2021 04 tradizioniPasquaQuando pensiamo al periodo pasquale, ci tornano inevitabilmente alla mente simboli, parole, immagini e tradizioni, gesti e rituali antichi, che affondano le loro radici nella pietà popolare e nell’identità del luogo. L’Italia, lo sappiamo, possiede una ricchezza e una varietà di tradizioni regionali legate alle feste religiose – e in particolare alla Pasqua – invidiabile.

Quest’anno, viaggiamo con la mente in Calabria, alla scoperta di una bella tradizione, quella della ‘Ncrinata.

Pasqua “Marti i Pasca” e a ‘Ncrinata di Dasà

Dasà, posizionata su fianco della collina sul versante tirrenico delle Serre calabresi, è una cittadina dalle vastissime tradizioni e feste popolari. Tra le più importanti, sicuramente tanto da essere istituita come festa patronale nel 2017, c’è la ‘Ncrinata o Affruntata.

La devozione dei dasaesi nei confronti della Statua della Madonna risale, presumibilmente, alla fine del 1400. È di questo periodo una leggenda che racconta di un’incursione di briganti, i quali devastarono il Casale di Bracciara, compresa la chiesa. Tra i ruderi di quel saccheggio rimase solo l’altare con la statua in legno raffigurante la Madonna della Consolazione.

La prima notizia della ‘Ncrinata come tradizione cristiana risale al 1711, non si sa però con esattezza quando la rappresentazione sia stata istituita così come la vediamo oggi, possiamo, però, ipotizzare che risalga al periodo della dominazione spagnola in Calabria.

La cerimonia religiosa del “Martedì di Galilea”, ovvero il martedì dopo Pasqua, consiste nel rappresentare l’incontro tra San Giovanni Evangelista e la madre di Gesù che raggiungono assieme il Figlio Risorto. Coinvolge due chiese: per quanto riguarda la Madonna la chiesa della Consolazione, mentre per Giovanni e Gesù la chiesa dell’Immacolata, che accoglie le tre statue a conclusione della manifestazione.

La tradizione vuole che il Lunedì dell’Angelo la statua della Madonna venga tolta dalla nicchia nella quale è situata per il resto dell’anno. In dialetto si dice “Scindir’a Madonna”, ovvero “scendere la statua”, che viene rivestita con il mantello nero, in segno di lutto. La statua viene poi posta sotto un baldacchino dove rimane esposta alla venerazione dei devoti per tutta la notte.

La mattina del martedì di Galilea si celebra la messa, subito dopo la statua della madonna, preceduta dalla confraternita del Rosario, viene portata a spalla in processione da 4 persone che hanno precedentemente incantato la “stanga”. È infatti tradizione far portare, a spalla, la statua della Consolazione, a coloro (o chi per loro) si aggiudicano all’asta “incantu” le stanghe, ossia i bastoni che sorreggono il piedistallo dove è posta la statua. Partecipano all’incanto quelle persone che ritengono di avere ricevuto una grazia particolare o che vogliono chiederla “per voto” in quest’occasione. All’asta partecipano tutti i devoti, non solo i residenti in paese, ma anche gli emigrati, che pur vivendo in terre lontane hanno conservato per la Consolazione una grande fede. Le statue di Cristo e di San Giovanni escono dalla chiesa portate e spalla e precedute dalla confraternita dell’immacolata.

Ogni statua percorre un tragitto diverso. La Madonna viene portata vicino alla località Arco dove rimane, tradizionalmente “ja bascju all’ Arcu”, in attesa della chiamata da parte di San Giovanni.

La statua di San Giovanni si stacca dal fianco del Cristo e cerca Maria, le annuncia la Resurrezione di Gesù. Maria, colta da grande emozione per tale notizia, si precipita di corsa, assieme all’Evangelista, verso suo figlio. Non appena le due statue si incontrano, a Maria viene tolto il mantello “mantu” nero, segno che il suo lutto è terminato. Anche il manto nero viene messo all’asta e chi se lo aggiudica oltre a tirarlo al momento dell’incontro di Maria con il Cristo risorto, lo tiene in casa fino alla successiva domenica in Albis.

Maria da quel momento in poi sfoggia un nuovo meraviglioso mantello azzurro con ricami in oro, che porterà fino alla prossima ‘Ncrinata. Tutto questo assume una particolare enfatizzazione perché gli spettatori sono coinvolti emotivamente e il rimbombare dei fuochi artificiali che riecheggiano nella vallata fanno sì che tutto sembri fissato in un tempo lontano ma presente.

Dopo l’incontro le tre statue vengono posizionate una accanto all’altra e portate in processione lungo le vie principali del paese e riportate in chiesa. Questo evento si ripete da tantissimi anni circa trecento e vede tutti i fedeli coinvolti alla preparazione per la buona riuscita del rito e ogni persona che è presente rivive un’emozione particolare.

Venere de Lorenzo


Articolo pubblicato sul mensile insieme di aprile 2021.