2019 078 riconciliazione1Dal sacramento della Riconciliazione i cristiani scappano e si confessano sempre meno, perché lo ritengono scomodo e non riescono a coglierne la sostanza e la ricchezza.

Il nostro tempo è dominato dal relativismo e dalla mancanza di senso del peccato, perché si è perso il senso di Dio come punto di riferimento del nostro quotidiano agire.

Dio è visto come un essere lontano e astratto o come un giudice severo, pronto a punire. Come diceva Voltaire, “Dio ha creato l’uomo a sua immagine e l’uomo ha creato un dio a sua immagine”.

Il peccato ha le sue radici nella libertà umana e si esprime in un libero no all’amore di Dio.

Dio ha però manifestato la sua misericordia riconciliando a sé il mondo per mezzo di Gesù Cristo, che ha predicato l’amore, la conversione e ha guarito i mali del corpo e dello spirito.

Prima di salire al cielo ha conferito agli apostoli e ai loro successori i potere di rimettere i peccati: “Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi, a chi non li rimetterete saranno non rimessi”. (Gv 20, 22-23)

Il perdono e la riconciliazione ci vengono donati con il sacramento della Riconciliazione, detto anche della Confessione o della Penitenza, attraverso il sacerdote.

Il sacramento è un atto principalmente divino, è essenzialmente azione di Cristo e questa centralità di Cristo va riscoperta, al di là dei nostri peccati e della loro accusa, dell’ascolto che ne fa il sacerdote, del nostro pentimento.

Accostarsi al sacramento delle Riconciliazione è incontrarsi veramente e personalmente con Gesù, accogliere la sua potenza guaritrice, tornare con Lui al Padre, essere riconciliati col Padre per mezzo suo e essere ricreati dalla forza dello Spirito Santo.

2019 078 riconciliazione2La nostra responsabilità può sintetizzarsi nella parola conversione, che è rottura con il male.

Questo Gesù ci chiede e vuole e per questo si è incarnato e ha donato la sua vita. “Il tempo è compiuto, il regno di Dio è vicino. Convertitevi e credete al Vangelo”. (Mc 1, 5) “Non sono venuto per chiamare i giusti, ma i peccatori”. (Mt 9, 13)

In quest’ottica il sacramento della Riconciliazione appare un dono d’amore grande e gratuito alla nostra umana debolezza.

È Cristo che ci accoglie, che ascolta l’accusa delle nostre mancanze e le nostre parole di pentimento, che ci dona il suo perdono attraverso il sacerdote. Ne siamo certi: Lui ci ama e ci perdona sempre, perciò ci pentiamo e non il contrario. E non abbiamo più reticenza, vergogna o paura ad accostarci al confessionale, da cui ci allontaniamo in pace con Dio e con i fratelli.

All’amore di Gesù rispondiamo col nostro amore, con lo sforzo di essere concreti, costanti, coerenti, con la fiducia nella forza e nella vitalità dello Spirito Santo, con la volontà di riparare e fare il bene, verso una conversione vera e duratura e lo ringraziamo per averci donato, dopo il Battesimo, questa possibilità di rinascita.

“La Chiesa ha l’acqua e le lacrime: l’acqua del Battesimo e le lacrime della Penitenza”. (S. Ambrogio)

Se siamo consapevoli della nostra fragilità e ci sentiamo bisognosi della misericordia di Dio, incontrare Gesù nel sacramento della Riconciliazione diventa per noi un’esigenza interiore.

Vogliamo essere, per dirla con Pascal, “i giusti che si credono peccatori o i peccatori che si credono giusti?”.


Articolo pubblicato sul mensile insieme di luglio-agosto 2019.