La Missione Cattolica Italiana di Berna esiste dal 1927 con l'arrivo dei Sacerdoti Bonomelliani, fondati dal Vescovo di Cremona, Geremia Bonomelli, proprio per l'assistenza agli italiani emigrati in Europa.

Dal 1947, per mancanza di Sacerdoti Bonomelliani, essa è affidata dalla Santa Sede alla Congregazione Scalabriniana.

Quando, nella primavera del 1947, padre Giuseppe Vigolo, scalabriniano, approdò a Berna, vi trovò don Ireneo Rizzi, anziano missionario bonomelliano, uomo di Dio, molto amato dai nostri connazionali. Ti lascio la statua di Maria Ausiliatrice e tanti italiani gli disse don Ireneo.

Gli italiani erano già tanti e crescevano a vista d'occhio, trasportati da tre-quattro treni giornalieri carichi di giovani in cerca di lavoro. Assieme a pochi operai specializzati usciti dalle industrie toscane, emiliane e liguri, i più provenivano dal Veneto, dal Friuli e dalla Lombardia ed erano in gran parte collaboratrici domestiche, manovali, muratori, contadini.

P. Giuseppe Vigolo trovò alloggio in una piccola mansarda sulla Mühlemattstrasse; come ufficio prese una stanzetta presso la Casa d'Italia. Successivamente gli fu messa a disposizione una villetta che si può vedere ancora oggi al Sulgenheimweg 11. È stata questa la prima vera sede di Missione.

Il territorio della Missione si estendeva sull'intero cantone di Berna, che allora comprendeva anche tutto il Jura.

In quegli anni a Berna erano centinaia gli italiani in cerca di un luogo di incontro per tutti i giorni, e ancor più per il sabato e la domenica. Fortunatamente ci accolse la parrocchia della SS. Trinità che mise a nostra disposizione la cripta della chiesa e, quando era libera, la grande sala contigua.

Per il momento bastava, ma certamente non per il futuro: occorreva una sede più spaziosa. Sull'Alpenstrasse 22, la Provvidenza ci fece trovare una villa con 2.000 mq di terreno, complice la bancarotta del casinò di Evian. La Missione vi si trasferì il 1º giugno 1951.

Con l'arrivo di padre Rino Frigo, di padre Giovanni Favero (in qualità di Direttore dei missionari italiani in Svizzera) e successivamente dei padri Luigi Bocciarelli, Tarcisio Rubin (morto in Argentina in concetto di santità) e padre Enzo Moretto, l'animazione missionaria ebbe una splendida fioritura pastorale e socio-ricreativa, estesa all'intero cantone che vide sorgere stupendi gruppi maschili e femminili, una filodrammatica, un coro ed una rete di collaboratori laici, sparsi un po' ovunque. Inoltre, in una villa attigua alla nostra sede, fu aperta una scuola materna affidata alle Suore Zelatrici del S. Cuore di Gesù.

Il nostro lavoro, sostenuto da decine e decine di collaboratori laici, si era esteso oltre il cantone bernese ed arrivava già in quello di Solothurn e di Neuchâtel e poi ancora fin sulle alpi bernesi dove i nostri italiani costruivano dighe per le centrali elettriche, e nei convitti dei cantoni di Berna, Zug, Glarus per attività di formazione tra le migliaia di giovani italiane.

Giungemmo fino a Briga, posto di frontiera. Un missionario partiva al mattino e tornava alla sera dopo aver passato la giornata in stazione per accogliere i nuovi arrivati, per dare istruzioni, consigliare, distribuire biglietti con gli indirizzi delle Missioni. Pionierismo? Direi proprio di sì, e autentico.

Ancora una volta la sede divenne piccola, anzi piccolissima. Sorretti da una grande fiducia nella divina Provvidenza, si pensò di cercare una sede più capiente. L'idea maturò nel 1957: ci si convinse che fosse più conveniente costruire ex novo un immobile fatto su misura. Visitammo decine di terreni, poiché su quello dell'Alpenstrasse c'era il divieto di costruire strutture rumorose: era riservato per appartamenti.

Finalmente scoprimmo un terreno alla Friedeckstrasse-Bovetstrasse: sembrava una zona adatta. Sempre aiutati dalla Provvidenza, trovammo i fondi per comprarlo ed erigere, in due tappe, l'attuale Missione con il prezioso aiuto dell'architetto De Maddalena. La sede e la Chiesa vennero rispettivamente inaugurate nel settembre del 1960 e nel marzo del 1963.