2019 11 diobambini1Spesso i genitori si domandano come parlare di Dio ai bambini, quale pedagogia seguire nella trasmissione della fede. Tentiamo una risposta con una libera sintesi di una conferenza sul tema, dettata da Lella Tomasini del Movimento Ecclesiale Carmelitano.

Marcello Bernardi, notissimo pediatra, ha una volta affermato: “La spiritualità è innata? Ma ogni bambino è principio della luce. Troppo spesso però nel giro di quindici anni diventa un cretino come noi. Sono 51 anni che vedo bambini nascere, crescere e rapidamente inaridire”. Con tali parole gli adulti sono rudemente invitati a non distruggere la spiritualità dei bambini.

I perché dei bambini e l’infinito

Che i bambini abbiano una innata vita interiore, precedente a qualsiasi scelta religiosa, è dimostrato dai loro mille perché. Si interrogano sulla realtà e il suo senso, sul perché sono nati, su cosa c’è sopra il cielo e oltre la linea dell’orizzonte, sul morire e dove si va dopo la morte.

È un dialogo con l’infinito, un aprirsi alla realtà, al mondo, alla progettazione di sé.

In tutti è questo l’inizio alla vita interiore, che può emergere e svilupparsi o essere ostacolata e morire sul nascere.

Il diritto alla spiritualità

Nella crisi antropologica attuale è facile e veloce bloccare lo sviluppo della vita spirituale dei bambini.

Basta pensare al potere di omologazione e appiattimento operato dai media. Chiacchiere vuote e continuo rumore impediscono l’ascolto della propria interiorità e conducono a un devastante conformismo.

Se non creiamo occasioni di ascolto e comunicazione, assecondiamo il potere distruttivo dai media e ne diventiamo complici privando i bambini del diritto alla spiritualità.

Spetta ai genitori il compito di assecondare “l’intelligenza spirituale” dei bambini, che collegano naturale e soprannaturale con arditi e strani miscugli, per essere rassicurati che sono al mondo perché amati e desiderati e non sono destinati alla morte.

Una finestra aperta sul trascendente

L’interiorità dei bambini è una finestra spalancata che permette loro di i trascendersi, aprirsi ad un mondo cha va oltre i nostri confini. È desiderio, slancio, ricerca, che si presenta in ogni cultura, è tensione verso la bellezza, la felicità, la verità.

2019 11 diobambini2Verso l’esperienza di Dio

Per noi cristiani questa apertura è il giusto spazio per guidare i bambini alla conoscenza di Dio-Padre e di suo Figlio Gesù.

Quando i bambini raggiungono l’età scolare, ma anche prima a seconda del grado di sviluppo, non basta più un generico senso religioso, è il momento di dare una fisionomia a Dio. Occorre insegnare e sperimentare.

Comincia il racconto della Bibbia, di Gesù, delle sue parabole, dei suoi miracoli, dei fatti della sua vita, scegliendo via via i più adatti alla comprensione della mente infantile. Per gli aiuti, tra libri e filmati, c’è solo l’imbarazzo della scelta.

Una cosa però è raccontare una favola, per quanto bella, affascinante e istruttiva, altro sono i racconti biblici e evangelici.

Per trasmettere la fede dobbiamo aiutare i nostri piccoli ascoltatori a immedesimarsi nei protagonisti dei racconti, a scegliersi un posto accanto a Gesù che entra nella loro storia.

Un atto di amore

Se desideriamo che le nostre parole non siano solo veicolo di conoscenza di un grande personaggio del passato, alla base dei nostri racconti deve esserci e deve trasparire il nostro amore per Gesù. Parliamo e raccontiamo di Lui perché gli vogliamo bene. I bambini possono così avere la certezza della sua presenza nella nostra vita e saranno indirizzati a un incontro con Lui.

Quale immagine di Dio?

Non è raro che gli adulti trasmettano immagini deformi e nevrotizzanti di Dio, che nascono da un moralismo rigido e inappagato: il Dio giudice e punitore, il Dio contabile e della legge; il Dio che esige un alto rendimento, il Dio che vende a caro prezzo i suoi favori.

Diverse sono le icone positive di Dio:

  • Dio che ha creato l’uomo a sua immagine, lo ama e gli dona la vita;
  • Dio che accompagna la vita dell’uomo come “un buon pastore”;
  • Dio che si occupa degli uomini come un padre “materno;
  • Dio che soffre con l’uomo e lo libera alla vita attraverso la sofferenza e la morte;
  • Dio che si è mostrato agli uomini nel suo Figlio Gesù.

Ci vuole passione

La trasmissione della fede dipende da quello che abbiamo nella mente e nel cuore e dalla temperatura del nostro rapporto con Dio, per percepire la quale i bambini sono molto dotati.

Senza la passione non si trasmette nulla; senza la nostra passione non scatterà nei bambini l’incontro con un Uomo-Dio, vero e vivo.

Una vita familiare con “Dio dentro”

L’insegnamento raggiunge il suo scopo se si colloca in una vita familiare con Dio dentro.

Ciò non significa essere perfetti e riuscire ad esser coerenti sempre, sarebbe bello, ma vivere le cose non separate da Dio, che non se ne sta rintanato nel tabernacolo. Dio è dentro la realtà e lo incontriamo nella vita di ogni giorno, ci è accanto anche quando rigoverniamo, cuciniamo, siamo in ufficio, accompagniamo i figli a scuola o siamo imbottigliati nl traffico.

Questo è ciò che arriva ai bambini e li educa. Si tratta di rendere familiare la presenza di Gesù, in ogni momento, bello e brutto, di non separarlo mai da ciò che accade.

Un’esperienza di comunione

Un ultimo aspetto importante: la trasmissione della fede avviene dentro un’esperienza di comunità; una comunità viva, famiglia di famiglie, dove insieme ci si preoccupa dei bambini insieme si cercano i modi per trasmetter e far vivere la fede in modo autentico.


Articolo pubblicato sul mensile insieme di novembre 2019.