2021 02 balcanicanarie1Conosciamo tutti gli effetti della pandemia sulle nostre vite, sul nostro lavoro, le nostre famiglie, la nostra quotidianità. Stiamo pian piano scoprendo i suoi effetti nella politica e nella società, che sicuramente usciranno trasformate da questa crisi, che ha intaccato tutti gli aspetti del nostro mondo. Nei prossimi paragrafi, abbiamo cercato di informarci sugli effetti della pandemia sui flussi migratori. Oltre all’analisi delle nuove criticità che si sono sviluppate in particolare sulla rotta balcanica e quella atlantica, troviamo interessante presentare anche l’impatto delle restrizioni sull’emigrazione in uscita dall’Italia.

La rotta balcanica: una catastrofe annunciata in Bosnia Erzegovina

Già nel 2019 la Commissaria per i diritti umani del Consiglio d’Europa Dunja Mijatović aveva chiesto conto della crisi umanitaria in corso nel Cantone di Una Sana in Bosnia Erzegovina. A seguito del suo intervento, il governo bosniaco chiuse il campo di migranti improvvisato di Vučjak, sorto su una discarica a cielo aperto. La crisi sembra però essersi nuovamente acutizzata, come sottolinea la Commissaria: “Risulta che, alla data di ottobre 2020, siano 6770 i richiedenti asilo e migranti accolti in campi situati nella Federazione della Bosnia Erzegovina.

Si stima che il numero di coloro che dormono all’addiaccio o in palazzi abbandonati nel Cantone di Una Sana e altrove nel paese va da 2000 a 3500 persone. Sono molto preoccupata del fatto che, a distanza di un anno dalla chiusura del campo di Vučjak, sia in corso nel Cantone un’altra crisi umanitaria”.

Da diversi mesi organizzazioni internazionali, associazioni e volontari denunciano le condizioni insostenibili in cui vivono queste persone arrivate percorrendo la cosiddetta “rotta balcanica” della migrazione. Le misure contro la pandemia delle autorità bosniache hanno scatenato il caos. Da aprile, un migliaio di persone sono state concentrate a forza a Lipa, una tendopoli situata nel nulla a 30 km da Bihać che doveva essere un campo temporaneo causa “emergenza Covid”. Doveva chiudere il 30 settembre, invece è rimasto aperto e non essendo attrezzato per l’inverno le persone qui accampate rischiano la vita. Si tratta anche di persone vulnerabili, migranti e richiedenti asilo, anziani, minori non accompagnati e famiglie con bambini rimasti senza cibo né assistenza medica. Chiusa ufficialmente il 23 dicembre, migliaia di migranti vi sono rimasti, affrontando la neve e l’inverno.

Inoltre, i potenziali richiedenti asilo continuano a incontrare ostacoli per mancanza di funzionari del settore nei centri di accoglienza e di interpreti, nonostante gli obblighi derivanti dal diritto internazionale in materia di asilo politico, espulsione e diritti umani. Preoccupanti sono anche le manifestazioni di violenza e xenofobia nei confronti dei migranti – spesso criminalizzati e stigmatizzati – e dei volontari che cercano di tutelarli.

(Liberamente tratto da: Nicole Corritore, “Bosnia-Erzegovina: Catastrofe umanitaria annunciata, 11.12.2020, https://www.balcanicaucaso.org/aree/Bosnia-Erzegovina/Bosnia-Erzegovina-catastrofe-umanitaria-annunciata-207128org/aree/Bosnia-Erzegovina/Bosnia-Erzegovina-catastrofe-umanitaria-annunciata-207128)

2021 02 balcanicanarie2Rotta delle Canarie

Da paradiso di turisti, le isole Canarie sono diventate, da qualche mese a questa parte, primo approdo di migranti e richiedenti asilo. Non si tratta di una novità, è una rotta già conosciuta, ma gli arrivi di migranti su queste isole è incrementato a dismisura nell’arco dell’anno. Basti pensare che solo nelle prime due settimane del mese di novembre 2020 il numero di migranti arrivati (5275) è superiore a quello degli ultimi quattro anni. Non sembrano numeri esorbitanti, ma considerando la percentuale, secondo il ministero dell’interno spagnolo gli arrivi sono aumentati del 600%. Ma perché tale incremento?

Secondo gli esperti, diversi aspetti hanno influito nella scelta di questa rotta alternativa per raggiungere l’Europa: l’impatto economico della pandemia, i conflitti regionali e l’instabilità politica, ma soprattutto l’impossibilità di praticare le “rotte tradizionali”. Complici i controlli rafforzati alle frontiere e gli sforzi degli Stati per contenere la pandemia e ridurre gli sbarchi, i migranti e le organizzazioni criminali che sfruttano il flusso migratorio si adoperano per aprire o intensificare i viaggi sulle altre rotte.

La pericolosità del viaggio per raggiungere le isole Canarie non è da sottovalutare. Nonostante l’arcipelago spagnolo si trovi a soli 14 km dalle coste marocchine, gli accordi tra Spagna e Marocco (simili a quelli siglati dall’Italia con la Libia), hanno allungato la rotta. I migranti partono ora dalle coste del Senegal, attraversano un tratto di oceano Atlantico di 1500 km su imbarcazioni spesso di fortuna, affrontando forti correnti e fenomeni meteorologici anche molto violenti. Il tratto è molto ampio e risulta impossibile da presidiare, il che complica anche le attività di pronto intervento. Per questo motivo, non sappiamo ad oggi quanti naufragi avvengano in questo tratto di acque internazionali e gli arrivi registrati a Fuerteventura rappresentano solo la punta dell’iceberg.

Le isole non sono pronte ad affrontare un flusso migratorio di tale portata.

Non esistono centri di accoglienza capaci di ospitare i nuovi arrivati. Eseguire i dovuti accertamenti medici, identificare i nuovi arrivati, registrarli ed ospitarli diventa inevitabilmente un’ardua sfida. Inoltre, la popolazione residente, già in grave crisi economica dovuta al mancato afflusso di turisti durante l’estate a causa della pandemia, sta già protestando per la difficile situazione che si sta creando.

(liberamente tratto da: Musa Drammeh, 01.01.2021, https://arcicomowebtv.wordpress.com/2021/01/01/arci-como-webtv-palinsesto-1-gennaio-musa-drammeh-canarie-tragica-rotta-atlantica-verso-leuropa/wordpress.com/2021/01/01/arci-como-webtv-palinsesto-1-gennaio-musa-drammeh-canarie-tragica-rotta-atlantica-verso-leuropa/)

Il mondo si allontana?

E per gli italiani e italiane? Certamente non possiamo lontanamente paragonare la situazione italiana a quelle trattate in precedenza, ma, da comunità di emigrati italiani e discendenti, trovo interessante anche osservare gli effetti della pandemia sulla situazione dei nostri connazionali. Ovviamente, il movimento migratorio degli italiani in uscita dal Paese ha subito un fermo dettato dalla pandemia poiché la chiusura delle frontiere, lo stop agli spostamenti ed il lockdown hanno impedito agli italiani di spostarsi in altri Paesi.

Ma come hanno vissuto questa situazione gli italiani che si erano recentemente trasferiti all’estero prima della pandemia? Sono sicuramente loro quelli ad aver sofferto di più l’impossibilità di attraversare la frontiera e rientrare in patria. A volte, hanno anche sofferto di dinamiche discriminatorie, additati come untori per la loro nazionalità a causa di un riscoperto sentimento antiitaliano. Hanno potuto fare un confronto diretto sulla diversa gestione della crisi sanitaria, accorgendosi delle differenze e dei difetti di ciascun Paese, comprendendone le diverse difficoltà giuridiche, il comportamento della popolazione civile e della classe dirigente. Queste considerazioni e riflessioni potrebbero essere davvero significative ed importanti in un prossimo futuro, magari per migliorare, una volta superata la crisi, l’ordinamento politico, le istituzioni civili e la collaborazione internazionale.

Gli effetti della pandemia sulle migrazioni degli italiani sono stati oggetti di studio del volume “Il mondo si allontana? Il Covid-19 e le nuove migrazioni italiane” a cura del Centro Altre Italie.

Basandosi su dati e testimonianze raccolti durante la scorsa primavera, lo studio – certamente non esaustivo per mancanza di dati – presenta un’istantanea della situazione d’insicurezza nella primavera più difficile degli ultimi decenni. Quale sarà lo scenario dei prossimi anni? Difficile da prevedere.

Tutto dipende dalla capacità dell’economia di riprendersi, di rinnovarsi, di reinventarsi. È possibile un aumento dell’emigrazione verso Stati economicamente più stabili, ma anche un rientro dei connazionali che hanno perso il lavoro all’estero a seguito della crisi. O ancora, perché no, un rientro di connazionali che potranno svolgere il proprio lavoro online, grazie alla spinta data dalla pandemia all’innovazione tecnologica e digitale. Un’altra variabile da considerare è la Brexit e gli accordi internazionali di libero scambio, che certamente avranno conseguenze importanti sul flusso migratorio verso il Regno Unito, paese che dal Rapporto Italiani nel Mondo del 2019 risulta essere la meta prediletta dagli emigranti italiani.

La Redazione


Articolo pubblicato sul mensile insieme di febbraio 2021.