2019 03 storiaamorePer la festa della donna: un libro che parla di donne e di amore

Nel giorno della festa delle donne, mi piace proporre un libro che, attraverso storie di donne, parla dell’amore e vuole rispondere alla domanda: “L’amore salva”?

“Ogni storia è una storia d’amore di Alessandro D’Avenia non è un saggio e non è un romanzo, piuttosto una via di mezzo tra le due forme letterarie.

Per rispondere alla domanda iniziale l’autore propone, in forma epistolare, trentasei storie di donne, diversissime tra loro, ma accomunate dall’essere state compagne di vita di grandi artisti: muse, specchi della loro inquietudine, spesso esse stesse scrittrici, poetesse, pittrici, scultrici, devote compagne e assistenti o inquiete e incapaci di trovare pace.

In viaggio attraverso l’arte, la letteratura, la musica, lo scrittore insegue l’amore che salva dalla morte, che trasforma, rende grandi, fa storia e costruisce.

Trentasei vicende di amori felici e travagliati, di promesse eterne e tradimenti, di dedizione e sofferenza, di gioia e dolore, di amore e disamore sono unite da un filo rosso, ricco e mutevole: il mito di Orfeo ed Euridice, archetipo di ogni mito, perché contempla tutte le tappe di una storia d’amore. Orfeo ci insegna che nell’amore bisogna perdersi per ritrovarsi.

“Con questo libro”- così D’avenia - mi sono proposto di raccontare il genio specifico della donna e l’ho trovato nella sua capacità di dare la vita”. Ne risulta un inno al valore delle donne, alla loro forza che nasce dalla fragilità, alla loro voglia di vivere, alla loro incomparabile capacità d’amare, donandosi e donando.

Quelle descritte sono vicende diversissime, alcune di grande dolore, come quella di Elisabeth Siddal e Dante Gabriele Rossetti o di Caitlin e Dylan Thomas, altre tragiche, come l’amore tra Sivia Path e Ted Huges o di Jeanne e Amedeo Modigliani, ma anche bellissime come il lungo matrimonio di Giulietta Masina e Fellini.

Ho letto il libro due volte, mi ha conquistata; è un libro che richiama altri libri, sono storie da cui se ne dipanano altre. La bella copertina è annuncio di ciò. Non è una lettura facile per profondità di contenuti e ricchezza di espressione linguistica, ma ti cattura e una volta iniziata, vai fino in fondo.

Ho provato, di storia in storia, sentimenti diversi e contrastanti: commozione, tristezza, tenerezza, rabbia, fastidio, gioia, comprensione, solidarietà, empatia.

Ho ammirato Anna Dostoewskij, che con suo perdono ha salvato il marito dalla disperazione e dalla rovina; mi sono intenerita di fronte alla serena dedizione di Anna Magdalena Bach, che non si è sentita sminuita, ma ammaliata nel servizio; mi sono commossa di fronte alla caparbietà e alla capacità di cura di Tessa Gallagher, riuscita ad illuminare i giorni bui della malattia del suo amato Raymond Carver.

La disperazione di Jeanne Modigliani mi ha sconvolto, l’illusione d’amore di Fanny, compagna di Heats, mi ha insieme infastidita e impietosita.

Pochi gli amori felici. Gli amanti più egoisti sembrano essere i poeti, per i quali le donne sembrano solo pretesti, stimoli, specchio delle proprie aspirazioni.

Ci sono però anche storie rasserenanti: ad esempio Alma e Alfred Hitchcock, che dopo 54 anni di matrimonio ha reso pubblicamente merito alla moglie, dichiarando di dovere tutto a quatto persone, una montatrice, una sceneggiatrice, la mamma di sua figlia e una cuoca in grado di fare miracoli; tutte con lo stesso nome, Alma.

Di una dolce e quieta solidità la storia tra Edith e J.R.R Tolkien e tenerissima la storia di Giulietta Masina e Federico Fellini, scappati dai rispettivi ospedali per festeggiare i cinquant’anni di matrimonio.

Più di tutte mi è rimasto nel cuore il racconto forse letterariamente meglio riuscito: la vicenda di Nadežda Jakovlevna, moglie di Mandl’štam; per salvare dalla distruzione e affidare alla posterità i versi del marito, rinchiuso in un gulag, li imparò tutti a memoria, riuscendo nell’intento e facendosi “custode del destino di un altro”.


Articolo pubblicato sul mensile insieme di marzo 2019.