“Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù”, leggiamo nella seconda lettura della liturgia di Pasqua.

Morte e risurrezione sono una presenza continua nella nostra vita.

Ogni giorno sperimentiamo momenti di passione, di morte e di risurrezione. Davanti alle malattie, alle sconfitte umane e sociali, ai drammi della nostra società, alla cattiveria diffusa, agli abusi verso gli esseri umani e verso il creato, alla tratta dei migranti e alle nuove forme di schiavitù… non possiamo come cristiani non credere ancora e sempre che la risurrezione sia possibile.

Non esiste solo la risurrezione finale. Esiste una risurrezione quotidiana a cui siamo invitati a credere. Lo diciamo ai genitori nel giorno del battesimo dei loro figli, quando accendono la candela al cero pasquale. Dico loro che devono credere sempre nella risurrezione e non spegnere quella piccola fiamma.

Cercare le cose di lassù non vuol dire vivere con la testa tra le nubi.

Non è un cercare rifugio in una spiritualità astratta, ma è un alzare la testa, sempre e comunque. Credere che il male non vincerà. Che la risurrezione di Cristo è anche la nostra e che i segni di speranza in noi e attorno a noi ci sono e ci saranno sempre, se i nostri occhi li cercheranno.

“Morte e vita si sono affrontate in un prodigioso duello. Il Signore della vita era morto; ma ora, vivo, trionfa” (Sequenza pasquale).

Buona Pasqua a tutti voi, amici cari, e che ciascuno di noi sia per l’altro portatore di speranza e di risurrezione.

Auguri

p. Antonio