2018 02 SegnoDellaCroce1«Voi avete visto come i bambini fanno il segno della croce? Non sanno cosa fanno, talvolta fanno un disegno che non è il segno della croce…». Papa Francesco, il 20 dicembre scorso, proseguendo un ciclo di catechesi sul significato della messa si è concentrato sui gesti che «rischiano di passare inosservati», fin dai riti introduttivi, sottolineando che «è importante non arrivare in ritardo», dopo l’omelia, «bensì in anticipo, per preparare il cuore a questa celebrazione della comunità». E pregando genitori e nonni a insegnare ai bambini «a fare bene il segno della croce, spiegando che è come avere la protezione la croce di Gesù».

La messa, ha esordito il Papa con i fedeli radunati in aula Paolo VI, «è composta da due parti, che sono la Liturgia della Parola e la Liturgia eucaristica, così strettamente congiunte tra di loro da formare un unico atto di culto. Introdotta da alcuni riti preparatori e conclusa da altri, la celebrazione è dunque un unico corpo e non si può separare, ma per una comprensione migliore cercherò di spiegare i suoi vari momenti, ognuno dei quali è capace di toccare e coinvolgere una dimensione della nostra umanità. È necessario conoscere questi santi segni per vivere pienamente la Messa e assaporare tutta la sua bellezza». Lo scopo dei riti introduttivi, ha detto in particolare il Papa citando l’ordinamento generale del Messale romano, è di far sì «che i fedeli, riuniti insieme, formino una comunità, e si dispongano ad ascoltare con fede la parola di Dio e a celebrare degnamente l’Eucaristia»: per questo, ha chiosato Francesco, «non è una buona abitudine guardare l’orologio e dire “sono in tempo, ma arrivo dopo il sermone e con questo compio il precetto”: la messa incomincia con il segno della croce perché lì incominciamo a adorare Dio come comunità. Per questo è importante non arrivare in ritardo, bensì in anticipo, per preparare il cuore a questa celebrazione della comunità».

Quanto al segno della croce, il «sacerdote che presiede lo traccia su di sé e lo stesso fanno tutti i membri dell’assemblea, consapevoli che l’atto liturgico si compie “nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”.

Voi avete visto come i bambini fanno il segno della croce?», ha proseguito il Papa a braccio, «non sanno cosa fanno, talvolta fanno un disegno che non è il segno della croce. Per favore, mamme papà nonni insegnate ai bambini dall’inizio, da piccolini a fare bene il segno della croce, spiegando che è come avere la protezione la croce di Gesù».

Quando il sacerdote arriva all’altare, ha proseguito Jorge Mario Bergoglio, lo incensa «perché l’altare è figura di Cristo, quando noi guardiamo l’altare guardiamo dove è Cristo. Questi gesti, che rischiano di passare inosservati – ha notato Francesco – sono molto significativi, perché esprimono fin dall’inizio che la Messa è un incontro di amore con Cristo», e «la comunità è attorno all’altare che è Cristo, non per guardarsi la faccia ma per guardare Cristo, che è al centro della comunità». Sempre all’inizio della messa, il sacerdote «rivolge il saluto liturgico con l’espressione: “Il Signore sia con voi” o un’altra simile, e l’assemblea risponde: “E con il tuo spirito”, in dialogo. Siamo all’inizio della messa e dobbiamo pensare al significato di tutti questi gesti e parole.

Stiamo entrando in una “sinfonia”, nella quale risuonano varie tonalità di voci, compreso tempi di silenzio, in vista di creare l’“accordo” tra tutti i partecipanti, cioè di riconoscersi animati da un unico Spirito e per un medesimo fine». Si esprime così «la comune fede e il desiderio vicendevole di stare con il Signore e di vivere l’unità con tutta la comunità», ha detto il Papa, «e questa sinfonia orante che si sta creando presenta subito un momento molto toccante, perché chi presiede invita tutti a riconoscere i propri peccati. Tutti siamo peccatori… forse – ha domandato il Papa ai fedeli – qualcuno di voi non è peccatore, se qualcuno non è peccatore alzi la mano: non ci sono mani alzate, bene, avete buona fede».

Francesco ha concluso la catechesi ripromettendosi di proseguire la prossima catechesi dall’atto penitenziale, «andiamo passo passo nella spiegazione della messa», ha detto: «Ma mi raccomando, insegnate bene ai bambini a fare il segno della croce!».

2018 02 SegnoDellaCroce2Storia e significati del Segno della croce

Cosa sappiamo del segno della croce?

Significato

 È un gesto importante nella Chiesa Cattolica Romana ma è praticato anche tra i greco-ortodossi e gli episcopaliani. La sua forma serve a ricordare la croce di Cristo ed è considerato anche come la rappresentazione della Trinità: Padre, Figlio e Spirito Santo. Tutta la vita cristiana è racchiusa nel segno di croce: ha inizio con il segno di croce del Battesimo e termina sulla terra con il segno di croce della sepoltura.

Come si fa

In origine si tracciava una piccola croce, fatta con il pollice o con un altro dito della mano, in genere sulla fronte, a volte su altre parti del viso, e poi del corpo. Verso il X secolo nella liturgia venne introdotto il “grande segno della croce” che si traccia portando la mano destra alla fronte, poi al petto e infine alle spalle. Il gesto viene spesso accompagnato da una formula di preghiera: «Nel nome del Padre (testa), del Figlio (petto) e dello Spirito Santo (spalle), Amen (mani giunte sul petto)».

Una vittoria contro la paura, professione di fede

Le ragioni e le occasioni per fare il segno della croce sono molteplici. È una professione di fede, un rinnovamento del battesimo, un segno che si è discepoli di Cristo.

Significa l’accettazione della sofferenza e una vittoria sull’autoindulgenza, cioè verso difetti come la rabbia o la paura. È nato come gesto e momento personale.

Le origini

Le prime testimonianze dell’uso del segno della croce risalgono all’epoca dei padri e si riferiscono al piccolo segno di croce, l’unico allora in uso. Tertulliano, autore che visse tra il II e il III secolo, parla di un uso personale e diffuso di questo gesto: «Se ci mettiamo in cammino, se usciamo od entriamo, se ci vestiamo, se ci laviamo o andiamo a mensa, a letto, se ci poniamo a sedere, in queste e in tutte le nostre azioni ci segniamo la fronte col segno di croce» (La corona dei soldati, III,4).

Poco più tardi compaiono le prime testimonianze liturgiche del gesto.

L’uso di segnarsi anche il petto risale al V secolo nell’Oriente cristiano (influenzando poi il rituale romano), dove lungo il VI secolo nasce anche l’uso di segnarsi con tre o due dita aperte, tenendo le altre chiuse, a seconda se si voleva sottolineare la fede nella Trinità (tre dita aperte) o in Cristo, vero Dio e vero uomo (due dita aperte).

Invece gli ortodossi...

Perché i cristiani ortodossi lo fanno in modo diverso? Contrariamente ai cattolici, gli ortodossi prima della fronte toccano la spalla destra e poi quella sinistra.

Il pollice, l’indice e il medio si uniscono, mentre anulare e mignolo si tengono piatti sul palmo della mano.

Le tre dita insieme rappresentano la Santissima trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, mentre le due dita nel palmo rappresentano le due nature di Cristo. Toccare prima la fronte e poi il petto rappresenta la parte verticale della croce. L’atto di “Posizionamento della croce su se stessi” è una vera e propria richiesta di una benedizione da parte di Dio. Gli ortodossi fanno il segno della croce da destra a sinistra per rispecchiare i gesti del sacerdote quando li benedice.

…E i protestanti?

Perché i cristiani protestanti non fanno il segno della croce? Perché i protestanti hanno considerato il segno della croce come una tradizione che non trovava alcun sostegno né alcuna citazione nella Scrittura, ma solo nell’uso personale avvenuto in età successiva. Pertanto il segno della croce è stato perlopiù abbandonato.


Articolo pubblicato sul mensile insieme di febbraio 2018.