2021 12 nataleQuando nel settembre 2020 il consiglio pastorale della MCLI ha deciso di sostenere il progetto “Lawrence House”, il primo contatto che abbiamo ricevuto è stato quello di Giulia Treves, l’ex direttrice della casa. Oggi Giulia ricopre un nuovo ruolo, quello di executive manager per il Centro Scalabriniano di Cape Town, ma il legame con la casa-famiglia rimane saldo. Le abbiamo chiesto di raccontarci brevemente la sua esperienza.

Ti va di raccontare di come sei arrivata a dirigere la Lawrence House?

Sono partita come volontaria nel 2006, e a dire la verità non è mai stata una partenza con un ritorno pianificato. Nel senso che dopo alcune precedenti esperienze di volontariato scalabriniano in Colombia e dopo aver concluso il mio master al SIMI (Scalabrini International Migration Institute), per me era chiaro che la partenza era una scelta di vita.

Quando sono diventata un’operatrice permanente, insieme alla mia collega Romina abbiamo iniziato un cammino di trasformazione della Lawrence House. C’era davvero parecchio da fare da un punto di vista istituzionale e amministrativo. Da progetto missionario, la Lawrence House si stava inserendo nella rete delle strutture d’accoglienza della provincia del Western Cape. Diciamo che questo percorso è stato finalizzato nel 2010, quando mi è stato ufficialmente assegnato il ruolo di direttrice. Personalmente, rimango convinta che abbia avuto un ruolo non insignificante il fatto che sia cresciuta in Germania – immaginati il ‘caos’ di una casa d’accoglienza africana... Sembrava giusta la scelta di condirci un po’ di talento organizzativo e strutturale teutonico!

Ora che sei giunta al termine del tuo lavoro come direttrice, come riassumeresti questa esperienza?

La Lawrence House, i suoi bambini e giovani, le loro famiglie, l’equipe e la lotta quotidiana con e contro la burocrazia mi hanno davvero insegnato tanto. Ho dovuto mettermi in gioco, rivedere alcune delle mie convinzioni, e accettare che mostrarsi vulnerabile a volte aiuta il tuo prossimo.

Al contempo ha rinforzato alcune certezze, soprattutto quella che tante ingiustizie sono costruzioni sociali e pertanto è nostro il dovere di sostituirle con dei paradigmi più equi.

Come hanno vissuto questo periodo di pandemia i ragazzi della casa?

Inizialmente bene... Però anche questo ci ha fatto riflettere. Vedere la propria vita stravolta da un giorno all’altro, essere all’improvviso separati da tutti, dover ricostruire una nuova routine... In fondo, tutto ciò è già capitato a tanti di loro come minimo almeno una volta nella vita.

Poi con il passare dei mesi sono emerse le difficoltà, date dal dover stare insieme senza avere attività al di fuori della casa. Avere sempre l’identità di gruppo e mai la possibilità’ di sentirsi un po’ liberi, un po’ più “io” e non sempre “noi”. Sono aumentati un i conflitti tra i ragazzi, e anche la tensione con gli educatori. Oggi ci sono meno restrizioni e quindi tutti hanno più spazi e opportunità di sfogarsi al di fuori della casa. Stanno tutti un po’ meglio, ma il peso della pandemia si fa sentire.

Considerando le diverse origini dei ragazzi, come si vive solitamente il Natale alla Lawrence House?

Con l’eccezione del Natale scorso, normalmente ci adoperiamo perché nessuno dei bambini e giovani debba passare il Natale alla Lawrence House. Facciamo sì che le famiglie siano sostenute per accogliere i bambini almeno per qualche giorno, oppure li accogliamo a casa nostra (soprattutto la nostra assistente sociale ha sempre la casa piena a Natale!), o troviamo famiglie che ospitino qualche ragazzo per i giorni festivi.

L’anno scorso è stato il primo Natale passato insieme. Benché i ragazzi avessero la possibilità di uscire, al ritorno sarebbe stata obbligatoria una quarantena di 14 giorni in casa – uno scenario ingestibile per noi.

Quindi abbiamo scelto di passare il Natale tutti insieme. L’equipe, nonostante l’anno difficile, si è messa a disposizione e gli educatori si sono divisi i turni: Viglia, giorno di Natale, Capodanno.

Un momento semplice, però che ha portato gioia a tutti e stato quello di cantare canti di Natale tutti insieme la Vigilia di Natale. Tradizioni diverse, credo diversi, ma tutti uniti dal desiderio di stare bene insieme, come una famiglia.

C’è la possibilità di fare un’esperienza di volontariato all’interno della casa?

Si! Cercasi volontari sempre. L’ASCS offre un corso di volontariato e ha a disposizione informazioni per chi desidera. I requisiti sono: sapersi difendere in inglese, permanenza di almeno tre mesi (possibilità di permanenza breve se legata a un progetto/periodo specifico), età minima 23 anni, copia di recente certificato penale.

In occasione del Santo Natale, ci sarà la possibilità di acquistare dei gadget presso la Missione Cattolica di Lingua Italiana di Berna, il cui ricavato verrà donato interamente alla Lawrence House.

Inoltre, per chi lo desidera, è possibile fare una donazione alla casa-famiglia tramite il conto postale della Missione: 30-21486-3 con causale: “Casa famiglia a Città del Capo”. Oppure potete accedere alla raccolta fondi e donare sulla pagina web https://gofund.me/7d97c900.

Grazie di cuore, e buone feste a tutti i lettori!

Sofia Iorio