2021 56 VeniSpiritus1Vieni, o Spirito creatore,
visita le nostre menti,
riempi della tua grazia
i cuori che hai creato.

O dolce consolatore,
dono dell’altissimo Padre,
acqua viva, fuoco, amore,
santo crisma dell’anima.

Dito della mano di Dio,
promesso dal Salvatore,
irradia i tuoi sette doni,
suscita in noi la parola.

Sii luce all’intelletto,
fiamma ardente nel cuore;
sana le nostre ferite
col balsamo del tuo amore

Difendici dal nemico,
reca in dono la pace,

la tua guida invincibile
ci preservi dal male.

Luce d’eterna sapienza,
svelaci il grande mistero
di Dio Padre e del Figlio
uniti in un solo Amore.

Sia gloria a Dio Padre,
al Figlio, che è risorto dai morti
e allo Spirito Santo
per tutti i secoli dei secoli.

Amen.


2021 56 VeniSpiritus2Non c’è Pentecoste senza questo antico inno del IX secolo. Nessuna ordinazione di vescovi, sacerdoti o diaconi avviene senza che lo Spirito Santo sia invocato sui candidati. Non si prendono voti religiosi senza chiedere l’assistenza dello Spirito Santo. L’inno del “Veni Creator” viene intonato anche in altre celebrazioni ecclesiastiche o in sinodi importanti, ecc. Cantando costantemente questo inno, la Chiesa ricorda che tutto ha origine attraverso lo Spirito di Dio e che solo attraverso lo Spirito Santo tutto può andare a buon fine. Senza il potere dello Spirito nulla è santo né sano. Allo stesso tempo, questo inno ci rende consapevoli del fatto che la nostra stessa vita personale è sotto la protezione dello Spirito Santo, fin dal primo momento del nostro essere. “La parola del tuo Creatore ci ha chiamati ad essere: ora soffia in noi il respiro di Dio”. Con questo verso, Rabanus Maurus, il possibile autore dell’inno, si riferisce al racconto della creazione nella Genesi. Dio forma l’uomo dalla terra e soffia nell’uomo il respiro della vita. È attraverso il soffio di Dio che l’uomo diventa per la prima volta un essere vivente: tutta la vita viene da Dio ed ogni essere è destinato alla vita per mezzo di Lui. Questo soffio vitale di Dio è anche, per così dire, la prova della sua onnipotenza, e tutto il Creato rimanda al Creatore. Il soffio di Dio “apre la nostra bocca muta e fa conoscere la verità al mondo”. Quindi lo Spirito Santo di Dio lavora in noi in molti modi. Egli è in grado di confortarci e allo stesso tempo ci dà forza e coraggio. Per conforto si intende qui “il rafforzamento dell’anima in una situazione disperata”. Secondo la concezione biblica, Dio stesso consola il suo popolo. Così, nella mistica, la consolazione diventa il “criterio della presenza di Dio”. Di conseguenza, la consolazione è l’attenzione concreta di Dio nelle più diverse situazioni di vita di noi esseri umani.

In generale si può affermare che le strofe fanno del “Veni Creator” un’allusione ai doni dello Spirito Santo, ma senza nominarli esplicitamente. Altresì, l’inno è anche un’allusione al libro di Isaia nel Vecchio Testamento. Lo Spirito Santo è descritto nelle strofe da 2 a 6 come il paraclito, l’aiutante. Essi formano, per così dire, la “cornice teologica” di questo inno allo Spirito Santo. I doni dello Spirito Santo sono invocati sui bambini o giovani in particolare al momento della Cresima. Il Vescovo o un altro ministro della Cresima impone le mani sui cresimandi e, dopo un momento di silenzio, prega: “Dio onnipotente, Padre di nostro Signore Gesù Cristo, tu hai liberato questi (giovani) cristiani dalla colpa di Adamo nel Battesimo, hai dato loro nuova vita dall’acqua e dallo Spirito Santo. Ti chiediamo, Signore, di mandare loro lo Spirito Santo come guida. Dai loro lo spirito di saggezza e di comprensione, di consiglio, di conoscenza e di forza, lo spirito di pietà e di misericordia. Per Cristo nostro Signore”. Questa preghiera introduce l’atto vero e proprio della Cresima. Prima di questo, però, i fedeli intonano il “Veni Creator” o qualche altro inno dello Spirito Santo. Questo inno è l’“ouverture” dell’atto vero e proprio della Cresima. Attraverso il sacramento della Confermazione, la Chiesa incoraggia i fedeli a modellare costruttivamente la loro vita con l’aiuto dello Spirito Santo. Non siamo abbandonati da “tutti gli spiriti buoni” di questo mondo, ma camminiamo sulla strada della nostra vita e della fede nella fiduciosa speranza che lo Spirito di Dio ci accompagni e ci guidi. Cantando e pregando il Veni Creator, la Chiesa ricorda ogni volta che tutto l’Essere è stato chiamato in essere da Dio ed è anche compiuto da lui. Vieni, Spirito Santo, riempi e vivifica tutte le nostre vite!

Georges Schwickerath, vicario del vescovo per il vicariato di Santa Verena

“L’annunciatore di Cristo”

Tempo fa, entrando nella chiesa madre del mio paese in Italia, mi sono ritrovato di fronte un simbolo inaspettato. Facendo il giro della chiesa per ammirarne le statue, i dipinti e i bassorilievi, mi sono ritrovato dinanzi all’altare più antico della chiesa, eretto agli inizi del 1600 e arricchito da abili maestri scalpellini con decori tardorinascimentali. Mi sono soffermato ad ammirarne i dettagli e, in particolar modo, la figura dell’animale inciso sopra al tabernacolo, ovvero proprio nel fulcro di tutta la chiesa, sopra al luogo in cui viene custodito il corpo di Cristo, il luogo della casa di Dio presso gli uomini.

Ho sempre pensato che l’animale raffigurato rappresentasse una colomba, noto simbolo di pace e dello Spirito Santo. Eppure, osservandolo da vicino, i dettagli non coincidevano con la figura della colomba! Certo, potrebbe trattarsi di un animale mitologico come la fenice, che tradizionalmente rinasce dalle proprie ceneri, ma il becco e le zampe mi richiamavano alla memoria quella di un gallo. Da qui è nata la mia curiosità di andare a cercare il significato che la simbologia cristiana associa a questo particolare volatile. Innanzitutto, bisogna essere coscienti che in tempi passati quasi nessuno sapeva leggere, i simboli raffigurati nei dipinti e nelle architetture diventavano quindi l’unico modo per l’artista di raccontare una storia e condividere un messaggio con la popolazione contadina dell’epoca. Per i contadini, il gallo possedeva caratteristiche mistiche: il suo canto la mattina segnava la nascita di un nuovo giorno. Questo fece in modo che il gallo fosse percepito come animale portatore di luce. L’animale rappresentava quindi l’annuncio del sole di Cristo che sconfigge le tenebre. Con il suo canto, l’animale segnala la sua presenza in mezzo al pollaio, proprio come la presenza di Cristo in mezzo ai suoi fedeli.

Luca Panarese


Articolo pubblicato sul mensile insieme di maggio-giugno 2021.