2021 02 crisiopportunita1Ripensando all’anno trascorso, ci sarebbero mille considerazioni da fare. A marzo, gridavamo “ce la faremo”, dal balcone. Da aprile Papa Francesco, dopo la preghiera in una piazza San Pietro deserta e sotto la pioggia battente, ci ripete che da questa crisi ne usciremo più forti solo se uniti. Una crisi, che sia sociale, economica o sanitaria, rappresenta sempre anche un’opportunità di cambiamento, di miglioramento. L’anno passato è stato forse l’anno più difficile dalla fine della guerra, ma ci ha anche aperto gli occhi e mostrato nuove strade, perché la crisi non è ancora alle nostre spalle, ma possiamo iniziare a guardare avanti, per non farci trovare impreparati. Tra i tanti aspetti sui cui riflettere, di seguito vi propongo un’idea, una fiammella di speranza accesa già qualche anno fa, ma che questa crisi sembra aver alimentato. Chissà che questa crisi mondiale non serva da lezione e non ci insegni a far rifiorire anche realtà locali troppo spesso abbandonate per mancanza di opportunità.

Case a 1 euro

Cosa pensereste se vi dicessero che si può acquistare una casa al costo di un caffè? Sembra uno scherzo, eppure da Taranto (Puglia) a Borgomezzavalle (Piemonte) non sono pochi i Comuni che affidano a un solo euro l’importantissimo e bellissimo compito di rianimare un intero borgo, ridonando i propri valori, tradizioni e identità ai centri abitati in via di spopolamento e completo abbandono. Tradizioni che più di cinquemila dei 7903 Comuni italiani rischiano di perdere a causa della costante diminuzione demografica a cui sono sottoposti.

Troppo spesso si ritiene che siano i giovani i responsabili dello spopolamento dei piccoli centri, poiché oggi sono loro che tendono maggiormente a spostarsi, per studio, lavoro o semplicemente per voglia di cambiare. Ma tornando indietro nel tempo vediamo che il fenomeno di forte emigrazione interna, quindi l’avvio di questo inarrestabile processo di spopolamento, ha radici ben più lontane. Correvano gli anni del boom economico, un periodo fiorente per la popolazione italiana, quando intere famiglie hanno iniziato a spostarsi alla ricerca di nuova ricchezza nelle grandi città italiane, dando avvio a un vero e proprio esodo verso le città a scapito dei piccoli centri urbani.

Ma se è stato un periodo di grande rinascita a segnare l’avvio di processi di decadenza (tra cui anche la speculazione edilizia) di questi piccoli concentrati di tradizioni, cultura e storia, vorrei che provassimo a pensare per un attimo al periodo di crisi che stiamo vivendo come un periodo di speranza.

Stiamo vivendo, infatti, non solo un periodo di emergenza sanitaria ed economica, ma anche un punto di rottura sociale e culturale, un periodo che sta apportando profondi cambiamenti nel nostro modo di vivere. Già prima della crisi ci stavamo accorgendo che un piccolo appartamento in città iniziava a diventarci stretto, che forse avevamo bisogno di un contesto più familiare, con contatti umani oltre che lavorativi. Stavamo capendo che vivere vicino alla natura, lontani da traffico, smog e confusione, avrebbe giovato alla nostra salute mentale e fisica. Cambiare casa avrebbe però anche significato cambiare lavoro, e questo ci faceva paura. Poi quel virus partito da così lontano è arrivato in fretta anche da noi e, cogliendoci impreparati, ha sconvolto le nostre abitudini e ci ha costretti in casa lanciandoci una sfida che sembrava più grande di noi: continuare a vivere come prima anche se nulla era più come prima.

2021 02 crisiopportunita2Il lockdown ci ha spronati a trovare soluzioni veloci sfruttando al meglio quello che avevamo già: la tecnologia. Non avrà avuto la stessa dolcezza e pazienza, ma come un genitore che insegna al figlio a essere indipendente il virus ci ha aperto gli occhi insegnandoci a sfruttare tutte le potenzialità della tecnologia che da anni accompagna le nostre vite.

Sembra così banale, eppure l’impossibilità di muoverci fisicamente ci ha fatto rendere conto di quante cose si possano fare semplicemente con un computer e una connessione internet stabile; abbiamo capito che possiamo lavorare con i nostri colleghi anche se non siamo in ufficio, possiamo seguire una lezione anche se siamo seduti sul divano di casa e possiamo riposarci e lavorare meglio se non siamo costretti a fare i pendolari per ore.

Certo, in un primo momento ci siamo sentiti sopraffatti e spaventati, privati del tempo necessario per elaborare quello che ci stava succedendo, ma ora ci stiamo abituando all’imprevedibilità degli eventi e forse temiamo un po’ meno quello che ci riserverà il futuro.

E io, se penso che i borghi condannati a morte certa dall’attrattività delle città potrebbero ritrovare un nuovo equilibrio, nel futuro ci vedo tanta speranza. Non è meraviglioso, infatti, pensare che un momento di crisi potrebbe portare nuova vita a delle realtà che fino a un anno fa sembravano completamente dimenticate? Non sarebbe meraviglioso vedere le strade dei centri storici nuovamente abitate, le piazze piene di bambini che giocano e i locali che diventano nuovamente punti nevralgici di socialità?

Avere la possibilità di lavorare e studiare a distanza non basta, ma se le amministrazioni saranno capaci di rinnovare e ampliare le proprie infrastrutture, a partire da quelle informatiche, questo sogno potrà diventare realtà, innescando una serie di processi positivi.

La presenza di cittadini, infatti, è uno strumento molto potente per i borghi italiani; essa può innescare processi di riqualificazione degli spazi pubblici, valorizzazione delle architetture storiche, avvio di nuovi servizi. Ma c’è un aspetto ben più importante per la nostra identità, per le nostre radici, che un ripopolamento può fare…

Si parla spesso di eccessiva senilizzazione della popolazione, e se la si relaziona a questi piccoli Comuni il problema diventa sempre più serio. Ma se smettessimo di considerare gli anziani come un problema e iniziassimo a pensare a loro come una bellissima risorsa, capiremmo che il loro ruolo è fondamentale per il tramandamento dei saperi locali, quindi per la sopravvivenza di quelle radici che definiscono chi siamo.

Penso quindi che questa situazione di incertezza che ha costretto molti giovani a preferire la sicurezza della propria famiglia a un’esperienza di studio fuori sede, unita alla minore capacità delle città di offrire la sicurezza economica che le contraddistingueva solo un anno fa, possa rappresentare una grande fonte di ripopolamento dei piccoli centri abitati, un ripopolamento fatto di giovani e di giovani famiglie.

E se gli anziani possono e devono ricordarci i valori della nostra terra, i giovani che coraggiosamente decidono di restare o di tornare possono prendere quei valori, fonderli con le esperienze e le competenze che hanno maturato in giro per il mondo, e su di essi costruire delle attività capaci di farli rifiorire insieme all’economia locale, portando una rinfrescante aria di innovazione senza mai dimenticare l’identità della propria terra. Un connubio di tradizione e innovazione, un’economia locale viva intrecciata in quella globale, una riscoperta, valorizzazione e sviluppo sostenibile di realtà che rischiavano di scomparire. Non dico che sia facile, ma possibile. Ci vorrà inventiva, voglia di mettersi in gioco e di cogliere l’opportunità che questa crisi ci offre.

Sarà forse una visione troppo romantica, ma io credo che potendo scegliere tra la vita frenetica cittadina e una vita tranquilla, ma dotata di tutti i servizi necessari in uno di questi cinquemila borghi, gran parte delle persone sceglierebbe i verdi paesaggi montani lombardi e piemontesi allo smog cittadino, i fiabeschi castelli del Molise alle anonime costruzioni della città, i boschi abruzzesi ai parchi urbani circondati dai rumori delle auto.

Io credo che il patrimonio italiano possa accompagnarci in una nuova e dolce rinascita, quello che dobbiamo fare ora è non smettere di sperare, così come non hanno mai smesso di sperare tutte quelle persone che sono sempre rimaste nel loro borgo vedendo il loro quartiere spegnersi e che tra poco potrebbero vedere rinascere. E se la crisi ci fa troppa paura, pensiamo che basta un euro per comprare una casa e per dare speranza a un’intera comunità.

Ylenia Cleopazzo, Dottoressa in architettura


Articolo pubblicato sul mensile insieme di febbraio 2021.

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