2018 04 elefantierba1Un giovedì di qualche mese fa è arrivato nel nostro centro nutrizionale, Luis Marcelino con la sua mamma.

Marcelino, che da tempo frequenta il nostro centro aveva un sorriso particolarmente debole ed in pochi minuti abbiamo capito che aveva una fortissima anemia. Abbiamo cercato di mandarlo al posto di salute di Maratane ma, come molte volte, è stato mandato a casa senza niente ed è stato detto alla madre di dargli da mangiare uova e foglie di mandioca. Così abbiamo deciso di portarlo in un altro ospedale in città dove lavora da tempo una suora comboniana. Lì sono stati fatti subito degli esami e dopo aver visto che il valore dell’emoglobina era a 3, è stato deciso di fare una trasfusione, chiaramente urgente. La mamma di Marcelino, come accompagnante non la poteva fare, inoltre le sue condizioni non glielo avrebbero permesso: una donnina minuta di 30 kg. Anche avvisare la famiglia era impossibile in quanto Amina, questo è il nome della mamma di Marcelino, cammina circa due ore e mezza per venire al nostro centro e non ha il cellulare. Le comunicazioni quando devono arrivare arrivano, ma non con i nostri tempi europei. Così, per velocizzare, uno dei nostri collaboratori che aveva il gruppo sanguigno compatibile ha fatto la donazione per Marcelino: tempo qualche giorno e il nostro bambino si era ripreso.

E da quel momento ad oggi quando Amina torna al centro non viene mai a mani vuote. Una volta porta una gallina, una volta dei fagioli, una volta un po’ di mandioca, tutto caricato elegantemente sulla testa.

Tutto questo aumenta di valore se vi racconto che in ospedale era venuta scalza in quanto le ciabatte sono superflue. O se vi mandassi una foto della capulana ormai senza quei colori vivi che le caratterizzano.

Questo è quello che contraddistingue la nostra gente, la riconoscenza invece che la rabbia. Il grazie a chi ha fatto qualcosa per loro, piuttosto che la rabbia verso chi non ha riconosciuto la malattia.

Giusto o sbagliato? Non lo so. Penso a quello che sarebbe potuto accadere in Italia; chiaramente una denuncia sarebbe stata fatta. E non solo.

Qui, purtroppo questo è un pensiero inconcepibile. Qui la gente accetta tutto in silenzio e ringrazia. Non vi racconto in che maniera è stato fatto il prelievo al bambino nell’ospedale che ha permesso la trasfusione, non mi sono girata dall’altra parte ma mi si è gelato il sangue.

Tutte le volte che mi imbatto in queste ingiustizie mi sento divisa. Da una parte, mi viene da protestare, denunciare e andare a fondo su ogni soldo che viene chiesto per salvare una vita, altrimenti la persona viene lasciata morire. Ed all’inizio facevo così. Ma se fossi andata avanti su questa strada avrei ottenuto molto poco per i bambini di Maratane.

Devo quindi sorvolare e far finta di niente, mandare giù i rospi del nervoso, quando ci riesco, e cercare, con delicatezza, di ottenere esami più specifici o ricoveri o altro. A volte questo lascia dentro tanta amarezza. In questa terra, purtroppo, non c’è tempo e non c’è spazio per arrabbiarsi contro queste ingiustizie. Perché finché si è intenti a questo, le persone possono morire. Quindi è meglio tornarsene a casa e tentare i metodi tradizionali. Il livello di istruzione nella nostra zona è molto basso, le scuole non funzionano, così come il comparto salute. Colpa di governi africani giovani, corrotti e di superpotenze sfacciate e troppo occupate a guardare sé stesse ed i propri interessi. Per non parlare di quanto ha lasciato (o forse meglio dire tolto) la colonizzazione portoghese.

2018 04 elefantierba2E come dice un proverbio africano “Quando gli elefanti lottano chi soffre è l’erba”.

Sarei ingiusta a dire che nessuno parla e nessuno si ribella. Proprio la città di Nampula ha avuto un esempio bello e pulito. Qualcuno che ha alzato la testa, e si è ribellato alla corruzione dei più forti. Si è unito a un partito nuovo e ha cominciato a fare il suo lavoro come sindaco. E nonostante minacce ed intimidazioni ha denunciato corruzione, ha incarcerato persone e ha lavorato per la città e per la gente. Le strade sistemate, un giardino pubblico, un mercato pulito e ordinato (che per la mia breve esperienza nelle città africane posso assicurarvi essere molto raro). Mahamudo Amurane faceva parte di un partito molto forte e ne è uscito. Alla domanda del capo di partito che gli ha chiesto “cosa ti mancava? Avevi tutto”. Ha risposto “Mi mancava la libertà”. Quest’uomo aveva parlato apertamente delle intimidazioni e delle cattiverie e bugie dette contro di lui. E aveva perdonato queste persone pubblicamente, rispondendo con dei documenti e fatture alle calunnie. E diceva di non avere paura. Amurane è stato ucciso il 4 ottobre 2017, il giorno in cui il Mozambico festeggiava i 25 anni dell’accordo di Pace. Una vera e propria esecuzione al momento del suo rientro a casa. Due uomini in moto gli hanno sparato. Subito dopo il suo assassinio ci sono state molte azioni per nascondere ed insabbiare ciò che era successo.

2018 04 elefantierba3Ma durante il funerale di Amurane i padri che hanno celebrato hanno indossato il colore rosso, che rappresenta il martirio.

Le prossime elezioni saranno a fine gennaio, ma le previsioni non sono così rosee. Quel che sappiamo è che un po’ alla volta qualcuno alza la testa. Poco importa se è stato ucciso. Come diceva Oscar Romero: “Se mi uccideranno risorgerò nel popolo”. Speriamo dunque che la nostra gente cominci per lo meno a vedere che la testa si può alzare!

Africa, chi crea la povertà: evasione fiscale, corruzione, regole del commercio e clima

L’Africa è un paese molto ricco e pieno di possibilità: dalle risorse naturali a una consistente forza lavoro giovane, dall’ampia biodiversità al potenziale di un vasto mercato interno.

L’economia del continente dovrebbe crescere con tassi annuali a due cifre, anziché con il 5 per cento attuale, eppure la maggior parte degli abitanti vive ancora in piena povertà.

Questa contraddizione dice chiaramente che l’Africa è impoverita, che c’è stata una sottrazione sistematica di ricchezza da parte dei Paesi industrializzati, per lo più ex imperi coloniali, a cui si aggiungono un’evasione fiscale dilagante, politiche commerciali penalizzanti, corruzione e costi ambientali di un modello di sviluppo a cui l’Africa non ha mai partecipato.


Articolo pubblicato sul mensile insieme di aprile 2018.