2018 03 BambiniGuerra1Milioni di minori sono direttamente colpiti da guerre e conflitti armati.

Vengono feriti o uccisi, separati dalle loro famiglie e costretti ad assistere a scene di violenza inaudita. Nella maggior parte delle situazioni belliche, avvengono inoltre rapimenti, stupri e
sfruttamento di bambini come soldati.

La situazione

Per i bambini, la guerra è una catastrofe particolarmente tragica, perché li obbliga ad abbandonare casa, distrugge le scuole e i centri sanitari, sconquassa l’ambiente che li protegge.

Gli aguzzini prendono facilmente il sopravvento con atti brutali di sfruttamento, abusi sistematici e violenza.

Anche anni dopo la fine di un conflitto, l’infanzia soffre di ferite psichiche, cattivo sostentamento e mancanza di prospettive. Il pericolo delle mine antiuomo e delle munizioni inesplose rimane sempre in agguato.

– Bambini soldato: reclutati a forza o adescati con vane promesse, nel mondo decine di migliaia di bambini vengono sfruttati come soldati e costretti a uccidere. Molti perdono ogni contatto con la famiglia per anni.

Traumatizzati, quando tornano finalmente alla vita civile, fanno grande fatica a reintegrarsi, spesso non trovano più nessun parente, vengono respinti dalla comunità che li considera assassini e, disperati e impauriti, in molti casi tornano nei gruppi armati oppure finiscono sulla strada.

– Violenza sessuale: nei conflitti armati, vengono violentate sistematicamente o contagiate intenzionalmente con l’HIV anche bambine ancora piccole, spesso sotto gli occhi dei loro cari. Chi conduce le guerre riesce così a demoralizzare o distruggere intere famiglie e comunità. Di continuo, donne e ragazze vengono rapite, sottoposte ad abusi e schiavizzate per molto tempo. Molte di loro non tornano mai più a casa.

– Bambini non accompagnati e orfani: nelle guerre, numerosi bambini vengono separati dai loro genitori oppure restano orfani. Senza la protezione degli adulti, sono facili vittime di violenze e abusi. Molti orfani, soprattutto bambine, devono assumersi la responsabilità dei loro fratelli e così rinunciare ad andare a scuola.

– Mine e munizioni a grappolo: milioni di mine antiuomo e di bombe a grappolo inesplose costituiscono una minaccia quotidiana per l’infanzia. Anche lo sviluppo di un paese viene pregiudicato a causa di questa pericolosa eredità delle guerre.

– Scuole chiuse: a causa dei continui scontri le scuole chiudono per mesi, mancano gli insegnanti e i genitori tengono i figli a casa perché temono per la loro incolumità. Nei periodi di guerra, gli edifici scolastici sono inoltre sovente utilizzati come alloggi per le truppe o per i profughi interni. Conclusa la pace, può volerci ancora moltissimo tempo prima che il sistema scolastico torni alla normalità.

Siria, sempre più bambini uccisi

Dichiarazione di Fran Equiza, Rappresentante UNICEF in Siria, 26 gennaio 2018.

Lo spaventoso numero di bambini uccisi in Siria nelle ultime settimane di gennaio è aumentato di giorno in giorno, visto l’acuirsi delle violenze in diverse aree in tutto il paese.

L’UNICEF ha ricevuto notizie allarmanti, secondo cui almeno 11 bambini sarebbero stati uccisi e molti altri feriti a causa delle violenze in corso nel distretto di Afrin, in Sira nord-occidentale.

Vicino a Idlib, sembra che la settimana scorsa almeno 9 bambini siano stati uccisi durante attacchi alle città di Saraqab e Khan Shaykhoun.

A Damasco, 3 bambini sono stati uccisi in un attacco nell’area di Bab Touma nella Città Vecchia. Stando alle notizie, l’attacco del 22 gennaio, il più duro su Damasco in diverse settimane, è avvenuto mentre i bambini stavano uscendo da scuola.

Ad Afrin, le famiglie stanno fuggendo in altre aree del distretto in cerca di protezione nei campi già sovraffollati, dove sono presenti oltre 125’000 persone sfollate precedentemente che vivono in condizioni molto difficili,esposte al rigido clima invernale.

Alle persone che stanno cercando di lasciare l’area in cerca di un luogo sicuro sarebbe stato impedito di lasciare Afrin. Secondo le notizie che ci arrivano, le violenze sono così feroci che le famiglie rimangono confinate nei seminterrati degli edifici. La maggior parte dei negozi sono chiusi e i servizi di protezione dei bambini supportati dall’UNICEF, compreso uno spazio a misura di bambino e le attività di sostegno psicosociale, sono stati sospesi.

Le guerre hanno delle leggi e queste leggi vengono infrante ogni giorno in Siria. Ancora una volta, l’UNICEF ricorda a tutte le parti coinvolte nel conflitto il loro obbligo di proteggere I bambini in ogni momento.

Le parti coinvolte nel conflitto devono anche garantire passaggi sicuri a tutte le persone che desiderano lasciare le aree sotto attacco perché hanno paura per la loro sicurezza.

Dopo circa 7 anni di conflitto, i bambini continuano ad essere quelli più duramente colpiti da distruzione, sfollamenti e morti senza precedenti. Hanno perso la vita, le case e l’infanzia. Quando è troppo è troppo.

2018 03 BambiniGuerra2Repubblica Democratica del Congo, 800 mila bimbi sfollati a causa delle violenze

L’allarme è stato lanciato da UNICEF che parla, facendo un drammatico bilancio del 2017, anche di 800 casi di abusi sessuali e di 3mila minori reclutati dalle milizie. “È una situazione semplicemente brutale la cui fine sembra ancora lontana”, ha sottolineato Tajudeen Oyewale, rappresentante dell’associazione nel Paese. Secondo l’UNICEF, almeno 1,3 milioni di persone, fra cui oltre 800’000 bambini, sono sfollati nel 2017 a causa di violenza interetnica e scontri fra l’esercito regolare, le milizie e i gruppi armati nelle province di Tanganyika e Kivu Sud, nella Repubblica Democratica del Congo orientale. In tutto il paese si sta verificando una delle crisi di sfollati più grandi al mondo per I bambini.

“I bambini nella Repubblica Democratica del Congo orientale continuano a subire conseguenze devastanti mentre ondate di violenza destabilizzano la regione”, ha dichiarato il dott. Tajudeen Oyewale, Rappresentante pro-tempore dell’UNICEF nella Repubblica Democratica del Congo. «Centinaia di migliaia di bambini nella regione non hanno più accesso ad assistenza sanitaria e istruzione, mentre molti hanno subito atrocità per mano dei combattenti. È una situazione semplicemente brutale per i bambini, e la fine sembra ancora lontana».

I bambini nella Repubblica Democratica del Congo orientale sono anche stati vittime di abusi sessuali e reclutati per combattere. L’UNICEF e i suoi partner hanno identificato oltre 800 casi di abusi sessuali, sebbene la vera portata del fenomeno contro i bambini sembri essere molto maggiore. Gli ultimi dati evidenziano che oltre 3.000 bambini sono stati reclutati dalle milizie e dai gruppi armati negli anni passati.

L’UNICEF è profondamente preoccupato per l’impatto che i combattimenti hanno avuto sulla salute e sul benessere alimentare dei bambini. Molti centri medici non sono più operativi e il rischio di insicurezza alimentare si è acuito, mentre le violenze hanno impedito a molte persone di lavorare nei campi per coltivare la terra. La possibilità che migliaia di bambini possano soffrire di malnutrizione a causa della mancanza di cibo è molto concreta.

Ciò va ad aggiungersi alle epidemie di malattie sia a Kivu Sud sia a Tangyanika. Nel 2017, le due province hanno registrato 18’250 casi di sospetto colera, un numero duplicato rispetto al 2016, e 18’000 casi di sospetto morbillo.

Come parte del suo programma di risposta di emergenza a Tanganyika e Kivu Sud, l’UNICEF sta fornendo supporto multisettoriale alla popolazione sfollata, fra cui: vaccinazione dei bambini contro il morbillo; prevenzione e cura del colera; assistenza ai bambini malnutriti; distribuzione di kit scolastici e formazione di insegnanti all’educazione alla pace; protezione, cura e supporto psicologico per i bambini colpiti da violenza e a quelli feriti o non accompagnati.

L’UNICEF continua a chiedere a tutte le parti in conflitto di garantire accesso umanitario alle persone che hanno bisogno urgente di assistenza.

Per portare assistenza ai bambini colpiti dalla crisi nelle province di Tanganyika e Kivu Sud, l’UNICEF ha lanciato un appello di 65 milioni di dollari in supporto ai suoi programmi di risposta per i prossimi sei mesi.


Articolo pubblicato sul mensile insieme di marzo 2018.