Giornata Mondiale del Migrante e Rifugiato

Condividiamo il nuovo video di Papa Francesco in vista della 108a Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato (GMMR) che si celebrerà domenica 25 settembre 2022.
Il Santo Padre approfondisce il sottotema “Un futuro per tutti e tutte” e ci coinvolge con una domanda diretta: Cosa significa mettere al centro i più vulnerabili?.


2022 09 suicidioassistitoAll’inizio dell’Anno della Famiglia Amoris Laetitia, ci eravamo prefissati di trattare alcuni argomenti di fede di importanza e di attualità e che rappresentassero argomenti a volte “scomodi” anche per la Chiesa, ma che costituiscono sfide che molte famiglie si ritrovano ad affrontare. Abbiamo iniziato con il tematizzare la questione dei separati, divorziati e risposati per poi proseguire con l’argomento “Chiesa e comunità LGBTQ+”. Ci siamo posti in ascolto di testimonianze ed esperienze di vita. Abbiamo voluto concludere questo percorso affrontando un altro argomento molto delicato ma che si presenta nel corso della vita delle nostre famiglie: il dolore e il fine vita. Di fronte al dolore e all’esperienza della morte, ognuno di noi reagisce in modo diverso. Chi si abbatte e si lascia prendere dallo sconforto, chi con forza affronta le difficoltà e riesce a gioire dei piccoli grandi doni che la vita ci offre ogni giorno. Ci siamo concentrati su due argomenti molto complessi: eutanasia e suicidio assistito. Entrambi sono, lo sappiamo dalla cronaca, argomenti presenti nel dibattito pubblico in Italia e realtà affermate nella Confederazione svizzera.

Come si arriva a scegliere l’eutanasia o il suicidio assistito?

Chi di noi, al cospetto di una malattia invalidante e davanti alla sofferenza non si è mai chiesto: “che senso ha?” Chi, al cospetto di un anziano costretto a letto in attesa dell’ultimo sospiro, non si è mai chiesto: “perché allungare questa agonia?” Generalmente sono proprio queste, in parte, le motivazioni di chi sceglie l’eutanasia o il suicidio assistito. Motivazioni che si possono riassumere con una sola parola: paura. Paura del dolore e della sofferenza, ma anche paura della solitudine, paura di diventare un peso per la propria famiglia e per la società. Paura di perdere il controllo sul proprio corpo e sulla propria mente, paura di perdere la propria dignità. Una paura naturale e comprensibile eh, attenzione, e che prima o poi ognuno di noi sarà chiamato ad affrontare.

È la stessa paura che ha dovuto affrontare anche Gesù, quella sera nell’orto degli ulivi. Gesù che era consapevole che presto sarebbe stato arrestato e giustiziato, Gesù che aveva paura della sofferenza e del dolore, e chiedeva al Padre, se possibile, di allontanare da sé quel calice. Eppure, sia fatta la Sua volontà. E attraverso la sofferenza e la morte Gesù si è donato a noi ed è risorto nella vita eterna.

Accompagnare una persona al suicidio assistito

Come stare vicino ad una persona che ha deciso di rivolgersi ad un’agenzia come Exit per il suicidio assistito? Sicuramente non è facile per un familiare o un amico capire la sua scelta, che magari si scontra anche con la morale di ognuno di noi. Ma non per questo possiamo permetterci di abbandonare queste persone.

Instaurare con loro un dialogo, cercando anche di convincerli a riflettere meglio sulla loro scelta, cercare di trovare un senso alla loro sofferenza, godendo delle piccole gioie giornaliere. E soprattutto trattarli con amorevolezza, non farli sentire soli né inutili. Perché a volte è proprio quella che papa Francesco più volte ha definito la “cultura dello scarto” ad essere una motivazione importante per una scelta del genere. Quel pensiero per cui se qualcuno o qualcosa non è più in grado di produrre materialmente – e quindi non è più considerato “utile” per la società – allora viene scartato. È proprio questa paura di diventare un peso per la propria famiglia a convincere molti a ricorrere a questa pratica.

Accompagnare una persona cara al suicidio assistito, pur non condividendo la sua scelta, ma accompagnarlo per non lasciarlo solo, è davvero molto difficile. Si vive lo scontro interno tra i propri principi morali. Si è combattuti tra la serenità di sapere di contribuire alla serenità del proprio caro e la consapevolezza di perderlo. Al naturale dolore per il lutto, si aggiungono poi i sensi di colpa di chi resta. È dolore e sofferenza, ma non è seguito dalla naturale serenità che sopraggiunge dopo un evento naturale, dopo che la vita ha fatto il suo corso, dopo che il Signore ci ha chiamati nel suo Regno.

La Redazione

Termini sul fine vita

Eutanasia: azione o omissione di terzi che procura la morte allo scopo di eliminare ogni sofferenza di una persona non più in grado di agire, intendere o volere.

Assistenza al suicidio: l’atto finale di togliersi la vita, somministrandosi la sostanza necessaria, è compiuto interamente dal soggetto stesso e non da terzi.

Istigazione al suicidio: Chiunque per motivi egoistici istiga alcuno al suicidio o gli presta aiuto è punito, se il suicidio è stato consumato o tentato.

Accanimento terapeutico: Prescrizione di cure futili, sovente dolorose, inutili e costose. Dilazionare la morte senza un reale beneficio. Sovente un impedimento a morire in serenità e dignità


Articolo pubblicato sul mensile insieme di settembre 2022.