2021 56 figliocomunitaCon gioia posso dire di essere un figlio della Comunità. Sono Riccardo, ho ventinove anni e vengo da Cittadella, una piccola cittadina veneta, dove vivo ormai da tre anni. La prima volta che ho sentito parlare della Comunità è stato nel 2017 ma alla fine grazie alla mia famiglia sono entrato all’inizio del 2018. Sono entrato per problemi di tossicodipendenza e durante il cammino questi “problemi” ho cominciato a chiamarli per nome; debolezza, insicurezza,chiusura,orgoglio…

Credo che il mio cammino sia stato un viaggio “fantastico”; cominciato a Casaleggio poi a Loreto e infine in Africa. Oggi, grazie al mio passato e grazie al cammino in Comunità, sono chi sono. Non mi ritengo perfetto, anzi sono veramente imperfetto, sono un povero, ma soprattutto so di essere in cammino! Credo che attraverso la “scuola di vita della Comunità mi sia stato consegnato il ‘”manuale di istruzioni” per vivere la vita in modo vero, pieno e bello!

L’uscita dalla Comunità è stata pregata, sofferta ma giusta: era come un altro trasferimento e, come, in un trasferimento, una volta uscito ho incontrato le prime difficoltà, e quante ne ho incontrate! La più grande a mio avviso è stata la solitudine, ma non dalle persone, quanto dai valori, dal credere e dal modo di vivere nella verità che respiravo in fraternità, e che qui non ho trovato. È stato difficile a volte essere con tanta gente ma comunque sentirsi solo. Mi ricordo ancora il primo incontro che è stato fondamentale: era quaresima e al mercoledì organizzavano l’adorazione di un’ora in una cappellina, e ho incontrato il parroco, don Andrea. Da subito mi ha coinvolto nella vita parrocchiale,nelcatechismo come animatore e anche nelle attività alternative per dei ragazzi un po’ ai margini, un po’ com’ero io prima della Comunità. Sono nate occasioni dì servizio anche con strutture che accolgono ragazzi che hanno vissuto la ‘tratta’ fuggendo dalle loro terre con i barconi… insomma, il da fare non manca.

Cosi facendo sono nate le prime amicizie, quelle vere, dove hai delle belle cose da raccontarti e condividere.

Da qui sono poi arrivate anche le prime opportunità di lavoro, e così ho potuto vivere davvero un grande insegnamento del Vangelo e della Comunità che il male e il bene sono come una grande ruota; tu lo fai, lui gira e poi ti ritorna tutto addosso. Anche vivere la fede nel mondo è una bella avventura, mentre in Comunità c’è un ritmo nelle giornate che ti accompagna e ti aiuta, fuori devo essere io il gruppo liturgico di me stesso”, e non è sempre così facile.

Onestamente è raro che riesca a pregare come quando ero in Comunità, ma la cosa bella e che mi fa molto piacere è che vivo la certezza che Lui c’è. Lui è con me: nelle mie giornate, nel lavoro, nelle amicizie, con la fidanzata, nelle passeggiate e questo mi dà tanta forza e mi porta sempre a ricercare dei momenti per ringraziarlo e per affidare a Lui la mia vita. Incontro tanti tipi di persone: chi non crede, chi bestemmia, chi non crede ma rispetta come gli ultimi colleghi, che non credono ma quando mi hanno chiesto se ero cristiano e ho detto sì, ho trovato tanto rispetto per la mia scelta e da li sono nate anche tante occasioni di confronto durante e dopo il lavoro.

Per me è molto importante ricordare sempre come Dio ha trasformato la mia vita in una vera vita, con tanto più sapore! Credo che il dono più grande che Madre Elvira attraverso la Comunità mi abbia fatto sia la consapevole di essere figlio di un Dio che esiste, che mi accompagna, mi ama sempre e totalmente; oggi sta a me accogliere quotidianamente il suo amore e con-tinuare a seguirlo. Grazie, Signore, per il grande dono della fede che attraverso la Comunità mi hai regalato, È bellissimo sentirsi parte di questa grande e benedetta famiglia!

Riccardo – Comunità Cenacolo


Articolo pubblicato sul mensile insieme di maggio-giugno 2021.