2019 11 novembre

Non parlo spesso del carisma scalabriniano e di quel “primo amore” che noi Missionari Scalabriniani abbiamo sperimentato quando è iniziato il cammino di consacrazione a Dio e ai migranti, ma in questo numero di Insieme di novembre vorrei spendere qualche riga su questo tema, perché per noi Missionari questo mese è ricco di appuntamenti significativi.

Iniziamo il 4 novembre, con la memoria liturgica di San Carlo Borromeo. Mons. Scalabrini, nostro fondatore, quando decise nel 1887 di costituire una Congregazione di missionari a servizio dei migranti, pensò di affidarla a San Carlo Borromeo, da lui considerato un modello di pastore, totalmente dedito alle persone a lui affidate. Si era fatto “tutto a tutti”, diceva Scalabrini, tanto da usare per se stesso questa espressione nel suo servizio alla diocesi di Piacenza e ai migranti.

San Carlo era per Mons. Scalabrini un “Vescovo-pastore”, un “modello per i suoi Missionari”, un “vero Apostolo di Gesù Cristo”.

San Carlo era un uomo di azione, che si era speso per la riforma della sua diocesi. Fu un vescovo con una strategia pastorale, capace di cogliere i bisogni dei fedeli, di valutarne i rimedi, di creare delle strutture adeguate e di realizzarne pazientemente gli obiettivi. Mons. Scalabrini, prendendolo come patrono della Congregazione Scalabriniana, invita tutti noi Missionari ad ispirarci a questo grande santo nel nostro ministero pastorale. Abbiamo, così, fortunatamente due bei modelli da imitare!

La seconda data per noi importante è il 9 novembre. In quella domenica del 1997 tanti di noi erano in piazza San Pietro a Roma, ad ascoltare le parole di papa Giovanni Paolo II che proclamava Mons. Scalabrini “Beato”. Disse il Papa: “Per il suo amore verso i poveri, e in particolar modo verso gli emigranti, si fece apostolo dei numerosi connazionali costretti ad espatriare, spesso in condizioni difficili e col concreto pericolo di perdere la fede: per essi fu padre e guida sicura. Possiamo dire che il beato Giovanni Battista Scalabrini visse intensamente il Mistero pasquale non attraverso il martirio, ma servendo Cristo povero e crocifisso nei tanti bisognosi e sofferenti che predilesse con cuore di autentico Pastore solidale con il proprio gregge”. Ricordare queste parole e l’emozione di quei momenti è per noi Missionari, Suore, Missionarie Secolari e Laici scalabriniani un’occasione per rinnovare il nostro Sì a Dio nel carisma scalabriniano, oggi così diversificato nella ricchezza delle culture dei suoi appartenenti e nella ricchezza della diversificazione degli ambiti d’azione.

L’ultima data in questo mese è il 28 novembre. È il giorno in cui ricordiamo la fondazione della Congregazione Scalabriniana.

Quel lontano 1887, nella città di Piacenza, Mons. Scalabrini decide di costituire formalmente un gruppo di Missionari a servizio dei migranti italiani. Oggi la Congregazione Scalabriniana, dopo 132 anni di vita, è a servizio dei migranti e dei rifugiati di tutte le nazionalità, cercando, nella sua piccolezza e umiltà, di farsi “migrante con i migranti”, cioè di essere là dove essi sono e dove di essi si parla: nelle città o villaggi, nelle Parrocchie e nelle Missioni, nei centri di accoglienza, nei porti o sulle navi, lungo le frontiere, nei Centri di studio, nelle ONG, nei progetti di cooperazione internazionale.

A voi, che leggerete questo articolo, chiediamo solo una preghiera, affinché il Signore continui a chiamare altri giovani a seguire quelle orme che Mons. Scalabrini ha lasciato nella Chiesa e nel cuore di tutti noi.


Articolo pubblicato sul mensile insieme di novembre 2019.