2019 10 cattoliciriformati1Nel mese di luglio molti di noi erano in ferie, chi al mare, chi in montagna, chi altrove. Non potevamo certo tenere sott’occhio continuamente il cellulare o l’ipad per leggere il giornale online e tenerci aggiornati su quello che capitava a Berna. Eppure, proprio durante il periodo estivo – esattamente in luglio – è apparso sul Bund un articolo su un progetto di cui, forse, avete sentito già parlare. Nel quartiere Lorraine (quartiere Nord di Berna) si vorrebbero “fondere” le due comunità protestanti – Markus Kirche e Johannes Kirche – con quella cattolica di St. Marien per creare, in quest’ultima, un Centro ecumenico.

Il progetto è presentato come “innovativo”, acclamato dai fedeli delle tre comunità come la soluzione profetica per il momento presente e la risposta ai “segni dei tempi”, che cioè oggi non ha senso continuare a tenere delle comunità distinte quando le differenze tra cattolici e protestanti sono minime. Il progetto, lo si capisce anche se non è detto esplicitamente, nasce dalla crisi che queste comunità stanno vivendo, per cui si ritrovano con spazi vuoti e con personale in abbondanza per i pochi ormai praticanti. Dunque ai rispettivi responsabili la soluzione è sembrata semplice ed innovativa: fondere le comunità per avere un unico Centro ecumenico.

In una intervista rilasciata sempre al Bund, Andreas Nufer, pastore riformato della Heiliggeistkirche (vicino alla stazione) ha affermato che questo progetto è facile da realizzare perché, appunto, “Che si tratti della teologia, della pastorale, del lavoro giovanile, del lavoro per gli anziani o del lavoro sociale o di altri obiettivi e orientamenti da realizzare: è quasi tutto identico. E anche nelle funzioni religiose: cantiamo le stesse canzoni, abbiamo gli stessi organi e le stesse panche. Leggiamo gli stessi testi, recitiamo le stesse intercessioni e diciamo le stesse preghiere di ringraziamento”. Sembra, dunque, tutto semplice, perché è tutto qui.

Personalmente ho l’impressione che le cose non siano proprio così semplici. Le differenze tra cattolici e riformati ci sono e vanno conosciute, non con l’intento di distinguerci per separarci, ma di valorizzare la ricchezza che ciascuna confessione ha sviluppato nel tempo.

E’ opportuno non banalizzare la storia e la tradizione.

Personalmente sono edificato dalla centralità che dà la Chiesa riformata allo studio, alla meditazione e alla riflessione sulla Bibbia. Così come sono ammirato dai tanti progetti sociali che la Chiesa riformata porta avanti, espressione di una fede concreta, applicata nel quotidiano, che va oltre le liturgie.

2019 10 cattoliciriformati2 Detto questo, però, dobbiamo anche dirci quali sono le diversità e chiedere che vengano rispettate. Per esempio: tra cattolici e protestanti esiste una diversa concezione della S. Messa, in quanto per noi quel pezzo di pane consacrato è la presenza reale di Gesù, mentre per i protestanti è un pane benedetto. Inoltre, per i protestanti non c’è bisogno di una mediazione tra Dio e il popolo, ma esiste una relazione diretta, e dunque nella tradizione protestante i santi e la Madonna non hanno lo stesso significato (e ruolo) che nella Chiesa cattolica. Lo stesso dicasi per la mediazione rappresentata dai ministri che dispensano il perdono di Dio, tramite il sacramento della riconciliazione.

Un’ulteriore differenza che sottolineo è nel significato del sacramento del matrimonio: mentre per noi è un sigillo “finché morte non ci separi”, per i riformati è un legame che dura finché dura l’amore e quando questo termina il legame è sciolto.

Potremmo, infine, parlare della gerarchia e del sacerdozio.

Per noi il Papa e i vescovi rappresentano i pastori che guidano e uniscono le comunità cattoliche nel mondo, esprimendo la comunione di tutta la Chiesa cattolica, mentre la Chiesa protestante ha altre guide e ogni comunità è indipendente dalle altre (autocefala). Nella Chiesa cattolica – al momento – vengono consacrati solo gli uomini, perché continuano la tradizione degli apostoli, mentre nella Chiesa protestante non esistono i “sacerdoti o le sacerdotesse”, perché le guide, teologi e teologhe, anche sposati, hanno principalmente il compito di spiegare la Parola di Dio alla comunità e di coordinare la vita della comunità. Dunque è diverso sia il significato sia il ruolo che assumono nella comunità.

2019 10 cattoliciriformati3Quest’ultimo aspetto, insieme a quello della gerarchia, è quello più criticato anche da alcune teologhe cattoliche, che accusano di maschilismo e di abuso di potere la Chiesa cattolica “gestita dagli uomini”. Affermano che le donne nella Chiesa cattolica vengono discriminate perché “non possono occupare posti rilevanti nel governo”, quasi che la Chiesa fosse un’azienda con dei livelli di direzione da scalare. Papa Francesco ha aperto una riflessione sui ruoli e i ministeri delle donne nella Chiesa cattolica: vediamo dove ci condurrà questa riflessione.

Elencare le differenze maturate nel corso della storia tra la Chiesa cattolica e quella protestante non impedisce il dialogo né l’arricchimento reciproco. Ho la fortuna di conoscere varie coppie che frequentano la Missione che sono di due confessioni diverse e si sforzano di far conoscere ai loro figli la ricchezza che c’è nelle due tradizioni. Tra le giovani coppie che si preparano al matrimonio ci sono sempre più coppie biconfessionali.

Questa ormai è la realtà non l’eccezione e, se entrambi vivono con consapevolezza la loro identità, sarà anche una grande ricchezza. La tendenza invece che abbiamo nella nostra società è sempre la stessa: confondere le diversità per paura di offendere l’altro. Accade nelle scuole, quando in nome di un presunto rispetto delle altre religioni non si parla di nessuna di esse, accade nella Chiesa quando in nome del dialogo si annacquano le specificità. Vivere la propria identità e sforzarsi di conoscere e apprezzare quella altrui è sicuramente la strada più faticosa e per questo è spesso evitata.

Concludo esprimendo una mia personale opinione sul progetto di “fusione” delle tre comunità. Questo progetto mi preoccupa se toglierà ai cattolici e ai protestanti che sono in quel quartiere un luogo di culto specifico per continuare a professare quotidianamente la loro fede secondo la loro confessione. Le iniziative ecumeniche sono diffusissime in tutte le Parrocchie svizzere e creare un “Centro ecumenico” non è nulla di nuovo (ne esiste uno già a Ittigen). Questo Centro, a mio avviso, dovrebbe essere in aggiunta alle Parrocchie esistenti, per permettere a chi desidera una Santa Messa cattolica o un culto riformato di poterli avere nel proprio quartiere e non dover “emigrare” in altre Chiese della città.

Forse la vera questione è chiederci come mai quelle comunità si sono svuotate a tal punto da giungere a questa situazione.


Articolo pubblicato sul mensile insieme di ottobre 2019.