2019 04 Pasqua1Settimana Santa

“Lo spingeva amore e lui non si è mai fermato: Non ha ceduto ai consigli di chi gli era intorno, di chi gli voleva bene, i suoi. Loro a consigliargli cautela, in tutti i modi a fargli capire che nella vita c’è una misura. Non si è fermato, non si è ritratto” (Angelo Casati)

Didier Rimaud, gesuita, poeta e compositore francese, ci fa penetrare in questo grande mistero d’amore:

Non te ne andare giù nel giardino, Gesù mio Signore, non te ne andare giù nel giardino, prima dell’alba!

Se non me ne vado giù nel giardino a notte fonda, chi vi guiderà fino alle stelle del paradiso?

Sì, me ne andrò giù nel giardino a notte fonda.

Non farti legare quelle tue mani, Gesù mio Signore, non farti legare quelle tue mani, senza aprir bocca!

Se non mi faccio legare le mani come un bandito, chi distruggerà sbarre e prigioni di cui soffrite?

Sì, mi farò legare le mani come un bandito.

Non ti distendere su quella croce, Gesù mio Signore, non ti distendere su quella croce fino a morire!

Se non mi distendo su quella croce ad ali aperte, chi vi salverà da questo inferno a cui correte?

Sì, starò steso su quella croce ad ali aperte.

Non ti lasciare spaccare il cuore, Gesù mio Signore, non ti lasciare spaccare il cuore, da chi ti uccide!

Se non mi lascio spaccare il cuore come un melograno, chi vi laverà con acqua e sangue per farvi pure?

Sì, mi lascerò spaccare il mio cuore come un melograno.

Non farti chiudere in quella tomba, Gesù mio Signore, non farti chiudere in quella tomba che ti hanno aperto!

Se non mi chiudono in quella tomba come frumento, chi solleverà i vostri corpi freddi di morte?

Sì, starò chiuso in quella tomba ma per dormire.

Cristo è disceso giù nel giardino, alleluia!

Cristo si è fatto legare le mani, alleluia!

Cristo ha voluto soffrire la croce, alleluia!

Cristo ha voluto il cuore spaccato, alleluia!

Cristo è disceso giù nel giardino, alleluia!

Cristo ha dormito nella sua tomba, alleluia!

2019 04 Pasqua2La croce

Sulla croce di Gesù, il meccanismo dell’odio è definitivamente spezzato dall’amore, la maledizione della vendetta e del risentimento, a volte coltivate fino all’autodistruzione, è rovesciata in perdono e in possibilità perenne di rigenerazione e di bellezza. In quest’ora di silenzio e di contemplazione prolungata, chiediamo a Gesù che muore per noi la grazia di questa scoperta. “Accostiamoci…con piena fiducia al trono della grazia, così da essere aiutati nel momento opportuno”.

Non limitiamoci a piangere su noi stessi, a lamentarci della nostra meschinità o della nostra poca corrispondenza al suo amore, ma facciamoci interpreti di tutti i gemiti, di tutti gli aneliti, delle urla e degli strazi, che salgono dalla storia umana. Li vogliamo unire all’ultimo grido di Gesù in croce, perché su tutti e su tutto scenda l’abbondanza della benedizione, della consolazione e della pace divina.

Il sepolcro vuoto

La fede scatta quando c’è lo sguardo dell’amore. Non bastano i segni dell’assenza. La tomba vuota, i teli, le bende e il sudario per terra, occorrono gli occhi dell’amore per arrivare allo sguardo della fede. Maria Maddalene e Pietro fanno solo l’esperienza di un grande vuoto, l’esperienza di un’assenza. Vedono solo i segni dell’assente. Solo il discepolo che amava riesce a percepire che il Signore è risorto. È Pasqua. Il Vangelo ci indica un itinerario di fede. Ci descrive personaggi che vedono in modo differente l’uno dall’altro, anche a seconda della loro vicinanza alla tomba vuota. Ma poi ci dice che per credere bisogna avere gli occhi e lo sguardo dell’amore. Anche Maria Maddalena crederà, quando, incontrando nel giardino il Signore risorto, si sentirà chiamare per nome: Maria! Rabbunì, Maestro mio e cadendo in ginocchio lo riconoscerà.

2019 04 pasqua3Solo se ciascuno di noi si sentirà chiamato per nome, sarà Pasqua per lui.

Per fare Pasqua occorre lo sguardo dell’amore. Di questo abbiamo bisogno, ciascuno di noi personalmente. Ma anche socialmente. Mentre noi celebriamo la Pasqua, centinaia di profughi sfidano il mare e in tante nazioni il mondo continua a soffrire e a morire. C’è bisogno della novità della Pasqua, per non lasciarsi rubare la speranza, secondo l’invito e l’augurio di papa Francesco. C’è bisogno di giustizia, di rispetto, di libertà; c’è bisogno di Pasqua, se vogliamo che qualcosa cambi nella storia.

Pier Giacomo Grampa, Vescovo emerito di Lugano

Riconoscere il Maestro Risorto

Tommaso non era con gli altri apostoli quando venne Gesù; così non credette: Simpatico questo Tommaso. Mentre gli altri se ne stanno rinchiusi nel Cenacolo per timore dei Giudei, lui va tranquillamente per le strade e le piazze. Quando rientra la sua risposta è concreta: “Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mi amano nel suo fianco, io non credo”: È presente invece otto giorni dopo quando Gesù ritorna e la sua risposta è quella della fede: “Mio Signore e mio Dio!” Scrive l’evangelista: “Gesù gli disse: -Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!” (Giovanni 20, 29)

Il commento di Ermes Ronchi:

Non crede Tommaso neppure a dieci apostoli: “Non viene da voi la prova di cui ho bisogno. Io voglio sentire Cristo che tocca Lui la mia vita, Cristo che entra, apre, solleva e traccia strade. Non mi accontento di parole, ho bisogno si “sentire” Dio, di un Dio sensibile, udibile, visibile; non di un racconto ma di un avvenimento. Ho bisogno che la sua vita scuota la mia vita, e sentire che è per me, che è mio”.

Ed ecco che Tommaso non ricerca segni gloriosi o trionfalistici, ma vuole toccare le ferite vive e aperte della passione, rivedere il corpo dato, il sangue versato: lì è condensata l’essenza della fede. Finché non partecipi, finché non sei coinvolto nell’immenso gioco dell’amore e del dolore di Dio. Non puoi dire: io credo, Signore! “Metti qui il tuo dito, tendi la tua mano!”. Gesù si fa vicino, voce che non giudica ma incoraggia, e i segni dei chiodi sono a distanza di mano e di cuore: il risorto è il crocifisso. La Pasqua senza la croce è vuota. La croce, senza la Pasqua è cieca.

Tommaso si arrende a un crocifisso amore che accondiscende alla sua fatica di credere e consegna ancora il suo corpo; si arrende a quel foro nel fianco e neppure si dice che lo abbia toccato. Si arrende all’amore che ha scritto il suo racconto sul corpo di Gesù con l’alfabeto delle ferite.

A ciascuno di noi Gesù ripete: “guarda, stendi la mano, tocca le piaghe, ritorna ai giorni della croce; guarda a fondo, fino alla vertigine, in quei fori; porta i tuoi dubbi al legno della croce, troveranno risposta; non stancarti di ascoltare la passione di Dio”.

E Tommaso passa dall’incredulità all’estasi: “Mio Signore e mio Dio”. Voglio custodire in me questo aggettivo, come una riserva di coraggio per la mia fede: “Mio”. Mio, non di possesso, ma di appartenenza. Mio, in cui mi riconosco perché da lui sono riconosciuto.


Articolo pubblicato sul mensile insieme di aprile 2019.