2022 03 newnormalA gennaio è iniziato il nuovo anno scolastico a Cape Town: i ragazzi della Lawrence House sono tornati a scuola, finalmente in presenza, e la vita sembra riprendere i ritmi precedenti all’arrivo del Coronavirus. All’inizio di febbraio abbiamo chiesto a Romina Meneghetti, la coordinatrice degli educatori che lavorano nella casa-famiglia, di raccontarci come stanno i ragazzi e quali sono le attività ricreative e terapeutiche che svolgeranno quest’anno. Anche grazie ai fondi raccolti dalla nostra Missione, i bambini più piccoli della Lawrence House potranno partecipare a dieci sessioni di gioco-terapia organizzate da una psicologa dell’infanzia. Di seguito riportiamo le parole di Romina:

“I ragazzi stanno bene, qui a Cape Town il nuovo anno scolastico è iniziato a gennaio. Per limitare il contagio, la scuola è iniziata alternando i giorni in presenza (la classe viene divisa in gruppi che frequentano a giorni alterni), ma è stato recentemente annunciato che dalla prossima settimana la frequenza e gli orari scolastici torneranno quelli del periodo pre-pandemia. Un po’ alla volta stiamo tornando alla normalità! Per quanto riguarda le misure anti-Covid, al momento siamo un po’ più tranquilli: portiamo ancora la mascherina e disinfettiamo spesso le mani, ma abbiamo qualche libertà in più. I ragazzi hanno perso molti giorni di scuola a causa del virus, per questo siamo felici che ritornino in presenza: in cuor nostro speriamo che tutto vada bene, e che i ragazzi si impegnino. L’anno scorso hanno tutti completato con successo l’anno scolastico, tranne un ragazzo che ha iniziato a frequentare a metà anno, ed è comprensibile che abbia avuto qualche difficoltà in più. Tutti i ragazzi sono entusiasti del ritorno a scuola, e noi li sproniamo affinché continuino con questo spirito.

Per quanto riguarda la scelta delle attività ricreative, cerchiamo sempre di seguire le inclinazioni dei ragazzi. Abbiamo ripreso il calcio e la danza: la maggior parte dei maschi ha deciso di giocare a calcio e perciò, li abbiamo iscritti ad un soccer hub (un centro sportivo dedicato al gioco del calcio) che si trova vicino al nostro quartiere. Abbiamo già una partnership attiva con questo centro, e i responsabili che lavorano lì ci aiutano anche col trasporto dei ragazzi, specialmente quando inizia il periodo delle partite. C’è anche un piccolo gruppo di ragazze che parteciperà al corso di calcio, alcune lo hanno già frequentato, altre inizieranno quest’anno: potremmo pensare di formare una squadra della Lawrence House! Gli allenamenti si svolgono due o tre volte alla settimana, mentre le partite contro gli altri club si tengono solitamente il sabato. Allo stesso tempo è ripartito il corso di danza, anche grazie ai fondi inviatici dalla Missione Cattolica di Lingua Italiana di Berna. C’è un gruppo di circa dodici ragazzi e ragazze che hanno scelto la danza come attività ricreativa, e alcuni di questi ragazzi frequentano già da qualche anno il corso. Si tratta di un’ora di lezione alla settimana, ma è un tempo fondamentale per i ragazzi affinché si sfoghino e apprendano qualcosa di nuovo. Ai ragazzi della Lawrence House piace molto ballare, ed è bello che vogliano perfezionarsi in questo, imparando un po’ di basi tecniche del ballo. Allenare il fisico, sperimentare la competizione, lavorare in squadra e, soprattutto, avere a che fare con persone diverse da quelle che sono nella casa: sono tutte esperienze fondamentali dalle quali possono nascere nuove amicizie.

All’interno della casa invece, l’assistente sociale ha iniziato dei nuovi lavori terapeutici di gruppo: uno dei temi principali che affronteremo con i ragazzi sarà la violenza di genere, argomento molto attuale e delicato, sul quale organizzeremo dei workshops moderati da alcuni facilitatori esterni. In una comunità come quella di Cape Town, e in generale in tutto il Sudafrica, è importante che i ragazzi capiscano come rispettare le ragazze, e che le ragazze capiscano come rispettare loro stesse e i ragazzi.

Un’altra attività iniziata nella casa riguarda l’esplorazione, mese per mese, di diversi valori e tematiche: a gennaio abbiamo discusso dell’importanza di prefiggersi degli obiettivi. Febbraio, invece, lo abbiamo dedicato alle relazioni: come stiamo insieme agli altri? Come viviamo insieme agli altri all’interno della casa? Come ci rispettiamo? Cosa vuol dire avere una relazione con un adulto, con un coetaneo? Cosa sono le sane relazioni? Ogni mese organizziamo dei focus group divisi per fasce d’età: con il gruppo dei ragazzi più grandi creiamo una frase che racchiuda il senso di quanto discusso in quel mese, e la esponiamo, insieme al disegno realizzato dal gruppo dei più piccoli, su un muro della casa che abbiamo dedicato proprio ai lavori di gruppo. Il nostro intento è quello di incentivare riflessioni su temi davvero importanti per la loro crescita.

Oltre a tutto questo, i ragazzi devono affrontare gli impegni scolastici con serietà: è fondamentale il supporto di alcuni tutor locali che, volontariamente, trascorrono un paio d’ore al pomeriggio con i ragazzi per aiutarli a svolgere i compiti.

Inoltre, avvieremo un programma per i più piccoli della casa, tre bambini tra gli 8 e i 9 anni: a loro sarà dedicato un processo terapeutico di dieci sessioni con una psicologa che sfrutterà la play therapy (il gioco, il teatro e altre attività specifiche) per portare i più piccoli a condividere i loro pensieri. Tra i vari temi che affronteranno, vogliamo che anche i bambini riflettano su aspetti importanti come il rispetto di sé stessi, del proprio corpo, e la necessità di porre dei limiti nel caso in cui riconoscano comportamenti sbagliati. Queste sessioni serviranno a dare voce ai più piccoli, affinché possano avere uno spazio in cui sentirsi liberi di confrontarsi tra coetanei. Spesso i bambini copiano i ragazzi più grandi della casa, tanto nel linguaggio quanto nei comportamenti, per questo è fondamentale che un professionista si prenda cura di loro e ci aiuti a capire quali sono i loro bisogni.

In generale, la scelta dei programmi e delle attività destinate ai ragazzi dipende da vari fattori. Per legge, dobbiamo assicurarci che vi siano programmi terapeutici, educativi e ricreativi destinati a loro. Riguardo alle attività extra scolastiche, è chiaro che ogni ragazzo abbia desideri diversi, ma non è sempre possibile accontentare tutti: per questo cerchiamo un punto di incontro che li soddisfi. La scelta della scuola, poi, è guidata da limiti finanziari: possiamo garantire ai ragazzi la possibilità di frequentare solo alcune delle scuole statali del territorio. A volte capita che alcuni ragazzi, com’è successo di recente, manifestino la volontà di cambiare scuola: in questi casi, noi educatori abbiamo il compito di accogliere la loro volontà, accompagnandoli però nella riflessione su quello che tale cambiamento potrebbe comportare, ovvero la necessità di trovare una valida alternativa, trovare un istituto che offra loro borse di studio, e di conseguenza, mantenere dei buoni risultati scolastici. Tutto questo fa sì che i ragazzi si responsabilizzino e che abbiano degli obiettivi molto chiari.

I programmi terapeutici li scegliamo anche in base alle dinamiche di gruppo che osserviamo all’interno della casa. Quando osserviamo degli atteggiamenti sbagliati, cerchiamo di capire che tipo di intervento attuare. Purtroppo, anche in questo caso per limiti finanziari, non possiamo offrire un percorso di psicoterapia a ciascuno dei ragazzi, ma assicuriamo un percorso individuale qualora qualcuno mostrasse un cambiamento del comportamento, una regressione, oppure nell’eventualità di un incidente particolare. Diversi psicologi si sono resi disponibili a seguire i ragazzi più bisognosi di psicoterapia a tariffe agevolate: pagare le tariffe intere per noi sarebbe insostenibile. Al momento, quattro ragazzi della casa hanno la possibilità di vedere individualmente una psicoterapeuta una volta a settimana. Nel caso in cui la psicoterapia debba essere integrata con l’assunzione di farmaci specifici, ci rivolgiamo alle cliniche statali. E noi educatori, per poter gestire al meglio alcuni comportamenti dei ragazzi, ci confrontiamo regolarmente via Zoom (a causa del Covid) con una psicologa molto competente.”

Per chi lo desidera, è possibile fare una donazione alla casa-famiglia tramite il conto postale della Missione: 30-21486-3 con causale: “Casa famiglia a Città del Capo”. Oppure potete accedere alla raccolta fondi e donare sulla pagina web https://gofund.me/7d97c900

Il vostro aiuto ha portato molti frutti! Ringraziamo di cuore chi vorrà continuare a sostenere il progetto, permettendo ai ragazzi di ricevere tutto il supporto di cui necessitano.

Sofia Iorio