2018 04 sartori1Sono entrato nel suo laboratorio in punta di piedi, con la curiosità di un bambino che sa che sta per accadere qualcosa di magico. Mi ha accolto Vania, sua figlia, che ormai da vari anni porta avanti il laboratorio di famiglia, ma subito dietro di lei c’era lui, Cesare Sartori.

Classe 1930, Cesare si presenta con la sua umiltà e semplicità, ma bastano pochi minuti e sembra di conoscerlo da una vita. La parola non gli manca e io improvvisamente mi sono sentito come il nipote in ascolto delle storie del nonno, mentre camminavamo nel suo laboratorio, tra vasi, quadri, calici, piatti e tutto un mondo astratto, in cui c’è bisogno di un navigatore per orientarsi e per decifrare quei colori, quelle forme, quelle intuizioni. Cesare aveva voglia di raccontarsi. Faceva parte di una schiera di artisti che ha segnato un’epoca, quella dei maestri ceramisti, che sono partiti dal Veneto e hanno fatto scuola non solo in Italia, ma in tutto il mondo. Erano gli anni cinquanta, anni d’oro, perché la ceramica era più che un mercato, era soprattutto riscatto, creazione e fantasia. Siamo nel dopoguerra e c’era voglia di ricominciare.

2018 04 sartori2L’arte fu come una finestra su un nuovo mondo, ancora da costruire.

Davanti ai grigi scenari delle rovine dei combattimenti, l’arte divenne una pennellata di bellezza. In quegli anni si poteva sperimentare e Cesare Sartori fu maestro dell’astrattismo. Poi arrivarono gli anni ’60, quando Cesare decise di mettersi in proprio e di aprire un suo laboratorio. Fu proprio in quel periodo che Padre Rino, fondatore e costruttore della nostra Missione di Berna, contattò una serie di artigiani vicentini, coordinati dalla Camera di Commercio di Vicenza, per la realizzazione di alcune opere d’arte presenti nella nostra Chiesa. A Cesare fu affidata la Via Crucis: 14 pannelli in ceramica, che, insieme alle altre opere, arricchì la nostra Chiesa di arte e di fede.

Cesare ricorda ancora quegli anni e ricorda di aver partecipato alla cerimonia di consacrazione della Chiesa.

2018 04 sartori3Nel pannello della quinta Stazione potete leggere le iniziali della ditta per cui lavorava (SICART) e il suo nome. Dettagli importanti, che ci hanno permesso di rintracciarlo e di avere
l’onore di conoscere un grande artista, di quelli che non vanno mai in pensione, perché, anche se è Vania che porta avanti il laboratorio e le attività, Cesare ha ancora il suo tavolo da lavoro. Ogni giorno, mi raccontava la figlia, scende per disegnare, dipingere… e continuare a creare. Caro Cesare, un grazie di cuore a nome di tutti i parrocchiani della Missione di Berna.

p. Antonio


Articolo pubblicato sul mensile insieme di aprile 2018.