già presenti in Bangladesh prima della crisi.

Alla luce delle dimensioni e della veloce crescita di questa crisi, l’UNHCR a metà settembre ha dichiarato un “livello di emergenza 3” – il massimo livello possibile.

Sin dall’inizio, l’UNHCR ha sostenuto le operazioni gestite dalle autorità bengalesi e di tutti i partner per organizzare una consegna efficace di aiuti e servizi ai rifugiati. In aggiunta alle attività di protezione, costruzione rifugi e igienico-sanitarie, nel sud-est del Bangladesh sono stati ad oggi organizzati cinque ponti aerei, che hanno trasportato circa 500 tonnellate di aiuti.

Ulteriori voli sono stati pianificati. È stato inoltre raddoppiato il numero del nostro personale sul campo, che conta oggi circa 100 persone. Le operazioni, la presenza sul campo e lo staff continueranno a espandersi in tutto il sud-est del Bangladesh.

L’appello supplementare dell’UNHCR è volto a rispondere ad ulteriori e urgenti necessità dal settembre 2017 all’ottobre 2018.

“È di vitale importanza, anche a questo punto, che la risposta soddisfi necessità a medio e lungo termine, assicurando al tempo stesso che il ritorno volontario dei rifugiati rimanga un’opzione percorribile e sicura”, sottolinea l’UNHCR che ha accolto “con favore la risposta iniziale da parte dei governi e dei donatori privati, che dall’inizio dell’emergenza hanno contribuito con 24,1 milioni di dollari”.

Tra i donatori che hanno fornito il sostegno maggiore ci sono Stati Uniti, Canada, Danimarca, Giappone, Svizzera, Emirati Arabi Uniti e UNIQLO. Anche i governi che stanziano contributi non specifici – Svezia, Olanda, Norvegia e altri – hanno permesso di far partire la risposta umanitaria.

Oltre ad affrontare i bisogni immediati dei rifugiati in Bangladesh, l’UNHCR guarda con “apprensione” al continuo flusso di persone provenienti dal Myanmar e pone ancora una volta l’accento “sull’importanza di risolvere le cause che stanno alla base di questo flusso”. La consegna degli aiuti e il miglioramento delle condizioni rimangono le massime priorità.

UNICEF: le urgenze più gravi da affrontare.

“C’è una grave carenza di tutto, soprattutto di rifugi, cibo e acqua pulita”, dice Edouard Beigbeder, rappresentante dell’UNICEF in Bangladesh. “Le condizioni sul posto mettono i bambini in serio pericolo di contrarre malattie legate all’acqua. Abbiamo un grandissimo compito di fronte a noi: proteggere questi bambini estremamente vulnerabili.” Gli aiuti includono: brocche e taniche per l’acqua, detersivo in polvere, sapone, ma anche pannolini, assorbenti, asciugamani e sandali. L’UNICEF sta inoltre supportando il dipartimento di Ingegneria per la salute pubblica con impianti di trattamento delle acque e contenitori, e sta lavorando con i partner sul campo per installare e risanare i pozzi tubolari. “Questi aiuti fanno parte di una prima ondata di beni che amplieranno enormemente la risposta di emergenza dell’UNICEF per far fronte al crescente numero di bambini rohingya in Bangladesh,” ha dichiarato Beigbeder. L’UNICEF chiede 7,3 milioni di dollari per fornire supporto d’emergenza ai bambini rohingya nei prossimi quattro mesi.

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Chi sono i Rohingya?

I Rohingya sono un gruppo etnico, di religione islamica, che parla il rohingya, una lingua indoeuropea del ramo delle lingue indoarie, strettamente legata alla lingua chittagong e più alla lontana alla lingua bengalese. La loro origine è molto discussa: alcuni li ritengono indigeni dello stato di Rakhine (noto anche come Arakan o Rohang in lingua Rohingya) in Birmania, mentre altri sostengono che siano immigrati musulmani che, in origine, vivevano in Bangladesh e che, in seguito, si sarebbero spostati in Birmania durante il periodo del dominio britannico.

I Rohingya sono linguisticamente legati alle parlate degli Indo-Ariani di India e Bangladesh, in contrapposizione alle lingue in prevalenza sino-tibetane del Birmania (ufficialmente Myanmar). A partire dal 2012, circa 1’000’000 di Rohingya vive in Birmania. Secondo i rapporti delle Nazioni Unite essi sono una delle minoranze più perseguitate nel mondo. Molti Rohingya sono stati relegati in ghetti o sono fuggiti in campi profughi in Bangladesh e sulla zona di confine tra Thailandia e Birmania.


Sterilizzazione per i Rohingya?

Il Bangladesh intende introdurre la sterilizzazione volontari nei campi sovraffollati di profughi Rohingya appartenenti alla minoranza musulmana in fuga dallo Stato Rakhine del vicino Myanmar. Lo scrive il quotidiano britannico Guardian. Le conseguenze umanitarie dell’esodo sono drammatiche e le condizioni di vita nei campi sono orribili.

Secondo il Guardian, il capo del servizio di pianificazione familiare del distretto di Cox Bazar, dove si trovano i campi, ha detto che tra i Rohingya “c’è poca consapevolezza sul controllo delle nascite”. Le famiglie estremamente numerose sono la norma nei campi e alcuni genitori hanno fino a 19 figli, molti uomini Rohingya hanno più di una moglie. I tentativi di convincerli alla contraccezione - rivela il quotidiano citando fonti del governo di Dacca – “non stanno avendo successo”. Così il distretto ha chiesto al governo di approvare un piano per lanciare vasectomie per gli uomini e tubectomie per le donne su base volontaria.


Articolo publicato sul mensile insieme di dicembre 2017.