2018 12 Cristodaaccogliere2Meditazione sul Natale

Dio si serve della storia degli uomini per scrivere la propria storia di salvezza. Luca ricorda infatti come Cesare Augusto avesse ordinato un censimento per conoscere e controllare tutte le genti che gli erano sottomesse (Lc 2,1). Ebbene, nelle mani di Dio quel decreto diventa strumento favorevole per spingere la storia al punto più alto.

Per Lui, ormai il tempo era giunto al culmine (Gal 4,4), era cioè pronto per ricevere suo Figlio. Grazie all’ordine imperiale, Giuseppe di Nazaret sarebbe infatti ritornato a Betlemme, la città del re Davide, dove, secondo la profezia (Mi 5,1), sarebbe dovuto nascere il Messia.

È a Betlemme che per Maria si compirono i giorni del parto (Lc 2,6).

Betlemme, toponimo il cui significato è «casa del pane», è la cittadina da dove è venuto nel mondo Gesù, il Pane di vita. Nascendo, egli si mette tutto nelle nostre mani, si rende disponibile a noi che abbiamo bisogno di Lui, Pane santo di vita eterna, per poter camminare nella nostra quotidiana esistenza.

Gesti profetici e risposte semplici

Luca narra di come il bambino Gesù sia stato accolto da Maria, che lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia. Ci sono forse dei gesti più naturali e capaci di esprimere affetto? Eppure essi sono anche altamente profetici di altre azioni straordinariamente simili, che sarebbero state compiute per Gesù: Giuseppe di Arimatea avrebbe ugualmente deposto il corpo di Gesù nella tomba dopo averlo avvolto in fasce (Lc 23,53). Secondo il bellissimo progetto iconografico dell’icona bizantina del Natale, anche la mangiatoia, “scritta” nella forma di un sarcofago, rimanda alla tomba dove il Signore fu deposto avvolto nelle fasce del lenzuolo funebre. Ci si chiederà perché mai si siano lanciate ombre oscure su di un evento tanto luminoso come quello del Natale?

È l’Evangelista a tessere questi rapporti tra i due momenti cardine della salvezza, per insegnarci subito che Dio venuto come uomo, avrebbe dovuto offrire la sua stessa vita, come Pane spezzato, per ridarci salvezza.

Gesù nasce. Dio compie il suo passo decisivo verso noi. Ora spetterà a ciascuno accogliere il Salvatore.

La risposta dei pastori all’annuncio degli angeli diviene infatti esemplare delle nostre risposte (Lc 2,8). Per ben capire, abbiamo innanzitutto bisogno di sapere come fossero considerati i pastori nell’antichità giudaica.

Il trascorrere il proprio tempo tra gli animali, li rendeva una categoria di basso rango: a causa del loro lavoro, difficilmente avrebbero potuto infatti seguire fedelmente tutti i precetti della Legge.

Eppure è a loro, gli ultimi, i poveri, che in modo privilegiato è annunciata la nascita di Gesù. Il testo è bello ed incoraggiante, ma si fa ad un tempo provocante: soltanto le persone umili di cuore, le persone semplici e povere sanno rispondere e accogliere. Quei pastori diventeranno paradossalmente il gregge che il Buon Pastore guiderà e sfamerà donandosi come Pane di vita!

Gesti semplici e cose straordinarie

Il mistero si compie: nell’oscurità di una notte rischiarata da una luce improvvisa ed allietata da angelici canti mai prima uditi (Lc 2,9), Dio si manifesta apertamente al mondo. Gesù la luce del mondo è finalmente venuta ad illuminarci (Gv 1,9) perché noi non siamo più costretti a camminare nelle tenebre.

È il gioioso “oggi” di Dio (Lc 2,11) quello in cui Egli porta a termine la salvezza e continua a compierla: la presenza di Gesù è per tutta la storia, tutta la comprende e coinvolge, in ogni tempo, in ogni latitudine.

Il Padre ci dona il Figlio, perché la nostra vita sia posta continuamente sotto la sua benedizione. Dobbiamo sinceramente imparare a ringraziare per un dono del cui valore non saremo mai abbastanza coscienti.

Davanti alla grandezza della rivelazione, un segno è dato ai pastori (Lc 2,12): il Salvatore dovrà essere cercato nella povertà di una mangiatoia e nelle fasce, del tutto uguali a quelle in cui ogni altro bambino è avvolto.

Non è mai facile riconoscere i segni di Dio! Egli sceglie sempre la debolezza per parlarci di cose straordinarie, per darci annunci tanto attesi ed inauditi.

La nascita di Gesù nella povertà e nella precarietà è sfida aperta a cercarlo nelle cose semplici ed è ad un tempo richiamo contro la nostra ricerca di comodità, di certezze. Solo chi è disposto a cercare Gesù nella via stretta del Vangelo, nella debolezza e nella sobrietà della vita, lo troverà.

Ed ecco finalmente la risposta. Quei pastori colgono che nell’annuncio dato ci deve essere la promessa di un dono prezioso. Si fidano: vanno in fretta per vedere (Lc 2,15). È così che si accoglie il Signore: liberi da troppi indugi e reticenze. Cristo Signore ha bisogno di queste risposte ad imitazione dei pastori, di Maria, di Pietro, Andrea, Giacomo e Giovanni, i primi apostoli chiamati a seguire Gesù.

2018 12 Cristodaaccogliere1Gesti straordinari con un semplice “sì”

La ricerca è premiata: il dono prezioso è trovato, contemplato, accolto (v. 16). La ricerca è premiata: il dono prezioso è annunciato (v. 17). La gioia dei pastori è intrattenibile (v. 20): il Bambino che hanno incontrato e l’annuncio che essi hanno dato di Lui li riempie di gioia e di un’indicibile voglia di lodare Dio. È lo stesso atteggiamento che constatiamo anche nella nostra esperienza di fede e in quella di altri testimoni: chi incontra Dio non può tacerlo. Il Signore ti spinge a testimoniarlo e a rallegrarti di Lui.

Quanto sono preziose le espressioni con cui Luca, concludendo questa sua narrazione, scrive che Maria serbava ogni cosa meditandola nel suo cuore (Lc 2,19). Si tratta di una conclusione che invoca la nostra risposta di fede: davanti al Bambino di Betlemme il vero atteggiamento del credente è silenzio che permette la custodia e la meditazione.

Perché gli eventi non ci sfuggano senza segnarci il cuore. Maria in questo ci precede, insegnandoci a vivere costantemente attenti alla presenza del Signore e della sua parola; capaci di riconoscere la voce di Dio nei segni dei tempi.

Il fare di Maria ci insegna che per poter sinceramente accogliere il Signore, abbiamo bisogno di... disciplina spirituale.

In questo brano, ne è suggerita una segnata da quattro momenti, di cui il primo è la capacità di silenzio orante, condizione fondamentale per la nascita in noi di Gesù-Parola. La nostra vita è continuamente sottoposta ad ogni tipo di pressioni: sembra quasi che abbiamo paura della presenza di uno spazio vuoto.

Così facendo, non ci rendiamo neppure conto di perdere ciò che più conta, di perdere il vero contatto con la vita di Dio. Il secondo momento è l’ascolto della Parola che ci mette nella migliore situazione per andare incontro al Signore venuto ad incontrarci.

Il terzo consiste nell’affinare la capacità di riconoscere il Signore nei segni del quotidiano ordinario. Infine, è la gioia di poterlo annunciare a tutti mediante un’esistenza semplice e retta.

Abbiamo bisogno di curare il cuore: accogliere Gesù richiede vera disciplina spirituale. Questo non significa rendersi le cose più difficili, ma garantirsi la presenza di uno spazio interiore dove il Signore potrà toccarci con un amore che rinnoverà.


Articolo pubblicato sul mensile insieme di dicembre 2018.