2021 56 sacrificareamore1Lo scorso mese, mentre eravamo intenti a preparare il nuovo numero di Insieme, abbiamo ricevuto una e-mail inattesa. Una giovane ragazza della nostra comunità italiana in Svizzera ci ha raccontato ciò che le era successo e ci ha chiesto se valesse la pena raccontarlo in un articolo. Assolutamente sì. La sua storia mi ha colpito molto, perché sembra incredibile che una cosa del genere possa accadere oggi, nel 2021, in Svizzera. È una storia dal sapore amaro, quasi da romanzo shakespeariano, ma con un’importante differenza che dovrebbe far rabbrividire qualunque credente: la sua relazione sentimentale è stata bruscamente interrotta per un’interpretazione umana del volere divino. Di seguito troverete la sua storia raccontata in prima persona e una risposta di padre Antonio Grasso a cui abbiamo chiesto un commento.

Ciao a tutti,

oggi voglio raccontarvi la mia storia.

Un anno fa ho conosciuto un ragazzo cresciutoin una famiglia con una religione diversa dalla mia e a cui mi sono affezionata tantissimo. La diversità di religione per noi non è mai stato un problema, ci andava bene così e ne abbiamo sempre parlato apertamente.

Qualche mese fa però, questa “unione” è stata separata da parti esterne. Perché? “Perché Dio non vuole”, mi è stato risposto. Ci siamo quindi persi e non l’ho più visto.

Se lui avesse scelto di continuare la frequentazione sarebbe stato segnalato e punito con l’espulsione. Non avrebbe quindi più potuto avere nessun rapporto sociale e umano con tutta la sua famiglia. Perché per il movimento religioso al quale appartiene, mischiarsi a persone del mondo, ovvero persone che non siano fratelli e sorelle della comunità, non è corretto. Ovviamente un ricatto. In questo caso, quindi, i sentimenti vanno soppressi perché non realizzabili. Nessuno sa quanto ho sofferto e soffro ancora per quest’assurdità. Meglio sacrificare l’amore che andare contro il volere di Dio e privarsi della famiglia? Mi sono ritrovata coinvolta in una realtà che non mi appartiene per colpa degli eventi della vita. Ad essere vittima delle scelte di qualcun altro e quindi patirne le conseguenze. Sono convinta che lui abbia fatto questa scelta in buona fede, non era sua intenzione coinvolgermi in tutto questo, ma è successo. Sfortunatamente questi avvenimenti accadono ancora oggi, nel 2021, in Svizzera, in Italia e in tutto il mondo.

Non concepisco proprio questa cosa del “vietare l’amore”. È un concetto che va contro il fondamento più importante delle religioni. L’insegnamento più importante di qualunque Dio, che sia quello cattolico, ebraico o musulmano, è proprio l’amore. L’amore in tutte le sue forme. Purtroppo, di fronte a ciò che mi è successo, non posso fare a meno di essere delusa dal mondo religioso. Non si può fare a meno di sentirsi persi. È una cosa che ti spiazza, ti distrugge e ti fa dubitare della volontà che ha Dio nei confronti del genere umano. In poche parole, perdi la fede, specialmente se si è ancora tanto giovani e ingenui davanti ad un discorso così complesso. Ma l’importante è ritrovarsi.

Oltre all’aspetto religioso, non dimentichiamoci che qui si tratta di sentimenti tra due ragazzi di 20 anni. E i sentimenti non si possono sopprimere in poco tempo. Ci vuole coraggio, tanto coraggio e forza per riprendere in mano la propria vita e lasciarsi alle spalle quella che è stata una storia che si ricorderà per sempre, date le circostanze. C’è bisogno di tempo per riprendersi da queste esperienze, e c’è bisogno di parlarne, di condividerle per riuscire a comprenderle.

Io ho voluto condividere la mia storia con voi. Nel mio piccolo, vorrei aiutare qualche ragazza/o che sta passando la mia stessa situazione, oppure che in circostanze diverse è costretto ad affrontare questioni giganti legate ad una cultura, religione o pensiero. Abbiate la forza di parlarne e di reagire. Non fatevi abbattere dalle situazioni difficili e abbiate il coraggio di credere ancora nelle cose belle.

Voglio rivolgermi anche ai genitori che a volte sono molto severi con i propri figli e si appellano continuamente alla religione o alla tradizione: per favore, lasciate la libertà ai vostri ragazzi di scegliere come vivere e chi amare. Insegnare loro la “strada giusta” non significa vietargli o privarli di qualcosa. Non significa mettere divieti dappertutto, ma porvi piuttosto dei segnali di pericolo, affinché i figli siano consapevoli dei rischi che corrono, ma che restino comunque liberi di scegliere.

Anonimo

2021 56 sacrificareamore2

Ciao Sofia

(non conoscendo il tuo nome, ho bisogno di dartene uno per poter dialogare meglio con te.. e ho scelto quello della mia figlioccia, a cui voglio tanto bene, come inizio a volerne a te, dopo aver letto la tua lettera).
Nel tuo messaggio si colgono tanti sentimenti: rabbia, frustrazione, impotenza, smarrimento, sfiducia, e così via…

Ogni frase parla del tuo cuore sofferente. Posso capirti e non faccio fatica ad essere dalla tua parte, anche se non ho più i tuoi 20 anni.

Mi meraviglio anch’io che ancora oggi si venga privati del diritto di amare. Se foste stati voi a lasciarvi, allora lo avremmo accettato tutti, ma il fatto che qualcuno ve lo ha imposto, nominando anche invano il nome di Dio… questa è una bestemmia! Si, dico bestemmia. Perché Dio occorre chiamarlo in causa a ragione, non per giustificare le nostre idee, i nostri schemi sociali, le nostre a volte distorte interpretazioni del “suo volere”.

Penso che entrambi siate vittime di una fede distorta. Purtroppo, in ogni religione o movimento religioso, essendo queste esperienze umane, troverai sempre l’errore. Come lo trovi nella scienza, nella tecnica e in ogni nostra realtà umana. Penso, però, che dovremmo distinguere Dio da chi se ne fa interprete. Tutti, anche la Chiesa a cui appartengo e di cui sono ministro, sono in cammino verso una conoscenza perfetta, ma che tale non sarà mai… perché fatta di persone! Camminare vuol dire essere alla ricerca della verità e della volontà di Dio, ma quale questa sia lo capiamo lentamente e in un dialogo comunitario. Nessun leader può erigersi a unico interprete della volontà di Dio, a meno che non stiamo parlando di Gesù… ma questo è un altro livello.

La tua rabbia non è, dunque, verso Dio, perché Dio non è contrario all’amore, se è puro e rispettoso delle persone. Dio è contrario alla guerra, all’odio, alla violenza contro i nostri fratelli e sorelle, alla distruzione della natura, ecc.

Dio è contro tutto ciò che distrugge la creazione.

Non prendertela con Dio, quindi, ma con chi sta abusando del suo nome per giustificare delle norme umane (rassegnati, è una vecchia dinamica che c’era anche ai tempi di Gesù, ma non sto qui a citarti passi biblici… magari qualche volta ne parliamo dal vivo).

Cara Sofia

Spero che tu e il tuo amico possiate tornare a stare insieme e ad amarvi, a costruire dolcemente e rispettosamente il vostro amore. Forse non è facile, ma mi auguro che tu e lui abbiate la maturità, la capacità e il coraggio di distinguere nelle esperienze religiose in cui siete cresciuti il bene dal male, ciò che vi aiuta a raggiungere la vera felicità e di liberarvi di ciò che vi rende schiavi. Non perdere la fede. Anzi: sii ancora più fedele a Dio che ti ama così come sei, senza chiederti di cambiare. E speriamo che tutti noi riusciamo ad imparare da questo Dio e ad amare e a lasciarci amare così come siamo. Ti abbraccio

P. Antonio

Ringraziamo Sofia per la sua preziosa testimonianza, che può servire a tutti noi come spunto di riflessione personale. Ringraziamo anche padre Antonio per la sua pronta risposta, in cui tra l’altro ci ricorda che la Chiesa (come ogni altra comunità religiosa) è una comunità umana in cammino verso la verità, e che, come tutte le realtà umane, non può essere perfetta, perché solo Dio Padre è perfetto. E Lui ama ognuno di noi come suoi figli.

Una “fede distorta”, che sia di un appartenente alla Chiesa, di un movimento religioso o di una qualsiasi altra religione poco importa, porta ad una sbagliata interpretazione del “volere di Dio” ed è sempre causa di dolore.

Invitiamo chiunque desiderasse condividere una propria testimonianza – anche in forma anonima – a scrivere alla redazione (vedi contatti nella pagina Insieme). Scrivere non serve solo a far riflettere chi legge, ma serve anche a chi la scrive, per sfogarsi e mettere ordine tra le proprie idee ed emozioni.

Una volta ricevuta la vostra storia, cercheremo qualcuno che la possa commentare come ha fatto padre Antonio con la storia di Sofia. Nell’anno della Famiglia, abbiamo il desiderio anche noi di metterci in ascolto delle vostre storie.

La Redazione


Articolo pubblicato sul mensile insieme di maggio-giugno 2021.