Una presa di coscienza collettiva di quanto è accaduto, perché non accada mai più.

2018 01 GiornoMemoria1Perché il 27 gennaio si celebra il Giorno della Memoria?

Il Giorno della Memoria si celebra il 27 gennaio perché in questa data le Forze Alleate liberarono Auschwitz dai tedeschi. Al di là di quel cancello, oltre la scritta «Arbeit macht frei» (Il lavoro rende liberi), apparve l’inferno. E il mondo vide allora per la prima volta da vicino quel che era successo, conobbe lo sterminio in tutta la sua realtà. Il Giorno della Memoria non è una mobilitazione collettiva per una solidarietà ormai inutile. È piuttosto, un atto di riconoscimento di questa storia: come se tutti ci affacciassimo dai cancelli di Auschwitz, a riconoscervi il male che è stato.

Che cosa è, che cosa rappresenta Auschwitz?

Auschwitz è il nome tedesco di Oswiecin, una cittadina situata nel sud della Polonia. Qui, a partire dalla metà del 1940, funzionò il più grande campo di sterminio di quella sofisticata «macchina» tedesca denominata «soluzione finale del problema ebraico». Auschwitz era una vera e propria metropoli della morte, composta da diversi campi - come Birkenau e Monowitz - ed estesa per chilometri.

C’erano camere a gas e forni crematori, ma anche baracche dove i prigionieri lavoravano e soffrivano prima di venire avviati alla morte. Gli ebrei arrivavano in treni merci e, fatti scendere sulla cosiddetta «Judenrampe» (la rampa dei giudei) subivano una immediata selezione, che li portava quasi tutti direttamente alle «docce» (così i nazisti chiamavano le camere a gas). Solo ad Auschwitz sono stati uccisi quasi un milione e mezzo di ebrei.

2018 01 GiornoMemoria2Con il termine Shoah che cosa si definisce?

Shoah è una parola ebraica che significa «catastrofe», e ha sostituito il termine «olocausto» usato in precedenza per definire lo sterminio nazista, perché con il suo richiamo al sacrificio biblico, esso dava implicitamente un senso a questo evento e alla morte, invece insensata e incomprensibile, di sei milioni di persone.

La Shoah è il frutto di un progetto d’eliminazione di massa che non ha precedenti, né paralleli: nel gennaio del 1942 la conferenza di Wansee approva il piano di «soluzione finale» del cosiddetto problema ebraico, che prevede l’estinzione di questo popolo dalla faccia della terra. Lo sterminio degli ebrei non ha una motivazione territoriale, non è determinato da ragioni espansionistiche o da una per quanto deviata strategia politica. È deciso sulla base del fatto che il popolo ebraico non merita di vivere. È una forma di razzismo radicale che vuole rendere il mondo «Judenfrei» («ripulito» dagli ebrei).

Quali sono gli antecedenti?

L’odio antisemita è un motivo conduttore del nazismo. La Germania vara nel 1935 a Norimberga una legislazione antiebraica che sancisce l’emarginazione. Tre anni dopo l’Italia approva anch’essa un complesso e aberrante sistema di «difesa della razza», rinchiudendo gli ebrei entro un rigido sistema di esclusione e separazione dal resto del paese. Ma questa terribile storia ha dei millenari precedenti. Prima dell’Emancipazione, ottenuta in Europa nella seconda metà dell’Ottocento, gli ebrei erano vissuti per millenni come una minoranza appena tollerata, non di rado perseguitata e cacciata, e sempre relegata entro i ghetti. Tanto nel mondo cristiano quanto sotto l’Islam.

Visti con diffidenza e odio per la loro fede tenace (e, dal punto di vista della maggioranza, sbagliata), hanno sempre rappresentato il «diverso», la presenza estranea. Anche se da millenni vivono qui e si sentono europei.

Perché la Shoah è un evento unico?

Dopo la Shoah è stato coniato il termine «genocidio». Purtroppo il mondo ne ha conosciuti tanti, e ancora troppi sono in corso sulla faccia della terra. Riconoscere delle differenze non significa stabilire delle gerarchie nel dolore: come dice un adagio ebraico «Chi uccide una vita, uccide il mondo intero». Ma mai, nella storia, s’è visto progettare a tavolino, con totale freddezza e determinazione, lo sterminio di un popolo. Studiando le possibili forme di eliminazione, le formule dei gas più letali ed «efficaci», allestendo i ghetti nelle città occupate, costruendo i campi, studiando una complessa logistica nei trasporti, e tanto altro.

La soluzione finale non è stata solo un atto di inaudita violenza, ma soprattutto un progetto collettivo, un sistema di morte.

Perché ricordare e commemorare?

Il Giorno della Memoria non vuole misconoscere gli altri genocidi di cui l’umanità è stata capace, né sostenere un’assai poco ambita «superiorità» del dolore ebraico. Non è infatti un omaggio alle vittime, ma una presa di coscienza collettiva del fatto che l’uomo è stato capace di questo.

Non è la pietà per i morti ad animarlo, ma la consapevolezza di quel che è accaduto. Che non deve più accadere, ma che in un passato ancora molto vicino a noi, nella civile e illuminata Europa, milioni di persone hanno permesso che accadesse.


2018 01 GiornoMemoria3Le altre vittime della follia nazista

Nel giorno della memoria ricordiamo anche le altre vittime innocenti della follia nazista.

Il grande “divoramento” (così nella loro lingua), l’olocausto di Rom e Sinti: numero di vittime calcolato tra 250’000 e 500’000. I bambini zingari, soprattutto i gemelli furono le cavie umane predilette di Mengele.

Il cosiddetto Omocausto: omosessuali e transessuali furono internati a Fuhlsbutte, a Dachau e a Sachsenhausen. Costretti a portare cucito sulla divisa un triangolo rosa, umiliati e sottoposti ad esperimenti pseudoscientifici letali, nel 60% dei casi non riuscirono a sopravvivere.

Lavori forzati e brodo di erba: Slavi e prigionieri politici sovietici. Nel campo di concentramento di Gross-Rosen le SS uccisero più di 65 mila prigionieri di guerra sovietici nutrendoli per sei mesi con un brodo di erba, acqua e sale.

Gli Untermenschen, le popolazioni slave: dal momento che erano considerati Untermenschen (subumani) il piano nazista prevedeva che tutte le popolazioni slave e dell’Est venissero sterminate.

Internati per la fede: Nei campi di concentramento furono internati oltre 10 mila testimoni di Geova, a morire furono tra le 3 e le 5 mila persone. Vittime anche i Pentacostali, a causa della glossalia, considerata malattia mentale.

I prigionieri politici comunisti, socialisti, sindacalisti: Sono centinaia le persone che i tribunali nazisti hanno condannato per “crimini politici”. Chi non riusciva a fuggire all’estero veniva internato.

Lo sterminio dei disabili e dei malati di mente: Progetto Aktion T4, lo sterminio di massa di disabili e persone con problemi psichici avvenuto prima della soluzione finale. Uccisi con iniezioni mortali e farmaci, a volte lasciati morire di fame.

La persecuzione dei mulatti: Il fatto che per i mulatti non esistesse un programma di sterminio di massa non impedì che venissero sottoposti alle peggiori torture: utilizzati come cavie umane, sterilizzati, imprigionati e spesso uccisi.


Articolo pubblicato sul mensile insieme di gennaio 2018.