2020 01 giusti1Yad Vashem e i giusti fra le Nazioni

“Nel 1953, la Knesset, il Parlamento israeliano, ha adottato una legge concernente la memoria dei Martiri e degli Eroi e ha deciso di fondare un’istituzione ebraica universale sul Monte della Rimembranza (Har HaZikaron) a Gerusalemme, il Memoriale di Yad Vashem. Uno dei compiti assegnati a Yad Vashem è quello di rendere omaggio e commemorare i «Giusti tra le Nazioni, che rischiarono la vita per salvare degli ebrei».

Definizione

La definizione «Giusto tra le Nazioni», è tratta dalla letteratura talmudica (trattato Baba Batra, 15,2). Nel corso delle generazioni, essa è servita a designare qualsiasi non ebreo che dimostra un comportamento positivo verso gli ebrei.

Yad Vashem conferisce il titolo di «Giusto tra le Nazioni» ai non ebrei che durante la Shoah, disinteressatamente e a loro rischio e pericolo, salvarono la vita agli ebrei. Il titolo viene assegnato sulla base della testimonianza dei sopravvissuti o di testimoni oculari o su documenti attendibili.

Segno di speranza e lezione esemplare

In forte contrasto con il regime nazista, che ha istituito i campi di concentramento dove le vittime venivano spogliate della loro umanità, alcune persone eccezionali, i «Giusti tra le Nazioni», si sono opposte al regime e agli atti disumani da esso perpetrati. Questa gente spesso cerca di sminuire l’importanza delle proprie azioni dicendo di aver fatto solo il proprio dovere di essere umano. Quasi dappertutto il numero dei casi di soccorso rappresenta una percentuale minima, una goccia d’acqua nel mare delle sofferenze e degli assassini, ciò non di meno quello che hanno fatto i «Giusti tra le Nazioni» è incomparabile. Per il fatto di aver salvato degli innocenti, hanno il merito di aver salvaguardato in qualche misura la dignità umana.

Il salvataggio costituisce un importante capitolo nella memoria collettiva di un’epoca segnata dall’orrore e dalla caduta dei valori della civiltà europea come mai era accaduto prima. Esso rappresenta un segno di speranza e una lezione esemplare per l’avvenire.

Migliaia di alberi

Coloro che vengono riconosciuti «Giusti tra le Nazioni», sono invitati a una cerimonia nella quale ricevono una medaglia e un diploma d’onore. La cerimonia si svolge sia a Yad Vashem, sia nel paese di residenza della persona riconosciuta come Giusto, a cura della missione diplomatica israeliana. I Giusti, oppure i loro rappresentanti, che nei primi anni venivano in Israele, hanno piantato alberi nel Viale dei Giusti a Yad Vashem. Fino a oggi, sul Monte della Rimembranza sono stati piantati migliaia di alberi in loro onore.

Da un decennio, poiché il Monte della Rimembranza è stato completamente ricoperto di alberi, il nome dei Giusti viene inciso sul Muro d’onore eretto a tale scopo nel perimetro del Memoriale.

I numeri

Fino alla fine del 1999, Yad Vashem ha riconosciuto circa diciassettemila «Giusti tra le Nazioni», una cifra che dimostra chiaramente che, nonostante la terribile tragedia abbattutasi sul popolo ebraico, c’erano ancora persone che sacrificate per obbedire all’esortazione «ama il prossimo tuo come te stesso». Mentre alla fine del 2005 il numero dei «Giusti» italiani riconosciuti si aggira intorno ai 400, senza contare i dossier ancora all’esame.

Attraverso le loro azioni, i «Giusti tra le Nazioni», durante la barbarie nazista, non solo salvarono la vita di singoli ebrei, ma anche l’onore dei loro concittadini e di tutta l’umanità ottemperando al versetto: «Colui che salva la vita di una singola persona è come se avesse salvato il mondo intero». Alcuni dei salvatori, come padre Marie Benoît, Oskar Schindler, Raul Wallenberg, Joop Westernweel, Irena Sendler e altri, alle cui figure sono stati dedicati libri e film, sono diventati simboli di coraggio di un’epoca ed esempi per l’uomo.

È nostro dovere ricordare per sempre i «Giusti tra le Nazioni» e i loro meriti.”

2020 01 giusti2I giusti Italiani

Alla data del l° gennaio 2018 sono stati riconosciuti da Yad Vashem 26.973 Giusti tra le nazioni di 51 diversi paesi (fonte: il database ufficiale dell’Istituto Yad Vashem di Gerusalemme). Il numero di Giusti per nazionalità è fisiologicamente soggetto a notevoli differenze perché la densità di popolazione ebraica era variabile di nazione in nazione.

Di Italiani ne sono stati riconosciuti 682.

Tuttavia, come ha riconosciuto Moshe Bejski, per trent’anni presidente della Commissione, i giusti sono molti di più ed è necessario individuarli prima che il trascorrere del tempo cancelli le prove e le testimonianze dell’aiuto da loro prestato.

Un comportamento esemplare

Il caso italiano dimostra la fondatezza della preoccupazione di Bejski: l’alto numero di ebrei scampati alla “soluzione finale” non è compatibile con i pochi giusti italiani riconosciuti a Gerusalemme.

Nonostante le leggi razziali del ‘38 emanate dal fascismo e il ruolo aberrante svolto dalla Repubblica sociale di Mussolini nella persecuzione degli ebrei e nelle deportazioni, il contegno del popolo italiano (salvo poche eccezioni, soprattutto nei piccoli centri, come a Trieste) fu veramente esemplare; molti, pur consci del pericolo cui si esponevano, salvarono la vita a ebrei italiani e stranieri, nascondendoli nelle loro case; i partigiani accompagnarono alla frontiera svizzera centinaia di vecchi e bambini, e li misero in salvo. Molti ebrei trovarono rifugio e salvezza grazie alla Chiesa cattolica, nelle parrocchie e nei monasteri, loro ospitalmente aperti.

Le figure simbolo della solidarietà del popolo italiano agli ebrei sono il questore di Fiume Giovanni Palatucci e il diplomatico Giorgio Perlasca (poi riconosciuti come Giusti dallo Stato israeliano). Va ricordato anche l’eroismo del paese di Nonantola (Modena).

Buona parte di coloro che salvarono gli ebrei in Italia durante l’occupazione tedesca furono uomini e donne appartenenti alla Chiesa, e non solo quella cattolica. Susan Zuccotti cita i casi di padre Maria Benedetto a Roma; di molti parroci come don Francesco Repetto e don Carlo Salvi a Genova; don Enzo Boni Baldoni a Quara, nel reggiano; don Leto Casini e padre Cipriano Ricotti a Firenze; don Angelo Dalla Torre e Giuseppe Simioni a Treviso; monsignor Giacomo Meneghello di Firenze, monsignor Vincenzo Barale di Torino o Giuseppe Sala di Milano. Nel ‘43-44 Mons. Angelo Roncalli (il futuro Papa Giovanni XXIII) aiutò migliaia di ebrei a salvarsi quando era nunzio ad Istanbul. Il pastore avventista Daniele Cupertino prestò assistenza a molti ebrei a Roma.

Ma non furono i soli. Per Enrico Deaglio, il giornalista che ha raccontato per primo la vicenda del diplomatico italiano a Budapest, “il caso di Perlasca non è isolato, perchè riguarda la maggior parte dei Giusti fra i popoli, coloro che aiutarono gli ebrei durante le persecuzioni razziali, anche a rischio della propria vita”.

Tra il ‘43 e il ‘45, secondo i calcoli di Michele Sarfatti, gli ebrei perseguitati che non vennero deportati o uccisi in Italia furono circa 35.000. Circa 500 di essi riuscirono a rifugiarsi nell’Italia meridionale; 5500-6000 riuscirono a rifugiarsi in Svizzera (ma per lo meno altri 250-300 furono arrestati prima di raggiungerla o dopo esserne stati respinti); gli altri 29.000 vissero in clandestinità nelle campagne e nelle città, grazie all’aiuto di tanti italiani che opposero una “resistenza non armata” alla barbarie nazista e fascista.

“Quando i giusti vengono al mondo, il bene pure viene nel mondo, e la sventura ne è scacciata, ma quando i giusti se ne vanno dal mondo, la sventura ritorna nel mondo e il bene è scacciato” (Tosefta, Satà, X,1)


Articolo pubblicato sul mensile insieme di gennaio 2020.