2018 12 IntervistaCassis1Il 10 ottobre scorso, presso la Missione Cattolica di Berna, in una sala piena di interessati e curiosi, si è svolto l’incontro con il Consigliere Federale Ignazio Cassis, organizzato dal Corriere degli italiani, nell’ambito dei lunedì per l’italianità (eccezionalmente di mercoledì). Presenti l’Ambasciatore d’Italia Marco del Panta, Franco Narducci, Michele Schiavone.

Intervistatore e moderatore Maurizio Canetta, direttore della TSI.

È stata una serata interessante, vivace, partecipata, in cui abbiamo potuto conoscere e apprezzare Ignazio Cassis sia come persona, sia nel suo ruolo di Consigliere federale.

Proponiamo una sintesi della conversazione.

Ignazio Cassis è figlio di emigrati italiani provenienti da Luino, località a pochi chilometri dalla frontiera ticinese.

Per svolgere degnamente il suo incarico ha rinunciato, dopo lunga riflessione, alla cittadinanza italiana, perché un membro del governo è espressione dello Stato che rappresenta e non è perciò immaginabile una doppia nazionalità. La rinuncia alla cittadinanza non implica quella alla propria cultura, di cui il Consigliere va fiero.

Prima di rispondere alle domande dell’intervistatore, Cassis tiene a fare una precisazione, essendo stato chiamato ministro. In Svizzera, dice, non esiste la parola ministro, bensì la denominazione “Consigliere federale”. Nella concezione politica svizzera, infatti, il governo è Consiglio, in quanto consiglia il Parlamento, che fa le leggi e consiglia a sua volta la popolazione. È la democrazia diretta.

Quanto pesa, gli si chiede, un ruolo così importante sulla persona?

Pesa molto, è la risposta. Diventare Consigliere significa indossare l’abito dello Sato, annullare la persona privata; cambia la vita e la percezione di sé finché, alla fine del proprio mandato, si torna a cercare di essere quello che si era.

E Maurizio Canetta prosegue:

Sino ad ora Ignazio Cassis è stato il neofita del gruppo di governo, presto non lo sarà più. Cosa può cambiare nella gestione con l’entrata di due persone nuove?

Il non cambiamento, dice Cassis, è una fortuna, una garanzia di stabilità e sicurezza. La composizione personale degli esseri umani è molto importante: o si amano o si sopportano.

Ci sarà certamente un cambiamento degli equilibri, ma non di molto, tra destra e sinistra. Ciò che conta è la persona, con la sua competenza sociale, la sua emotività, la capacità di placare le tensioni. La coscienza del proprio ruolo rende capaci di cambiare rotta e dialogare in caso di contrasti. I compromessi sono frustranti, ma necessari.

E quando si ha a che fare con i grandi della terra, come il ministro degli esteri russo?

Non è stato facile, risponde il nostro, per un “giovane ministro” confrontarsi con un ministro potentissimo, vecchia volpe, rappresentante di una grande potenza.

È difficile dire “fuori tutte le spie”; bisogna farlo con un corretto linguaggio diplomatico. È un compito ingrato, ma fa parte del ruolo, a conoscenza di eventi intollerabili.

E Bruxelles, e l’Unione Europea?

La Svizzera non è parte dell’UE, ma è circondata da paesi membri con cui deve regolare i rapporti. Con questi paesi ha firmato dei contratti giuridici, gli accordi bilaterali. Sono necessari aggiornamenti, ma dopo quattro anni di negoziazioni, si vive una situazione di stanchezza e stallo.

L’accordo quadro istituzionale sembra ancora lontano, ma c’è una rinnovata volontà di arrivare a una soluzione. Si è vicino a capirsi tecnicamente, ma sul piano interno ci saranno certamente molte discussioni. Il 100% dei desiderata è irraggiungibile.

2018 12 IntervistaCassis2A questo punto è d’uopo la domanda inerente la democrazia diretta: è sempre un pregio?

Sì, risponde risoluto il Consigliere federale, anche se spesso i quesiti sono troppo difficili o troppo banali. La Svizzera funziona così; il popolo vuole dire la sua, in tutta libertà, su problemi grandi e piccoli. Basilare è l’autoregolazione sulle iniziative.

Si passa infine all’argomento: Italia-Svizzera, italiano e italianità.

L’accordo sulla tassazione dei frontalieri?

Si sarebbe dovuto già firmare due anni addietro, risponde Cassis; quando le cose invecchiano vanno ridiscusse. Ma, in un paese che cambia politicamente come l’Italia, questi non sono problemi importanti, come anche in Svizzera, se si esclude il Canton Ticino.

Quanta attenzione va data alle parole?

È necessaria un’attenzione infinita. Quando non si dice, si è massacrati dai media. Bisogna scegliere; le parole pesano molto più per un Consigliere che per un Parlamentare.

Qualsiasi parola è usata contro di sé: interpretazione, strumentalizzazione, contorni, colori. In ogni regione si versano fiumi di inchiostro per problemi che non interessano alle altre località.

L’accordo fiscale, con il rischio di doppia tassazione, va rivisto?

No, è la decisa risposta. Il mondo va verso una digitalizzazione sempre più completa. Ciò significa trasparenza e apertura. Ci sono voluti molti anni per arrivare allo scambio automatico delle informazioni, che porta tutto alla luce. Del resto, pagare le tasse è cosa normale.

La lingua e l’italianità: c’è stato un effetto Cassis sull’italianità e l’italiano?

“Parla, scrive, sogna in italiano”…C’è una dimensione irrazionale, un’emozionalità legata alla cultura che si rappresenta.

Chi sogna diversamente, come nel nostro caso i media svizzero-tedeschi o svizzero-francesi, fa fatica a comprenderci.

L’entrata in Consiglio federale di una persona che parla, scrive e sogna in italiano ha traghettato la legittimazione della lingua e cultura italiana; nel dipartimento si parla e scrive in italiano senza vergogna. Il governo comprende le tre culture. Non si poteva sperare di meglio.

Quanto all’ipotizzato attacco alla lingua italiana nelle scuole, Cassis parla piuttosto di disinteresse perché funzionalmente l’italiano aiuta meno di altre lingue. Chiaramente l’italiano resta la lingua della pancia e del cuore, ma l’inglese risponde meglio alle necessità.

Le norme e le ordinanze devono comunque essere rispettate al 100% e laddove ci siano irregolarità si interviene.

Una lingua resta viva per l’amore, la necessità, il piacere di chi la rappresenta. Il primo paese che Cassis ha scelto d visitare è stata l’Italia, proprio per affermare e aumentare la vicinanza tra Italia e Svizzera.

Ciò è difficile nel Canton Ticino, dove la cultura è uguale, ma c’è la necessità di differenziarsi.

Sui rapporti tra i due paesi, quanto pesa la nuova emigrazione?

Il numero degli italiani è cresciuto, con grande arrabbiatura del Ticino, preoccupato per la concorrenza. Gli italiani in Svizzera sono oggi molto più radicati e integrati e godono di una connotazione positiva. Possiamo vedere il bicchiere pieno per ¾. La cucina, la moda ecc. contribuiscono al mantenimento e alla diffusione della lingua. Non è vero che l’italiano in Svizzera sta morendo. Eravamo il 6% della popolazione, ora siamo l’8%; l’italianità è in aumento. All’intervista è seguito un vivace dibattito per approfondire le tematiche. Un grazie al Consigliere Cassis per la sua disponibilità e al Corriere degli Italiani, che ha organizzato la serata e alla MCLI di Berna che ha offerto l’ospitalità.


Articolo pubblicato sul mensile insieme di dicembre 2018.