2020 09 ritornonormalitaRientravo in Missione e mi ha colpito un manifesto sul quale in tedesco c’era scritto: “Keine Rückkehr zur Normalität” (nessun ritorno alla normalità). Non so nulla di questo manifesto, di chi lo abbia appeso e del suo scopo. Era abbastanza strappato da non lasciar leggere molto di più se non il titolo e qualche simbolo. Mi bastano per capire che siamo in tanti a credere che non esiste una normalità da ritrovare. La vita è un continuo andare avanti, facendosi custodi del cammino già fatto. Ogni tanto diciamo “se potessi tornare indietro...”, ma sappiamo che non si può. Dunque, possiamo imparare dal passato, rileggere con occhio critico, e ormai con distacco, le scelte fatte e provare a formulare i buoni propositi per il presente e per il futuro.

Ripartiamo dopo la pausa estiva con il nostro cammino comunitario, sapendo che alcuni obiettivi e sfide, per noi che siamo una comunità di fede, non si raggiungeranno mai. Non fraintendetemi! Non lo dico in senso negativo, disfattista o pessimista. Nella conoscenza di Gesù e nell’impegno ad essere suoi discepoli non c’è una meta con scadenza, ma c’è un processo che ci accompagnerà ogni giorno della nostra vita.

Non esiste, dunque, una normalità fissa, ma un divenire continuo. Il Consiglio pastorale, nella sua verifica prima dell’estate, ha messo a fuoco alcuni obiettivi per quest’anno pastorale. L’esperienza fatta durante i mesi del “Lockdown” (cioè durante il forzato isolamento dovuto al Covid), ci hanno fatto capire che ci sono tante povertà nascoste nelle nostre famiglie.

Come comunità sentiamo il dovere di portare avanti lo stile dei contatti frequenti, maturati in questi ultimi mesi, e costruire relazioni di fiducia che sono la base per un aiuto vero e qualitativo.

Consapevoli che la Missione non è la struttura di mattoni, vogliamo motivarci a vivere la fede a prescindere dalle iniziative lanciate dal Team pastorale. La fede deve partire da ogni singolo e da ogni famiglia e non dev’essere la risposta ad uno stimolo. Dunque la Missione deve imparare a decentrarsi, ad essere vissuta nelle famiglie e, dunque, a partire dal basso e non dai preti, dalla suora o dai catechisti. Se il cammino di fede non inizia da voi, forse non è ancora maturo.

La Missione deve rispondere alla chiamata di formare cristiani coscienti e consapevoli dei contenuti della fede. Per questo si è ribadita l’importanza dello “spezzare la Parola di Dio”, che vuol dire aiutare le persone a comprendere le Scritture. Questo lo faremo attraverso varie iniziative: dalle omelie, alle Lectio, alla formazione biblica, alla catechesi. L’attenzione per gli anziani, gli ammalati, i rifugiati e i migranti di passaggio sarà sempre il termometro della nostra capacità di vivere la fede nel quotidiano.

Davanti alle grandi sfide del nostro tempo, davanti agli imprevisti della vita e ai grandi momenti di prova, come lo è stato il tempo del Coronavirus, la Chiesa ha l’opportunità di aiutare le persone a rispondere alla domanda sul senso della vita. Facciamo anche noi la nostra parte.

Buon cammino comunità.

p. Antonio


Articolo pubblicato sul mensile insieme di settembre 2020.