2019 09 speranzaAbbiamo vissuto e stiamo vivendo un’esperienza che non ci saremmo mai aspettati. La subitanea comparsa della malattia indotta dal coronavirus e la sua rapidissima diffusione ci ha colti impreparati e non ci ha dato il tempo di assimilare il fatto, adeguarci all’ignoto e organizzare la nostra resilienza.

L’ indispensabile quarantena ha suscitato in noi diverse emozioni: sgomento, rabbia, fondata paura, tristezza e in alcuni ansia e depressione.

Anche nella cerchia delle nostre conoscenze abbiamo assistito ad atteggiamenti di rifiuto, di ribellione contro le istituzioni, di condivisione delle più fantasiose teorie complottistiche. La maggioranza si è assunta l’obbligo in modo responsabile e ha vissuto l’isolamento in famiglia o in solitudine.

È stato necessario adattarsi, ideare e creare nuovi equilibri e abitudini.

Non è stato facile, subissati dalle informazioni le più contraddittorie, le più catastrofiche e destabilizzanti.

Oltre alle conseguenze psicologiche o al dolore per la perdita di persone care, molte famiglie stanno affrontando gravi problemi economici e tutti guardano con timore al domani.

Personalmente, ho vissuto un periodo di umore alterno, smarrimento e mancanza di concentrazione, poi mi sono adattata alla situazione e ho organizzato le mie giornate tra faccende domestiche, letture, musica, conferenze su internet, un po’di ginnastica, programmazione delle attività “per il dopo” e abbastanza tempo passato sui social per incontrare le persone care e gli amici vicini e lontani. Ho anche sentito l’esigenza di più preghiera e riflessione.

A conseguire questo equilibrio hanno contribuito tre fattori. L’aiuto più importante è stato il bene da cui mi sono sentita circondata: i figli, i colleghi, gli amici, gli studenti, il ricordo di persone perse di vista, le offerte di aiuto in caso di bisogno.

Il secondo aiuto è venuto dall’ascolto delle buone notizie, mettendo a tacere tutto il resto. Il miracolo della nascita è continuato in barba al virus e tanti bambini sono venuti al mondo; ovunque sono sorte spontanee iniziative di solidarietà; è emerso il bisogno di sentirsi comunità, di condividere emozioni e esperienze di vita; l’inquinamento è diminuito; medici e personale sanitario si sono impegnati fino allo sfinimento e tante persone hanno lavorato nell’ombra per non farci mancare nulla.

Infine, un giorno, uscita per una passeggiata in solitaria, via dalla pazza folla, mi si è presentata come in una visione l’esplosione della primavera, con i suoi colori e profumi, il cielo terso, l’aria frizzantina e i volti sorridenti dei rari passanti a giusta distanza. Bellezza e gioia nel cuore.

La vita vince sempre. Questa consapevolezza può farci uscire dal tunnel.

Non sarà facile, vorremmo riuscirci ma non ci crediamo del tutto, provati come siamo dalle avversità, dalla solitudine, dalla tristezza e anche, qualcuno, dalla malattia.

Ma noi abbiamo una speranza certa: Gesù, che ha vinto la morte.

Per questo abbiamo pensato di riflettere nelle nostre pagine sul tema della speranza, che non è semplice attesa, ma, facendo memoria dei “mala tempora” vissuti, ringraziando Dio di permetterci di uscirne e certi del suo aiuto, si fa impegno di vita, per ricostruire il mondo nell’amore, nella solidarietà, nella giustizia, nell’amicizia, nell’uguaglianza, nella pace, nel rispetto del creato. Un mondo, insomma, non come prima, ma migliore, che anticipi quello promesso. Ognuno di noi è chiamato a costruirlo dove e come può.

E andrà bene, se sapremo essere donne e uomini di speranza.


 

Articolo pubblicato sul mensile insieme di maggio-giugno 2020.