2018 03 RiconciliazioneLa Parola di Dio e la preghiera sincera aiutano a riconoscere le proprie mancanze.

È importante non crederci autosufficienti

La perdita del senso del peccato è alla base non solo della crisi che attraversa il sacramento della penitenza, ma di una crisi molto più estesa e profonda che interessa tutta la vita cristiana.

Non riconoscersi peccatori è perdere il realismo più elementare nella vita cristiana.

Credere che la gente abbia smesso di confessarsi perché c’è molta più santità è un’enorme ingenuità.

Curiosamente, i santi sono sempre stati quelli che si sono riconosciuti più peccatori. 

È una questione molto importante, tanto che è stata esposta in modo esplicito da papa Francesco nel suo eccellente libro Il nome di Dio è Misericordia, la cui lettura fa comprendere a fondo il sacramento della confessione.

Cito il pontefice quando gli viene chiesto come riusciamo a riconoscerci peccatori e cosa direbbe a chi non si sente tale.

Dice papa Francesco: “Gli consiglierei di chiedere questa grazia! Sì, perché anche riconoscersi peccatori è una grazia. È una grazia che ti viene donata. Senza la grazia, al massimo si può arrivare a dire: sono limitato, ho i miei limiti, questi sono i miei sbagli. Ma riconoscersi peccatori è un’altra cosa. Significa mettersi davanti a Dio, che è il nostro tutto, presentandogli noi stessi, cioè il nostro niente. Le nostre miserie, i nostri peccati. È davvero una grazia che si deve chiedere”.

In effetti, è una grazia che ci giunge ordinariamente attraverso l’ascolto della Parola di Dio e la preghiera sincera.

Papa Francesco dice anche: “La misericordia c’è, ma se tu non vuoi riceverla… Se non ti riconosci peccatore vuol dire che non la vuoi ricevere, vuol dire che non ne senti il bisogno… È importante non crederci autosufficienti”.


Articolo pubblicato sul mensile insieme di marzo 2018.