2021 56 musicaleggerissimaC’è chi ha letto il titolo cantando e chi mente. Fatto sta che la canzone di Dimartino e Colapesce sta spopolando sulla radio e sul web. Dal palco dell’Ariston la canzone del duo siciliano ha presto conquistato l’Italia intera e probabilmente ci accompagnerà anche nei prossimi mesi. Melodia piacevole, ritmata ma non troppo, ritornello che rimane subito impresso nella mente. Una canzone che ha un non so ché di ipnotico. Un brano pop che con la sua ’inconfondibile influenza di sonorità tipiche della musica degli anni Ottanta ha conquistato in breve tempo il disco di platino e sta spopolando praticamente ovunque.

“Metti un po’ di musica leggera perché ho voglia di niente, anzi leggerissima parole senza mistero allegre ma non troppo”

La leggerezza. Chi non la cerca in questo periodo pieno di preoccupazioni? La situazione legata all’emergenza sanitaria è diventata pesante, per molti insostenibile.

Oltre al rischio per la salute nostra e dei nostri cari, le varie restrizioni ci hanno tolto la socialità, ci hanno arrecato perdite economiche e ci hanno gettato in una condizione di insicurezza ed instabilità generale. Ecco allora emergere questo grido quasi disperato, un bisogno di leggerezza, di superficialità, di allegria, “perché ho voglia di niente!”. E cosa è più terapeutico in questo senso della leggerezza data dalla musica?

Sì, la canzone sanremese è leggera, ma non leggerissima. Soffermandosi un po’ di più sul testo, infatti, ci si rende conto della profondità e dell’aspetto quasi apocalittico del testo. “Metti un po’ di musica leggera nel silenzio assordante per non cadere dentro al buco nero che sta ad un passo da noi” La leggerezza, per i cantanti, ci salverebbe da questo buco in cui rischiamo di cadere. Buco nero che possiamo interpretare come una profonda tristezza, trappola senza via d’uscita. Ascoltando questo verso torna alla mente una citazione del famoso filosofo Nietzsche “se guardi a lungo l’abisso, poi l’abisso fisserà te”. Ed è proprio come se il buco nero ci stesse guardando e noi, quasi schiacciati dal suo sguardo, cercassimo di distogliere il nostro pensando ad altro, mettendo, per l’appunto, una musica leggera. Leggerezza che può quindi salvarci dalla pazzia. Colapesce e Dimartino come moderni musicisti del Titanic, quel quartetto d’archi che continuava a suonare anche quando la nave stava affondando.

“Se bastasse un concerto per far nascere un fiore tra i palazzi distrutti dalle bombe nemiche nel nome di un Dio che non viene fuori col temporale, il maestro è andato via”. Tra i versi della canzone, i riferimenti a Nietzsche sembrano non fermarsi al ritornello. Come non ricordare la frase più famosa del filosofo tedesco “Dio è morto”? Un Dio che pare non ascoltare le preghiere dei fedeli (il concerto evocato nel testo) e che pare inesistente davanti alle disgrazie dei nostri giorni (il temporale). Il Creatore (il direttore d’orchestra) ci avrebbe, ormai, lasciato. Una provocazione, certo, quella del duo siciliano, che esprime però la sensazione di smarrimento, timore e sfiducia generale che “si annida nei pensieri”.

L’interpretazione di questa canzone partendo dal pensiero filosofico di Nietzsche è sicuramente azzardata, eppure, nei versi “ripensi alla tua vita, alle cose che hai lasciato cadere nello spazio della tua indifferenza animale” si ritrova un’altra idea del filosofo tedesco. L’indifferenza animale sarebbe infatti causata dalla perdita di valori della società, perdita che renderebbe impossibile per l’individuo dare senso alla propria esistenza.

Un testo profondo e greve per una musica tanto leggera, insomma. Bisogna riconoscerlo. Eppure, non sempre possiamo appesantirci con pensieri e questioni, ansie e paure. Proprio in questo periodo abbiamo bisogno di attimi di spensieratezza, di leggerezza, di semplicità. Una boccata d’aria per ridare ossigeno alla mente e al cuore. Se due secoli fa Dostoevskij affermava “la bellezza salverà il mondo”, per Dimartino e Colapesce ai nostri giorni sarà la leggerezza a farlo.

Di certo non sono un esperto di filosofia né tantomeno un grande conoscitore di Nietzsche. In questo articolo mi sono dilettato in una personale interpretazione di questo brano che ormai non riesco a scacciare dalla mente. Ho cercato di carpirne il significato rispolverando le poche conoscenze in materia, residui dal tempo del liceo. L’unica cosa che so per certo è che in questi mesi abbiamo tutti bisogno di leggerezza, io per primo. E quindi se anche tu ti senti sopraffatto dalle preoccupazioni, prenditi una pausa, stacca tutto e… “metti un po’ di musica leggera perché ho voglia di niente!”

Luca Nicola Panarese


Articolo pubblicato sul mensile insieme di maggio-giugno 2021.