2020 04 angosciaIl primo a raccontare la paura e le sue conseguenze durante un’epidemia fu lo storico greco Tucidide nel suo racconto della peste di Atene (430 a.C.), che, di fronte alla devastazione causata dal morbo, accusò gli spartani di aver avvelenato i pozzi. Boccaccio nella narrazione della peste del 1348 mette soprattutto in evidenza la perdita di valori morali da parte della popolazione.

Manzoni nei Promessi Sposi e nella Storia della Colonna infame descrive con mirabile precisione storica e consumata conoscenza dell’animo umano la peste del 1630 con la folla impazzita, la caccia agli untori, i linciaggi, i processi sommari.

La paura dell’epidemia che viene da lontano è arrivata anche tra noi, potenti, forti, onniscienti e onnipotenti. 

Invece, eccoci, di fronte a un virus sconosciuto scatta anche tra noi la paura, o meglio come dice il filosofo Galimberti, l’angoscia. La paura infatti è un’emozione che si prova di fronte a ciò che si conosce e alla fine ha una valenza positiva, perché mette in atto meccanismi di difesa per superare l’ostacolo.

Proviamo angoscia di fronte a ciò che non conosciamo e ci disarma, ci smarrisce, ci pone di fronte alla nostra fragilità, che ci accomuna tutti, proprio tutti; dal più potente al più povero ed emarginato siamo fragili di fronte all’imprevisto della natura. Con la nostra fragilità dobbiamo convivere; se non l’accettiamo scatta oltre al contagio da virus quello della paura, dell’angoscia collettiva.

Nascono così i comportamenti asociali e razzisti: dall’assalto ai supermercati, all’accaparramento di mascherine e disinfettanti, non importa se altri ne avranno più bisogno, al vietare l’accesso al bar al negoziante cinese della porta accanto. E come in ogni epidemia che si rispetti gli sciacalli si riempiono le tasche vendendo Amuchina e simili a prezzi inauditi.

L’eccesso di informazione, soprattutto sui social, aumenta la psicosi collettiva; le opinioni contrastanti, gli allarmismi sconsiderati, i titoloni in prima pagina, le fake-news favoriscono l’insicurezza e avvelenano i rapporti sociali già compromessi dall’evento.

Proprio in questo frangente c’è invece bisogno di restare uniti, di essere comunità, di avere informazioni chiare, di dare fede a chi lavora per il nostro bene.

Bellissima la lettera che il preside del liceo Volta di Milano ha scritto ai propri studenti, a casa per la scuola preventivamente chiusa. Uno stralcio: “…Non c’è nessun motivo per prendere d’assalto i supermercati e le farmacie, le mascherine lasciatele a chi è malato servono a loro…Uno dei rischi più grandi in vicende del genere…è l’avvelenamento della vita sociale, dei rapporti umani, l’imbarbarimento del vivere civile. L’istinto atavico, quando ci sentiamo minacciati da un nemico invisibile è quello di vederlo ovunque, il pericolo è guardare a ogni simile come a una minaccia, come a un potenziale aggressore. Rispetto alle epidemie del XIV e XVII secolo noi abbiamo dalla nostra parte la medicina moderna, non è poco credetemi, i suoi progressi le sue certezze, usiamo il pensiero razionale di cui è figlia per preservare il bene più prezioso che possediamo, il nostro tessuto sociale, la nostra umanità. Se non riusciremo a farlo la peste avrà vinto davvero.”

È alla ragione a al buonsenso che dobbiamo affidarci in questo momento di incertezza, avendo fiducia nei ricercatori, nel personale sanitario impegnato oltre ogni immaginazione, nelle istituzioni e nei governi, che faranno anche errori, ma si impegnano seriamente per la nostra salute.

Se c’è qualche politico - e penso all’Italia - che strumentalizza un’epidemia per i suoi interessi di potere, al momento lasciamolo perdere; quando la popolazione sarà più serena, saranno i primi a rimetterci, speriamo.

Tempi più sereni arriveranno certamente, anche se dovremo aspettare un po’ e forse più di un po’. Sarà un momento di grande gioia e sollievo, come quello del manzoniano Renzo Tramaglino, all’arrivo della pioggia a ripulire tutto: “Appena infatti ebbe Renzo passata la soglia del lazzaretto e preso a dritta, per ritrovare la viottola di dov’era sboccato la mattina sotto le mura, principiò come una grandine di goccioloni radi e impetuosi, che, battendo e risaltando sulla strada bianca e arida, sollevarono un minuto polverio; in un momento, diventarono fitti, e prima che arrivasse alla viottola la veniva giù a secchie.

Renzo, invece di inquietarsene, ci sguazzava dentro, se la godeva in quella rinfrescata, in quel sussurrio, in quel brulichio dell’erbe e sulle foglie, tremolanti, gocciolanti, rinverdite, lustre; metteva certi sospironi lunghi e pieni; e in quel risolvimento della natura sentiva come più liberamente e più vivamente quello che s’era fatto nel suo destino. Ma quanto più schietto e intero sarebbe stato questo sentimento, se Renzo avesse potuto indovinare quel che si vide pochi giorni dopo: che quell’acqua portava via il contagio…che tra una settimana si vedrebbero riaperti usci e botteghe, non si parlerebbe più che di quarantina; e della peste non rimarrebbe se non qualche resticciolo qua e là; quello strascico che un tale flagello lasciava sempre dietro a sé per qualche tempo.”

La nostra pioggia potrà essere la bravura degli scienziati, le serie misure prese per contenere l’epidemia, la stagione più calda, la mutazione del virus, chissà…

Intanto noi dobbiamo fare la nostra parte, usare la razionalità, non perdere senso civico e umana solidarietà, seguire le direttive di chi ne sa più di noi e, se ci è richiesta qualche limitazione alla nostra libertà per il bene personale e di tutti, accettiamola serenamente, anche se ci costa fatica.

Se per il bene comune dovremo stare più in casa, speriamo non malati, nella necessità di frenare il diffondersi dell’epidemia, potremo forse riscoprire il piacere di un buon libro o di un vecchio hobby abbandonato per mancanza di tempo, trovare momenti di preghiera, di riflessione, di dialogo.

A chi, come me, è diversamente giovane, si consiglia maggiore prudenza e sarà bene averla, e se è vero ciò che ha affermato Rita Levi Montalcini: si deve “aggiungere vita agli anni, non anni alla vita”, è giusto farlo, usando però la saggezza della nostra età.

Combattere l’epidemia con la preghiera

Una preghiera “che è anche un modo per guardare con gli occhi della fede ciò che sta accadendo”, come si legge nel sito di Mondo e Missione, ci viene dalla Chiesa di Hong Kong, facciamola nostra:

O Dio, tu sei la sorgente di ogni bene. Veniamo a te per invocare la tua misericordia.

Tu hai creato l’universo con armonia e bellezza, ma noi con il nostro orgoglio abbiamo distrutto il corso della Natura e provocato una crisi ecologica che colpisce la nostra salute e il benessere della famiglia umana. Per questo ti chiediamo perdono.

O Dio, guarda con misericordia alla nostra condizione oggi che siamo nel mezzo di una nuova epidemia virale.

Fa che possiamo sperimentare ancora la tua paterna cura. Ristabilisci l’ordine e l’armonia della Natura e ricrea in noi una mente e un cuore nuovo affinché possiamo prenderci cura della nostra Terra come custodi fedeli.

O Dio, affidiamo a te tutti gli ammalati e le loro famiglie.

Porta guarigione al loro corpo, alla loro mente e al loro Combattere l’epidemia con la preghiera spirito, facendoli partecipare al Mistero pasquale del tuo Figlio. Aiuta tutti i membri della nostra società a svolgere il proprio compito e a rafforzare lo spirito di solidarietà tra di loro. Sostieni i medici e gli operatori sanitari in prima linea, gli operatori sociali e gli educatori. Vieni in aiuto in maniera particolare a quanti hanno bisogno di risorse per salvaguardare la loro salute.

Noi crediamo che sei Tu a guidare il corso della storia dell’uomo e che il tuo amore può cambiare in meglio il nostro destino, qualunque sia la nostra umana condizione.

Dona una fede salda a tutti i cristiani, affinché anche nel mezzo della paura e del caos possano portare avanti la missione che hai loro affidato.

O Dio, benedici con abbondanza la nostra famiglia umana e disperdi da noi ogni male. Liberaci dall’epidemia che ci sta colpendo affinché possiamo lodarti e ringraziarti con cuore rinnovato. Perché Tu sei l’Autore della vita, e con il Tuo Figlio, nostro Signore Gesù Cristo, in unità con lo Spirito Santo, vivi e regni, unico Dio, nei secoli dei secoli.

Amen


Articolo pubblicato sul mensile insieme di aprile 2020.