2018 03 PasquaUn tempo al suono delle campane di Pasqua, le mamme bagnavano gli occhi dei loro bambini. Il significato del gesto non è difficile da comprendere: la Risurrezione di Gesù introduce
una tale novità nella Storia, che è necessario uno sguardo nuovo. Occorrono occhi rifatti a nuovo. La novità è uno dei criteri decisivi di questo tempo; innovazione è una delle parole d’ordine che apre la strada al superamento della crisi di questi anni. Insieme a questo criterio, ve ne è un altro altrettanto decisivo: la velocità.

Forse questo è ancor più caratteristico dell’epoca che viviamo e determina in modo impressionante i comportamenti e le scelte. Lo sviluppo tecnico e scientifico, in ogni ambito di vita, sembra essere il motore sempre più potente di ogni cambiamento e della velocità con cui avviene.

Bisogna riconoscere che tutto questo ha portato e porterà indubbi miglioramenti alla vita dell’uomo, ma nello stesso tempo introduce a questioni inedite e spesso radicali di fronte alle quali avvertiamo atteggiamenti e sentimenti molto diversi: dalla paura al senso di precarietà esistenziale, dall’entusiasmo al tentativo non facile di comprendere e governare il cambiamento stesso.

Celebrare la Pasqua, per i cristiani, significa ritornare alla sorgente della vita, ritornare al principio. Non si tratta di tornare al passato, di tornare indietro, ma di andare in profondità, di esplorare le fondamenta, di ritrovare la freschezza di un inizio.

Non stiamo parlando di un’idea o di un insieme di valori, ma di un dono, di un’esperienza viva, di un incontro decisivo. È quella possibilità, che non può esser ridotta a suggestione, di proclamare: «Cristo è risorto» e di rispondere personalmente e come comunità: «È veramente risorto».

Molti pensano che il cristianesimo appartenga al passato, come se avesse perduto qualsiasi possibilità di dire una parola accettabile all’uomo contemporaneo. La Pasqua di Risurrezione rappresenta, per coloro che credono, la sorgente di ogni autentico rinnovamento e il criterio che illumina lo spessore autenticamente umano di ogni cambiamento.

È la luce non abbagliante che si propone non solo per illuminare la via, ma per dischiudere gli occhi sulla bontà della via da percorrere. «Il cristianesimo non nega il dolore, ma ne dice il senso; non cancella la morte, ma ne relativizza il potere, non contrasta l’impegno dell’uomo, ma lo promuove illuminandolo».

L’annuncio della Risurrezione non è imbonimento rassicurante, non è alibi alla responsabilità di ciascuno e neppure pesante limitazione alla libertà dell’uomo: è esattamente il contrario. È luce per cogliere il senso decisamente umano di ogni conquista e di ogni sconfitta, è alimentazione di una responsabilità che abbracci ogni uomo e tutto l’uomo, è alimento di una libertà che diventa impegno quotidiano di liberazione da ogni male, da ogni ingiustizia, da ogni egoismo.

Per un cristiano non c’è Pasqua se non c’è rinnovamento e il principio di questa novità è il dono di Dio, della sua vita, della sua amicizia.


Articolo pubblicato sul mensile insieme di marzo 2018.