2016 09 diaconesseCome preannunciato a maggio Papa Francesco ha istituito una commissione di studio sul diaconato femminile. La commissione, guidata dall’arcivescovo gesuita Luis Francisco Ferrer, segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede, è composta da dodici membri, sei uomini e sei donne.

È un passo avanti sulla strada intrapresa da Bergoglio, che ha sempre affermato la necessità di “studiare criteri e modalità nuovi, affinché le donne non si sentano ospiti, ma partecipi della vita della Chiesa”. E ancora: “La Chiesa deve coinvolgere consacrate e laiche nella consultazione ma anche nelle decisioni, perché ha bisogno del loro punto di vista. E questo crescente ruolo della donna nella Chiesa non è femminismo: la corresponsabilità è un diritto di tutti i battezzati, maschi e femmine… Le donne diacono sono una possibilità oggi”.

La questione del diaconato femminile è aperta da tempo. Se ne dibatte da quarant’anni, da quando, nel 1976, la Congregazione per la Dottrina della Fede pubblicò la sua dichiarazione ”Inter insignores”, che ribadiva il no al sacerdozio femminile, ma lasciava aperta la questione sul diaconato. Da allora sono intervenuti in molti nel dibattito, non ultimo il Cardinal Martini, per il quale c’erano “spazi aperti”, per cui il discorso sul ruolo della donna avrebbe potuto continuare proprio a partire dal diaconato, che “il documento non menziona, quindi non chiude”.

Il diaconato è il primo grado di consacrazione ufficiale che precede l’ammissione al sacerdozio. Esiste anche, al di fuori del cammino verso il sacerdozio, il diaconato permanente cui sono attualmente ammessi soltanto gli uomini, anche sposati. Con la diminuzione del numero di preti, i diaconi hanno assunto un ruolo sempre più importante nelle parrocchie, nei settori della pastorale, della formazione e della carità.

Nelle prime comunità cristiane d’occidente e d’oriente esisteva anche un diaconato femminile, con compiti soprattutto di servizio, come era quello maschile, quando il diacono veniva ordinato al ministero, non al sacerdozio.

Ora con l’istituzione della commissione si apre un importante cammino di riflessione su questa forma ecclesiale di servizio, per studiarne una possibile attualizzazione e considerare se le diaconesse permanenti sono realmente “un’opportunità di oggi” e in che eventuale forma.

Fa ben sperare la capacità riformista di Papa Francesco, ma si può verosimilmente prevedere un’aspra battaglia tra i fedelissimi sostenitori del Pontefice e i suoi più tradizionalisti oppositori.

Una certezza è che le donne sono parte attiva del popolo di Dio, si danno un gran da fare nella Chiesa, spesso sono l’anima delle comunità, ma a parte rare eccezioni, non sono ammesse a ruoli di diretta responsabilità e decisionalità.

Nell’attesa dei risultati dello studio, è pensabile e auspicabile che nella Chiesa si possa aprire alle donne uno spazio per un diaconato di tipo pastorale.

Possibile anche l’accesso ai ministeri minori, peraltro già praticati: il lettorato e l’accolitato.

E anche spazi ai vertici di qualche dicastero vaticano; già Bruno Forte nel 1995 aveva parlato della possibilità di affidare alle donne responsabilità pastorali dirette.

Le donne hanno cuore, cervello e volontà per esserci e dare il loro contributo.


Articolo publicato sul mensile insieme di settembre 2016.