2021 04 santacaterinaDottore della Chiesa e patrona d’Italia e d’Europa

Il 29 aprile, la Chiesa ricorda Santa Caterina da Siena, dottore della Chiesa, patrona d’Italia e d’Europa. Quando si pensa a santa Caterina da Siena vengono in mente tre aspetti fondamentali: la sua totale appartenenza a Cristo, la sapienza infusa, il suo coraggio. I due simboli che caratterizzano l’iconografia cateriniana sono il libro e il giglio, che rappresentano rispettivamente la dottrina e la purezza. Caterina (dal greco: donna pura) vive in un momento storico e in una terra, la Toscana, di intraprendente ricchezza spirituale e culturale, ma dilaniata da tensioni e lotte politiche, come le discordie fra guelfi e ghibellini.

La vita

Nasce a Siena nel rione di Fontebranda (oggi Nobile Contrada dell‘Oca) il 25 marzo 1347: è la ventiquattresima figlia di Jacopo Benincasa, tintore, e Lapa di Puccio de’ Piacenti. Ha solo sei anni quando le appare Gesù vestito da Sommo Pontefice, con tre corone sul capo ed un manto rosso, accanto al quale stanno san Pietro, san Giovanni e san Paolo. Il Papa si trovava, a quel tempo, ad Avignone e la cristianità era minacciata dai movimenti ereticali.

Già a sette anni fece voto di verginità. La santa senese ha intrapreso, fin da bambina, la via della perfezione cristiana: riduce cibo e sonno; abolisce la carne, passa le giornate a pregare.

La giovanissima Caterina, che aspirava a conquistare anime a Cristo, si rivolse poi ai Domenicani per rispondere alla impellente chiamata. Ma prima di realizzare la sua aspirazione fu necessario combattere contro i genitori che la volevano coniugare.

A soli 12 anni, reagì con forza: si tagliò i capelli, si coprì il capo con un velo e si serrò in casa. Il padre rinunciò al suo progetto solo quando il padre vide una colomba aleggiare sulla figlia in preghiera. Nel 1363 vestì l’abito delle «mantellate» il terzo ordine laicale domenicano, al quale aderivano soprattutto donne mature o vedove. Caterina si avvicinò alle letture sacre pur essendo analfabeta: ricevette dal Signore il dono di saper leggere e imparò anche a scrivere.

Al termine del Carnevale del 1367 si compiono le mistiche nozze: da Gesù riceve un anello adorno di rubini. Fra Cristo e Caterina viene a stabilirsi un rapporto di intimità particolarissimo e di intensa comunione, tanto da arrivare ad uno scambio fisico di cuore. Cristo, ormai e in tutti i sensi, vive in lei (Gal 2,20).

Ha inizio l’intensa attività caritatevole a vantaggio dei poveri, degli ammalati, dei carcerati e intanto soffre indicibilmente per il mondo in balia della disgregazione e del peccato. L’Europa è pervasa dalle pestilenze, dalle carestie, dalle guerre. Caterina raggiunge la casa del Padre all’età di 33 anni, nel 1380. Canonizzata nel 1461, è stata dichiarata Patrona d’Italia nel 1939 e successivamente Patrona d’Europa nel 1999.

Le lettere

Le lettere, che la mistica osa scrivere al Papa in nome di Dio, sono documenti di una realtà che impegna cielo e terra. Lo stile tipico di santa Caterina sospinge nel divino la realtà contingente, immergendo, con una iridescente e irresistibile forza d’amore, uomini e circostanze nello spazio soprannaturale. Ecco allora che le sue epistole sono un impasto di prosa e poesia, dove gli appelli alle autorità religiose e civili, sono fermi e intransigenti, ma intrisi di materno sentire. Usa espressioni tonanti, invitando alla virilità delle scelte e delle azioni, ma sa essere ugualmente tenerissima.

La poesia di Santa Caterina è costituita da sublimi altezze e folgoranti illuminazioni divine, ma nel contempo, conoscendo che cosa sia il peccato e dove esso conduca, tocca abissi di indicibile nausea, perché Caterina intinge il pensiero nell’inchiostro della realtà tutta intera, quella fatta di bene e male, di angeli e demoni, di natura e sovranatura, dove il contingente si incontra e si scontra nell’Eterno.

Per la causa di Cristo

Una brulicante “famiglia spirituale” vive intorno a questa madre che pungola, sostiene, invita, con forza e senza posa, alla Causa di Cristo, facendo anche pressioni per la pace tra le diverse famiglie di nobili. I temi sui quali Caterina pone attenzione sono: la pacificazione dell’Italia, la necessità della crociata, il ritorno della sede pontificia a Roma e la riforma della Chiesa. Passato il periodo della peste a Siena, nel quale non sottrae la sua attenta assistenza, il 1° aprile del 1375, nella chiesa di Santa Cristina, riceve le stimmate incruente. Negli ultimi anni di vita, si adopera per il ritorno del papa a Roma e per l’unità della Chiesa, divisa tra papi legittimi e illegittimi (gli antipapi), chiamato scisma d’Occidente e che si concluderà solo nel 1418, decenni dopo la sua morte. (liberamente tratto da: www.santiebeati.it)


Articolo pubblicato sul mensile insieme di aprile 2021.