2021 11 catcallingEra il venticinque novembre scorso. Una giornata importante, in cui in tutto il mondo si celebra la giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Io avevo pubblicato un articolo su Insieme, l’ho poi anche letto durante la manifestazione organizzata a Berna dall’ambasciata. Ma, parlandone e discutendone con un’amica in Italia, mi sono accorto che, nonostante io mi interessi molto a questo argomento, non mi rendevo conto – e tuttora non me ne rendo pienamente conto – della frequenza e della facilità con cui una ragazza o una donna viene importunata per strada. Quel fenomeno fastidioso che viene chiamato cat-calling.

Non è forse violenza?

Con cat-calling si intende una molestia verbale rivolta a donne incontrate per strada e comprende commenti indesiderati, battute, gesti, fischi, “mano morta” e avances sessuali. E no, non si tratta di complimenti. Mi rendo conto che, purtroppo, per molti questi non sono gesti di violenza paragonabili alla violenza fisica. Si tratta però di violenza verbale che si tramuta in violenza psicologica, tanto che molte donne non si sentono più libere di camminare per strada ed indossare ciò che desiderano. Sto esagerando?

Lo pensavo anch’io, ingenuamente, fino all’anno scorso.

Poi ne ho parlato con quest’amica e da lì è nata un’idea.

Lei mi ha raccontato alcune sue esperienze personali e le ha pubblicate sui social networks, invitando altre persone a raccontare le proprie esperienze. In meno di due giorni, ha raccolto una ventina di testimonianze. Amiche, ragazze semplici, studentesse, che potrebbero essere vostre figlie, nipoti o sorelle le hanno raccontato le loro disavventure.

Ve ne riporto qualcuna qui, in formato anonimo.

Dalla violenza verbale a quella fisica

Questi comportamenti non sono solo violenza verbale e psicologica nei confronti del genere femminile, ma sono anche l’espressione di una sbagliata concezione della donna. La stessa concezione che è causa di atti ignobili come stupri e femminicidi. In Italia, il 2020 è stato l’anno in cui l’incidenza della componente femminile nel totale degli omicidi è stata la più alta di sempre, ovvero del 40,6%, mentre il numero di vittime registrate a fine agosto 2021 registrato da femminicidioitalia.info è di 41 casi. Ma in territorio elvetico la situazione non migliora. Secondo la pagina internet stopfemizid.ch, in Svizzera nel 2020 si sono riscontrati 12 casi di femminicidio, a fine agosto 2021 se ne contano già 20. Il metodo più efficace per combattere questa piaga? Parlarne, non minimizzare, denunciare e, soprattutto, educare!

Luca Panarese

Era estate, ero “giù” al mio paese, nel posto che in teoria è quello “sicuro”. Ero andata a fare colazione al bar e stavo tornando a casa a piedi quando, completamente a caso, mi ferma un uomo sulla cinquantina in un carro e mi chiede indicazioni. Lo aiuto frettolosamente perché avevo un caldo bestiale, ma lui dal nulla ha iniziato ad insistere che dovessi avvicinarmi allo sportello, nonostante gli avessi già ripetuto più volte le indicazioni. La sua espressione mi ha fatto raggelare il sangue e sono tornata a casa letteralmente correndo.

Primo anno di università. L’autobus era strapieno e quindi eravamo più o meno tutti appiccicati. Forse pensava non me ne accorgessi, ma ad un certo punto un signore dietro di me – di cui non ricordo nulla se non che fosse adulto – ha iniziato a fare dei movimenti strani, simulando un rapporto. Non sapevo come comportarmi, rimpiango ancora di non avergli detto nulla. È assurdo come il resto della gente non abbia fatto nulla. Qualsiasi forma di violenza non viene interrotta minimamente da nessuno, si lascia spesso la vittima in balìa dell’aggressore. Invece, per “piccola” che sia, la violenza è violenza.

Da un ragazzo: Qualche anno fa stavo tornando a casa a piedi, era tardi e in giro non c’era davvero nessuno. Il caso volle che qualche metro davanti a me sbucò una ragazza che praticamente stava facendo la stessa mia strada, però non si accorse di me ed io ero dietro di lei. Casualmente prese la stessa stradina che avrei dovuto prendere io, quindi sembrava davvero che la stessi seguendo, e già così mi son sentito a disagio. Qualche minuto dopo si girò e mi vide, iniziò prima ad accelerare il passo e poi prese il telefono e si fermò così che io potessi superarla. Era chiaramente agitatissima ed io mi sono sentito super in colpa anche se non avevo fatto nulla di male.


Articolo pubblicato sul mensile insieme di novembre 2021.