2017 09 GenitoriMessaggeri1UNA GRANDE MISSIONE

Nel giorno del matrimonio i genitori hanno ricevuto in dono una chiamata e una qualifica tutta speciale: essere messaggeri di Dio di fronte ai figli; è una vocazione ufficiale e solenne, un grande incarico, personale e di coppia.

Il padre e la madre non sono quindi educatori cristiani qualunque. È Dio stesso che conferisce ai genitori la dignità di educatori e non esiste quindi alcuna delega, perché i genitori sono araldi della fede ed educatori dei loro figli (AA 11; LG 11).

Il compito dei genitori non può esaurirsi in un’informazione qualunque su Dio, essi devono essere annunciatori con la parola e con la vita della presenza amorosa di Dio nella loro famiglia, di ciò che Dio vi ha compiuto e compie.

Testimoni e messaggeri, essi non spiegano Dio, ma lo mostrano presente perché l’hanno scoperto e familiarizzano con lui.

Con la forza dell’esistenza

La forza dell’annuncio non dipende dal tono di voce con cui è gridato, ma è una convinzione personale forte, una capacità persuasive penetrante, un entusiasmo che traspare in ogni forma e in ogni circostanza.

Non si può essere messaggeri di Dio senza convinzioni personali profonde e coinvolgenti la vita, altrimenti anche l’amore, senza il quale è impossibile qualsiasi forma di educazione, si rivela insufficiente.

La coerenza tra le parole e la vita sta alla base dell’educazione in generale, di quella alla fede in particolare.

LA NOVITÀ CRISTIANA NEL MESSAGGIO FAMILIARE

Il messaggio è una proposta che trasforma, rinnova, apre visuali sconosciute, ed è destinato a persone ben precise. Esso si esprime in termini essenziali, dice solo quello che è essenziale e importante.

Ai genitori Dio non affida delle semplici notizie che lo riguardano, ma un messaggio che contiene ciò che gli è più caro: la propria immagine, il proprio amore come si manifesta in Gesù Salvatore, la propria vita di comunione con il Figlio e con lo Spirito Santo, che si vive nella comunità cristiana. È un messaggio prezioso, preciso, originale, da conservare con cura, per trasmetterlo in modo completo ai figli, che sono i destinatari privilegiati, anche se non esclusivi.

Lo si può sentire anche a di fuori della famiglia, forse in modo più organico e completo, ma non nei termini fondamentali ed essenziali, tipici del messaggio trasmesso dai genitori, in questo insostituibili. Qual è il messaggio che tutti i genitori hanno ricevuto in dono dal sacramento del matrimonio e devono comunicare ai figli?

1) Dio è Padre nostro

Uno solo è il vostro Padre: Dio (Mt 23,8). Dio, attraverso Gesù Cristo, ci ha insegnato a chiamarlo babbo o papà e ognuno è invitato ad incontrarsi con Dio con la semplicità e la spontaneità con cui il bambino si rivolge al suo papà e alla sua mamma nell’intimità della famiglia. Questo è un messaggio che i figli imparano con estrema naturalezza nel dialogo, nell’amore oblativo e gratuito e nei comportamenti dei genitori e molto difficilmente imparano da altre persone.

2) Gesù Cristo è il nostro Salvatore

Il progetto di salvezza che Gesù Cristo attualizza oggi nel mondo si incontra nell’impegno educativo dei genitori, i quali promuovono nei figli la crescita dell’uomo nuovo, volute da Dio, secondo la prospettiva del Battesimo. Il disimpegno del padre e della madre, il facile permissivismo, la tacita rinuncia alla missione educativa, ostacolano l’opera salvatrice di Gesù Cristo che deve invece attuarsi mediante la loro collaborazione con il Salvatore.

3) La nostra comunione è nello Spirito Santo

Lo Spirito del Signore risorto è presente nel mondo per creare tra gli uomini la comunione fraterna, perché sono figli dello stesso Padre. Dove poter scoprire questa azione dello Spirito in una società che preferisce la lotta, la violenza e la conflittualità permanente alla fratellanza? Lo Spirito affida questo messaggio alla famiglia, perché i figli in essa hanno la prima esperienza di una sana società sana influenzata dal soffio dell’amore.

La comunione reciproca tra i genitori e i figli è segno e anticipo del progetto dello Spirito sul mondo.

2017 09 GenitoriMessaggeri2IL MESSAGGIO DA INTERPRETARE OGNI GIORNO AI FIGLI

Ogni messaggio esige di essere interpretato e capito continuamente. Soprattutto dev’essere confrontato con le situazioni di vita, perché esso si rivolge all’esistenza, agli aspetti più profondi della vita là dove si sollevano gli interrogativi più seri che non si possono eludere. Sono i messaggeri, nel nostro caso i genitori, gli incaricati di decifrarlo, perché a loro è stato concesso il dono dell’interpretazione.

Dio assegna ai genitori il compito di applicare alla vita familiare i significati del messaggio e di trasmettere così ai figli il senso Cristiano dell’esistenza.

Questo aspetto originale dell’educazione alla fede in famiglia comporta i momenti tipici di ogni esperienza pratica: l’apprendimento di un codice di interpretazione, l’acquisizione del linguaggio e l’appropriazione dei gesti e dei comportamenti comunitari.

Il codice dell’interpretazione cristiana

Il messaggio cristiano rivela i suoi significati nel confronto diretto con le situazioni della vita. È di qui che riscopre profondamente la sua realtà di messaggio che salva.

Educare i figli alla fede, per i genitori equivale a trasmettere loro il codice cristiano dell’esistenza, cioè educarli a uno sguardo di fede sugli avvenimenti, sulle persone, sulle cose, sul mondo. Il padre e la madre sono attenti all’ambiente della famiglia dove i fatti, le realtà, le opinioni, i giudizi, si ripercuotono con particolare incidenza.

La parola di Dio trova in famiglia un’eco originale per l’intensità dei rapporti familiari e per la fiducia reciproca.

Sotto l’incalzare di tante situazioni e notizie contraddittorie, che giungono in famiglia soprattutto attraverso i mezzi di comunicazione, è indispensabile un codice interpretativo, che aiuti a formulare un giudizio valido e coerente, senza lasciarsi travolgere dalle facili opinion correnti.

Tra i diversi modi di giudicare gli avvenimenti c’è quello Cristiano che legge gli avvenimenti e la vita alla luce della fede e del progetto di Dio. Non può mancare per tale lettura la familiarità con la parola di Dio, che fa scoprire la sua provvidenza, la sua presenza amorosa, anche nei momenti più bui, e comunica la speranza per essere protagonisti attivi del suo progetto.

Il linguaggio della preghiera

Dall’attenzione abituale a cogliere i significati cristiani negli avvenimenti, lo sguardo di fede sfocia nel linguaggio della preghiera, cioè nel dialogo con il Signore.

L’educazione dei figli alla fede si apre così alla formazione al senso della preghiera. Bisogna insegnare loro il modo e lo stile cristiano di parlare con Dio.

La preghiera familiare ha una propria originalità che la contraddistingue da altre forme e trova nei genitori i maestri esclusivi.

Essi sono invitati a trasmettere: il bisogno della preghiera, cioè l’esigenza di rivolgersi al Signore; l’amore alla preghiera, cioè la gioia di poter parlare con il Signore, perché il pregare è un dono e un privilegio che egli concede ai suoi figli; la fede nel valore della preghiera, cioè la certezza che il Signore ascolta sempre le nostre preghiere.

Nessuna preghiera è inutile, ma ha sempre un grande valore in se stessa.

Dai genitori i figli, più che le formule, devono imparare il senso, il bisogno, il valore della preghiera. Quindi non una preghiera astratta, impersonale, abitudinaria, forse anche noiosa, ma una preghiera che abbia il respiro della vita quotidiana, che la rende sempre nuova
e diversa.

È indispensabile trovare alcuni momenti in cui ci si riunisce insieme per pregare in famiglia. La preghiera è un elemento essenziale dell’educazione dei figli alla fede, anzi ne è un indice di verifica e di autenticità.

Il modo di annunciare il messaggio di Dio in famiglia

Non è possibile distinguere, in famiglia, tempi e momenti educativa secondo un calendario preciso di interventi e un programma di contenuti.
In casa si educa attraverso le esperienze di vita, scoprendo in esse la presenza di Dio che ci parla. I genitori sono messaggeri di un annuncio che nella vita di famiglia scopre molte occasioni per poter essere trasmesso. È quindi impossibile schematizzare le occasioni e le circostanze. Forse è più importante descrivere gli atteggiamenti interiori che devono animare i genitori nell’adempiere la loro missione educativa.

La prontezza

La priorità dei genitori non è una semplice precedenza di tempo, per cui il padre e la madre sono gli educatori che avviano all’incontro con il Signore e poi affidano i figli ad altri giudicati più competenti e preparati. La qualifica di primi è da intendere in rapporto alla capacità significativa per la quale l’interpretazione dei genitori è fondamentale perché è alla base di tutte le altre.

Per competenza significativa delle realtà di fede, i genitori non sono secondi a nessuno, anche se, necessariamente, è indispensabile poi
inserirsi in altre comunità educative.

La vigilanza

Consapevoli di questa loro funzione prioritaria i genitori devono essere vigilanti. La vigilanza dei genitori è attenzione a cogliere tutte le occasioni favorevoli per introdurre in famiglia il discorso di fede e anche riflessione critica e liberatrice dai facili condizionamenti dell’ambiente e dei mezzi di comunicazione. È sensibilità nel recepire le possibili domande religiose nascoste nell’animo dei figli, lente a emergere per un comprensibile riserbo, soprattutto nei preadolescenti.

La vigilanza dei genitori non è precipitazione, fretta, imposizione, ma scaturisce dal senso di rispetto della storia personale di ogni figlio.

È quindi capace di attendere tempi opportuni piuttosto che anticiparli. Si ispira al senso della sapienza educativa che è dono dello Spirito.

La gioia

L’interpretazione di fede che i genitori desiderano trasmettere ai figli è un lieto annuncio. Il messaggero cristiano porta sempre belle notizie perché annuncia il Vangelo. È gioia da condividere. Il dialogo di fede tra genitori e figli deve sempre avere la tonalità della gioia cristiana.

Non si tacciono il dolore, la sofferenza, la fatica, la morte, l’incomprensione, ma si offrono i criteri per interpretare tutto in chiave cristiana.

È necessario aiutare i figli a scoprire il bene, presente a volte in forme umili e nascoste.

L’accoglienza familiare del messaggio di Dio

Per poter far risuonare il messaggio di Dio nella famiglia è necessario preparare l’ambiente adatto. La dispersione a causa del lavoro, dello studio e di tutte le occupazioni extradomestiche favorisce uno scollamento tra le persone e una divisione di interessi che attentano all’unità della vita familiare anche nel suo aspetto religioso.

Ai genitori spetta il compito educativo di stabilire presupposti per l’accoglienza del messaggio di Dio. Ne indichiamo tre.

L’incontro personale

La famiglia deve apparire ai figli come l’ambiente in cui i contrasti si ricompongono nel dialogo reciproco, favorendo la crescita comune. La casa è, infatti, il luogo dell’incontro personale dove ognuno si sente accolto per quello che è e non tanto per quello che compie.

I genitori sono quindi chiamati a stabilire con i figli un rapporto umano ispirato alla fiducia, alla comprensione, all’amore, alla pazienza.

In questo senso l’autoritarismo o il permissivismo dei genitori possono compromettere seriamente la relazione dei figli con Dio. È importante quindi che l’esperienza dell’amore dei genitori sia consapevole.

“Bisogna che i figli non solo siano amati, ma che essi stessi conoscano di essere amati”. (Don Bosco)

Il senso dell’accoglienza

Il messaggio di Dio, pur risuonando nella famiglia, deve avere un’eco umana e cristiana universale. Esso deve aprire necessariamente la famiglia agli altri.

Per questo i genitori educano i figli a condividere le necessità dei poveri e dei bisognosi non semplicemente per un motivo umanitario, ma cristiano, che vede negli altri persone amate dal Signore. I figli vengono così sensibilizzati alla dimensione missionaria dell’annuncio cristiano.

La serenità

Non è possibile ascoltare il Signore, comprendere il suo messaggio nel rumore, nell’agitazione, nella dissipazione.

In una casa dove i genitori non sanno trovare un momento di tranquillità, è difficile cogliere la voce di Dio che parla negli avvenimenti di ogni giorno. È indispensabile quindi stabilire un clima di pace, di serenità e di ordine, dove ognuno, prima di tutto, possa ritrovare se stesso e contemporaneamente scoprire il Signore.

Il passaggio dal rumore al silenzio è sempre una pacificazione ed è indispensabile all’uomo per scoprire lo spazio interiore dove Dio gli fissa l’appuntamento. È importante quindi educare i figli al senso della propria interiorità, che li rende liberi davanti alle pressioni dell’ambiente e li dispone meglio all’incontro con il Signore.

2017 09 GenitoriMessaggeri3Concludendo

Dio invia in ogni famiglia i suoi messaggeri: sono i genitori. Con la loro vita e la forza della parola di Dio devono annunciare ai figli il lieto annuncio della salvezza. Questa salvezza è un dono in cui il padre e la madre devono credere, per trasmetterlo con amore, nella speranza che sia accolto con gioia dai loro figli.


Articolo publicato sul mensile insieme di settembre 2017.