Gesù vede le cose in modo diverso da me. Io, di fronte al giudice disonesto, avrei protestato contro la lentezza della burocrazia, contro i processi che non finiscono mai e sottoscritto una petizione per rimuovere il giudice corrotto.

Gesù invece, quando gli raccontano del giudice disonesto, pensa subito al Padre: quanto più il Padre vostro… Anche con il fattore infedele, invece di condannare la corruzione e le mazzette, come avrei fatto io, dice: se siete furbi, imparate da lui.

Qui c’è qualcosa che non va, che non va …. nel mio modo di vedere e giudicare i fatti della vita. Che cosa esattamente non va? Non lo so con precisione, ma mi pare che riguardi la realtà stessa della vita, che cosa è veramente reale, concreto.

Mi rendo conto che io tengo per veramente reali e concrete le cose che tocco e che mi toccano, mi danno piacere o dolore, di cui ho una idea chiara, che posso descrivere. Dio, tutto sommato, sì esiste, ci mancherebbe altro, però ha a che fare con la chiesa, con i preti, con il paradiso, che però non si sa esattamente dove sia e cosa sia, esiste sì, ma non è proprio la realtà concreta perché lui è spirituale, non è come le cose che si toccano. Io prego anche, tutto sommato circa un’ora e mezzo al giorno, ma poi l’impegno che mi realizza e che mi fa sentire utile, è un altro.

E se ciò per cui mi credo utile non fosse la realtà, se la realtà concreta fosse proprio colui “nel quale viviamo, ci muoviamo ed esistiamo... essendo lui che dà a tutti la vita e il respiro e ogni cosa”, come dice Paolo? Ma se Dio è la realtà concreta, come lo posso toccare, dato che le cose reali e concrete si toccano?

Se ascolto Gesù, lo posso toccare anche incontrando un giudice disonesto. Filossene di Mabbug, monaco nella Siria del quinto secolo, diceva: “La vita spirituale consiste tutta nel passare dalla fantasia alla realtà”.

p. Gildo Baggio