2018 09 zaino1Decido di partire lasciando la quotidianità che vivo a Berna. Quotidianità che questa città permette e offre di vivere un sicuro equilibrio sociale ed economico.

Un desiderio che nasce dal cuore, di abbandonare, per un periodo di tempo, tutta questa sobrietà per condividere da vicino le condizioni spiacevoli di persone alla ricerca di una vita dignitosa.

Ho voluto offrire parte di me prestando le mie attenzioni “a chi è nel bisogno”. Mi sono offerta volontaria rivolgendomi al nostro parroco p. Antonio da cui ho ricevuto le giuste indicazioni come approdare in questa missione tramite gli Scalabriniani.

Per meglio affrontare le sfide che avrei incontrato nel posto affidatomi (Messico) ho intrapreso il mio viaggio da “mochilera”, facendo tappa a Cuba per qualche settimana per migliorarmi nella lingua spagnola. Qui ho fatto esperienza di accoglienza, tema di molta attualità nella nostra Europa.

Ho conosciuto subito una famiglia cubana, che mi ha accolta e ospitata offrendo e condividendo nella loro palese povertà ciò che conta, le giuste attenzioni che fanno tanto bene al cuore. Ho trascorso con loro la festività del Natale, una ricorrenza dove conta più lo stare insieme che le grandi tavolate.

Senza dimenticare Dio, continua presenza e motivo di ringraziamento per ogni piccola cosa, abbiamo ballato, cantato e brindato. Dopo un mese di permanenza a Cuba il mio viaggio riprende per Nuevo Laredo (Messico) zona frontaliera con gli Stati Uniti (Texas) e destinazione affidatami per prestare il mio servizio. Qui gran parte di Latinoamericani, e tra loro anche molti africani, cercano di attraversare la frontiera con quel poco che gli rimane, inseguendo il così detto “sogno americano”, sperando in una vita migliore, senza dimenticare le famiglie e i paesi di provenienza dove la violenza, la povertà e la persecuzione sono all’ordine del giorno. Giunta nella “Casa del Migrante” (Nuevo Laredo), una casa di accoglienza dei Missionari Scalabriniani per offrire alloggio, cibo, vestiti, servizi medici e sostegno psicologico ai migranti, rifugiati e deportati, ho trascorso due mesi di servizio sostenendo uomini, donne, ragazzi e famiglie, che cercano con assoluto coraggio di migrare in America. Migranti che si avventurano con solo uno zaino e il poco denaro che possiedono in un viaggio infinito, e forse senza esito, facendo centinaia di chilometri a piedi attraversando foreste e deserti, rischiando la propria vita lanciandosi su treni già in cammino o usando mezzi pubblici, rischiando anche di essere sequestrati, con conseguente richiesta di riscatto alla famiglia e diventando spesso vittime di violenze, sparizioni o addirittura uccisioni.

2018 09 zaino2Non è da meno la situazione dei deportati. Sono persone emigrate negli Stati Uniti, dove vivono per lunghi anni senza documenti regolari. Per loro basta anche un piccolo reato, come un’infrazione alla guida, per essere arrestati e deportati in Messico o nel paese di origine, rinunciando al sogno finora realizzato. Un caso che più mi ha toccato il cuore è stato quello di una donna dall’Honduras, che in una gelida domenica di gennaio è giunta alla porta d’ingresso della Casa di accoglienza con cinque figli. Portava tra le braccia una neonata di due mesi avvolta in una coperta e due maschietti più grandi di otto e dieci anni che, con spalle curve appesantite dalla fatica del proprio zaino, aiutavano la mamma con gli altri due gemellini di 3 anni. Era una famiglia in fuga dalla violenza e persecuzione in Honduras. Il marito ne era rimasto vittima. Li abbiamo accolti offrendo loro vestiti e cibo caldo e una stanza famiglia dove alloggiare per qualche giorno, alleviando le fatiche di corpi esausti e sporchi, in attesa di trovare una soluzione per passare la frontiera. La donna aveva parenti negli Stati Uniti che le hanno procurato denaro per le spese burocratiche e, con l’aiuto di Padre Julio – direttore della Casa del Migrante –, nel giro di un mese siamo riusciti a richiedere i documenti che le servivano. La donna con i suoi cinque figli aveva vinto la sfida di attraversare la frontiera e poter raggiungere i propri famigliari.

2018 09 zaino3Al terminare dei miei due mesi nella Casa del Migrante ero molto incuriosita dal raggiungere il Guatemala, paese di provenienza dei migranti che avevo conosciuto. Il Guatemala è uno Stato del Centro America, caratterizzato da vulcani, foreste pluviali, una natura lussureggiante e gli antichi siti Maya. È un Paese molto religioso, dove particolarmente sentita e vissuta è la settimana santa (periodo in cui mi trovavo lì), durante la quale tutti si mobilitano per i festeggiamenti, tra canti, balli popolari e processioni. Viaggiando per una decina di giorni in autobus, ho visitato i posti più importanti e storici del Guatemala. Spostandomi da un posto all’altro mi sono trovata faccia a faccia più volte con la povertà, la violenza e le ingiustizie, causate da una politica corrotta. Da ciò ho compreso più a fondo le storie che mi hanno raccontato i migranti in Messico.

Il mio viaggio da migrante è terminato con l’ultima tappa verso la cosiddetta “Svizzera del Centro America”, il Costa Rica. Sono stati cinque mesi di arricchimento personale, vissuti tra le tante sfaccettature che possono offrire paesi e culture diverse dal nostro. Il comune denominatore tra tutti noi, “Popolo di Dio”, resta comunque la giusta “accoglienza”, sia questa rivolta a gente comune che, come me, ha trovato in questo viaggio sempre l’appoggio ed il sostegno di qualcuno per non sentirsi mai smarriti, sia quella rivolta ai profughi che intraprendono il viaggio sui gommoni, mettendo a repentaglio la propria vita.


Articolo pubblicato sul mensile insieme di settembre 2018.