Oggi è la Giornata Missionaria Mondiale. Un giorno in più per riflettere sulla nostra identità di cristiani, chiamati ad essere “sale della terra e luce del mondo”. Nel Vangelo di oggi Gesù invita i suoi ascoltatori a “dare a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”. In pratica è un invito a non contrapporre la dimensione sociale da quella divina, ma a lasciare che esse si completino. I cristiani “non sono del mondo ma sono nel mondo”, leggiamo nel Vangelo di S. Giovanni, e ciò vuol dire che non siamo esenti dalle leggi umane, ma allo stesso tempo portiamo dentro di noi una legge divina che supera ogni dinamica sociale e culturale. Per la Chiesa vivere la missionarietà è una questione identitaria: che razza di chiesa siamo se non parliamo di Gesù? Annunciare non vuol dire fare proseliti, ma raccontare il proprio incontro con Gesù. Mi capita spesso di incontrare persone che sono (ahimè) lontane dalla fede. Mi dicono di credere “ma di non praticare”. Che strana definizione di sé! Come se dicessimo che la luce si accontenta di non illuminare o il sale “di non salare”. Essere missionari non vuol dire partire per una nuova crociata (sono bastate quelle – disastrose - del passato). Vuol dire vivere imitando Gesù, nelle parole e nelle opere. Dunque siamo chiamati tutti a portare alle persone un po’ di luce, un po’ di sale, un po’ di liberazione, un po’ di sollievo, un po’ di speranza…come ha fatto Gesù. Questa giornata mondiale è dedicata all’India e non possiamo non ricordare una santa che ha vissuto in quella terra e ha fatto della sua vita una missione quotidiana: Madre Teresa di Calcutta. Cosa c’è di speciale in questa donna? Gli occhi: hanno visto la povertà. L’udito: ha ascoltato il dolore. L’olfatto: ha respirato la miseria. Il gusto: ha gustato la Parola di Dio ogni giorno. Il tatto: si è sporcata le mani.

Buona missione a tutti

p. Antonio