2020 01 diminuzionebattesimiI risultati della statistica ecclesiale per il 2018 mettono in evidenza un aumento delle persone che lasciano la Chiesa cattolica in Svizzera: sono usciti in 25’366, circa 5000 in più rispetto all’anno precedente. La ragione che spinge a voltare le spalle all’istituzione, secondo l’istituto svizzero di sociologia pastorale di San Gallo che ha pubblicato i dati, riguarda soprattutto le segnalazioni di casi di abusi sessuali e della loro dissimulazione in seno alla Chiesa cattolica nel mondo intero. Queste notizie spingono a rompere definitivamente il legame, già fragile, con la Chiesa. È però aumentato, seppure timidamente (1’121 in più), anche il numero di entrate nella Chiesa cattolica elvetica.

Queste due evoluzioni non si contraddicono, spiega alla RSI il direttore dell’istituto Arnd Bünker: «L’elevato numero di credenti è da ricondurre alla forte immigrazione da paesi cattolici. La perdita di fedeli invece alla secolarizzazione della società. Uscire dalla Chiesa si può tecnicamente solo in quei cantoni a nord delle Alpi dove le chiese sono organizzate come enti di diritto pubblico riconosciuti dallo Stato, e che prelevano la tassa di culto; questo è spesso il motivo per cui molti giovani alla prima attività lavorativa voltano formalmente le spalle alla Chiesa». Sui i motivi che spingono le persone a lasciare la Chiesa, Ardn Bünker evidenzia: «Ci sono due categorie sovra rappresentate. Innanzitutto i giovani uomini, e qui pensiamo che il momento scatenante sia quando devono pagare l’imposta di culto quando iniziano a lavorare… e si dicono: la Chiesa per me non vale questi soldi.

E poi ci sono le donne tra i 40 e i 50 anni. Sui loro motivi non abbiamo certezze, possiamo ipotizzare che siano deluse sul ruolo della donna all’interno della Chiesa cattolica».

Mentre per quanto riguarda gli scandali legati alla pedofilia, aggiunge: «Anche questi hanno un impatto. Spesso si tratta di reazioni indignate e spontanee quando nei media si parla di questi scandali».

La statistica ecclesiale si focalizza su due punti nevralgici particolarmente rivelatori della fragilità del legame con l’istituzione: il matrimonio e i battesimi, che sono diminuiti. A partire dagli anni 1990 si assiste ad una caduta dei matrimoni cattolici. Solo negli ultimi cinque anni, sono calati del 20 percento. Nel 2018, solo 3200 unioni sono state celebrate in chiesa: poco più di un terzo delle coppie cattoliche si sposano anche religiosamente. Quando una famiglia nasce senza la benedizione della Chiesa è frequente che l’idea di far battezzare prenda la stessa direzione. Infatti, dal 2013 il numero dei battesimi è diminuito in Svizzera dell’11 percento (2018: 18’568). La cifra è in parte da relativizzare con il fatto che numerosi genitori di origine straniera fanno battezzare i propri figli all’estero e dal fatto che alcuni chiedono la benedizione, ma non il battesimo. Si stima che un terzo dei bambini con origini famigliari cattoliche non sono battezzati.

Lugano e San Gallo in controtendenza

Ci sono però importanti differenze regionali. Questa tendenza è accentuata in svizzera romanda, mentre sono in controtendenza le diocesi di San Gallo e di Lugano, dove i tassi di battesimi sono più elevati. Per la diocesi di Lugano Arnd Bünker evidenzia il fatto che sul territorio c’è maggiore omogeneità confessionale. Se entrambi i genitori sono cattolici, la probabilità che i figli vengano battezzati è molto più elevata rispetto ai matrimoni misti. Per San Gallo sottolinea invece l’esistenza di una valida pastorale per coppie e famiglie e giovani.


Articolo pubblicato sul mensile insieme di gennaio 2020.