Tra le varie tradizioni che accompagnano il Natale, quella più tipica – oltreché una delle più diffuse – è quella del presepio. La parola «presepio» deriva dal latino «praesepium» e significa «greppia», «mangiatoia»; evoca comunque un luogo racchiuso da un recinto. Essa è venuta ad indicare la rappresentazione della nascita di Gesù che si fa nelle chiese e nelle case, riproducendo, con figure formate di materiali vari e in un ambiente ricostruito più o meno realisticamente (talora anche anacronistico), le scene della Natività e dell’Adorazione dei Magi. Si escludono, perciò, le rappresentazioni in pittura.

2018 12 presepio1Il presepio di Greccio

Sebbene si tratti di una tradizione antichissima, che ha le sue origini nei riti di epoca romana con cui si celebravano gli antenati, si vuole come inventore del presepio San Francesco d’Assisi, che nel 1223 a Greccio, vedendo un bambino appena nato, ebbe l’idea di «rappresentare il bambino nato a Betlemme, e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia, e come giaceva sul fieno tra il bue e l’asinello», secondo la testimonianza di Tommaso da Celano, grande amico e primo biografo del Santo. In realtà, quella di San Francesco era una sacra rappresentazione, uno dei mezzi usati a quei tempi per rendere più comprensibile al popolo l’insegnamento religioso, più che un presepio come lo intendiamo noi.

La tradizione si fa popolare

Il più antico presepio di statue a noi conservato, seppure parzialmente (la Madonna col Bambino, per esempio, è cinquecentesca), è nel Museo Liberiano della Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma che, vantando anche le reliquie della Sacra Culla, fu detta «ad praesepem»: fu scolpito da Arnolfo di Cambio tra il 1290 e il 1292. In Italia, l’uso del presepio sembra essersi fatto popolare nella seconda metà del Quattrocento ed ebbe molta fortuna in Toscana e nell’Italia settentrionale.

Forse dalla Toscana l’uso del presepio si propagò nel Reame di Napoli, dove ne abbondano testimonianze scritte o monumentali sin dall’ultimo quarto del secolo. Importantissimo il presepio conservato almeno parzialmente a Napoli, in San Giovanni a Carbonara (1484), con figure di legno che rappresentano anche profeti e sibille.

Le composizioni più caratteristiche sono quelle (a Matera, ad Altamura, a Maiorca…) in forma di un monte con la spelonca della nascita, con i pastori, ed anche talvolta con la cavalcata dei Magi sopra il monte. Questo tipo di rappresentazione servì a moltiplicare le figure senza richiedere troppa profondità di spazio, e consentiva perciò di arricchire la rappresentazione di scene secondarie, facili a collocarsi isolate. La scena centrale, occupata dal Bambin Gesù, era circondata con ogni varietà di vita, per porre in contrasto l’umile nascita del Redentore e la magnificenza della vita mondana: già dal 1600, soprattutto a Napoli, a Genova e in Sicilia, attorno alla Sacra Famiglia si erano cominciati a posizionare molti altri personaggi con costumi ed ambientazioni contemporanee all’epoca di realizzazione dell’opera, cosicché ci si trova di fronte ad un vero e proprio squarcio di vita di eccezionale naturalismo e di affascinante bellezza, soprattutto per quanto riguarda la cura del particolare nei costumi e negli atteggiamenti. Il presepio napoletano, per esempio, inserisce nella scena popolani, osterie, commercianti e case tipiche dei borghi agricoli: il male è rappresentato nell’osteria e nei suoi avventori, mentre il personaggio di Ciccibacco, che porta il vino in un carretto con le botti, impersona il Diavolo; nel presepio bolognese troviamo come personaggi tipici la Meraviglia, il Dormiglione e la Curiosa.

Alcuni di questi presepi, visibili ancora oggi in musei italiani o stranieri, sono vere e proprie opere d’arte. I Sovrani di Napoli erano grandi appassionati del presepio, che costruivano con le proprie mani, e quando erano intenti a montarlo nessuno poteva disturbarli, per nessun motivo. Conseguenza e, in pari tempo, condizione dell’arricchirsi della composizione del presepio e della sua diffusione popolare, fu che le figure di legno, troppo costose, vennero sostituite molte volte da manichini rivestiti di stoffa e con le sole teste modellate in legno.

2018 12 presepio2Massima diffusione nel XVIII secolo

Nel Settecento il presepio ebbe la sua massima diffusione: mentre fino ad ora erano state quasi esclusivamente le famiglie nobili a dedicarsi a rappresentazioni della Natività, il presepio cominciò ad animare anche le case della borghesia e del popolo. Erano ovviamente i ricchi a fare sfoggio di tutta la magnificenza possibile: secondo il gusto del tempo, il presepio (a volte sotto forma di soprammobile o di cappella in miniatura) fu occasione di spettacolari composizioni scenografiche entro cui le singole figure destavano piuttosto la curiosità che la commozione. I nobili impegnavano per la sua realizzazione intere camere dei loro appartamenti, ricoprendo le statue di capi finissimi di tessuti pregiati e scintillanti gioielli autentici.

Portogallo, Spagna, Provenza, insieme a Genova e al Regno delle due Sicilie furono i luoghi di maggior sviluppo della tradizione.

Nei Paesi dell’America Latina il presepio si diffuse per merito dell’evangelizzazione da parte dei Gesuiti e dei sacerdoti portoghesi, spagnoli e francesi. In Africa, invece, i primi presepi erano fatti di gesso e furono portati dai missionari.

A Napoli si passò dal legno alla terracotta e ciò attirò nel campo del presepio scultori rinomati.

In Napoli tutto un artigianato di gioiellieri, orefici, costruttori di strumenti musicali, ceramisti, ceroplasti, intagliatori, si dedicava, con una pazienza da certosini e con un sentimento del vero che sbalordisce, alla produzione di presepi, col concorso delle regie fabbriche e manifatture, mentre nei monasteri, nella reggia, per mano della Regina stessa, si lavorava a confezionare vestitini, a ricamare stoffe, ad applicare trine; tutti, o quasi, gli scultori napoletani modellarono le terrecotte del presepio ravvivate da una tinta preziosa come lo smalto.

Con l’alba del secolo successivo finì la vera fioritura artistica del presepio a Napoli. Arte nata con la serenità del popolo, tra la sua felicità e per la sua spensieratezza, doveva aver fine con il finire di queste e cadere per motivi di ordine politico e sociale. Ci vollero quasi cent’anni perché riprendesse vigore.

In Sicilia, come a Napoli, lo sviluppo del produzione, meno eletta che a Napoli, si raccolse intorno a svariati centri, animata dall’opera di singoli artisti. Questi preferirono la terracotta interamente modellata e si spinsero nel cuore dell’Ottocento con un verismo un po’ crudo.

Oggi: il presepio nel mondo

Oggi la tradizione del presepio è diffusa in tutto il mondo e, fatti salvi gli elementi tradizionali, ogni popolo rappresenta Gesù e la Natività in modo differente: abbiamo così un Gesù cinese con gli occhi a mandorla, un Gesù eschimese che nasce in un igloo, un Gesù africano con la pelle color ebano; nei presepi fatti sulle montagne del Sud America, a scaldare Gesù, al posto del bue e dell’asinello, troviamo… due lama! In Ungheria, il presepio, o Betlemme, si costruisce in un cassa a forma di chiesa o stalla, trasportabile a mano, davanti alla quale arde costantemente una candela votiva. Il presepio russo è invece costruito su due piani: sul lato superiore viene riprodotto l’episodio della nascita di Gesù in una grotta; sul lato inferiore sono raffigurate scene umoristiche di vita quotidiana e popolare.

In Polonia, il presepio ha la forma di una cattedrale ricoperta di carta stagnola colorata e si compone di tre parti: una superiore dove gli angeli annunciano il tanto atteso evento della nascita di Gesù, una centrale in cui viene raffigurata la grotta con il bue e l’asinello, e infine una inferiore costituita da rappresentazioni di contadini polacchi insieme ai Magi.

In Italia, il presepio presenta ancora caratteri peculiari delle varie zone in cui è allestito: pastori in legno, in terracotta, quello in cartapesta e materiali più disparati con l’aggiunta di prodotti locali. In tutta Italia esistono poi tradizioni di rappresentazioni di presepi viventi.


Articolo pubblicato sul mensile insieme di dicembre 2018.