2021 10 Maria1Alzarsi al mattino, caffè, colazione, preparare i figli per la scuola, lavare i denti…e poi si dà uno sguardo nello specchio. Alzarsi, un paio di fette nel tostapane, un cappuccino, preparare il panino per pranzo, lavarsi i denti, farsi la barba e sostare un momento davanti allo specchio. Pronto per uscire con gli amici, provare un vestito, un attimo davanti allo specchio, non funziona, un altro, ok. Va bene. Se metto quelle scarpe. Ecco… sto davanti allo specchio e mi vedo. Guardo, scruto, controllo il trucco o come son messi i capelli, noto qualche ruga, un foruncolo, un capello bianco in più o un capello in meno… Lo specchio ci riflette qualcosa di noi e mette in moto delle trasformazioni. Vorremmo esser più magri, più alti, avere i denti più dritti, la barba più folta, le curve al punto giusto. Ci accade spesso di guardarci e vedere quello che manca, più che uscire da questa visione rinfrescati e contenti della nostra bellezza, nonostante ogni macchia ed imperfezione.

Maria viene chiamata in una delle Litanie “Specchio della perfezione”. Mi sono chiesta se come i rotocalchi ed i giornali ci presentano la perfezione, per quel che riguarda l’ultima moda, la forma, il gusto, così si metta Maria davanti a noi come modello di una perfezione di fronte alla quale ci si debba adattare. Poiché però i criteri mondani sono spesso inarrivabili, non posso immaginare che Maria voglia mettersi davanti a noi e fare l’inarrivabile, la perfetta inespugnabile. Non è questa la giusta interpretazione, non penso sia Lei in mezzo a noi per renderci il cammino più difficile. Anzi.

Ma quindi come funziona questa Maria, specchio della perfezione?

Se lei è lo specchio, deve essere qualcun altro a specchiarsi in Lei, qualcun altro a cui appartiene la perfezione e intuivo che il ruolo di Maria doveva essere in qualche modo “passivo”, ma non nel suo senso negativo, piuttosto nel senso della scelta di colei che riceve, si fa abitare da colui che in lei si riflette, per cui non ne trasmette solo l’immagine, come uno specchio, ma la persona stessa. Come farebbe chi genera ed educa, un padre o una madre, chi ama di amore di amicizia, un amico o una amica, e chi ama di amore sponsale, marito o moglie. Lascio questo pensiero aperto qui per riprenderlo più avanti.

Mi son dunque chiesta: chi si specchia in Maria, chi vedremmo riflesso se Maria fosse il lago alpino alla cui sponda in estate rimaniamo seduti dopo le fatiche di un’ascesa? In Lei – come in quel lago - si specchia il cielo, l’eterno, Dio tutto, il Padre che l’ha creata, il Figlio che l’ha fatta Madre e lo Spirito che l’ha accompagnata.

Arrivata a questo pensiero mi sono ricordata di un testo letto molti anni fa, quando affascinata dalla spiritualità francescana lessi molti testi delle cosiddette Fonti Francescane.

Una lettera di Chiara di Assisi. In quel periodo un sacerdote amico della mia famiglia venne a cena, doveva essere intorno al 10. Agosto, Giorno di Santa Chiara di Assisi, e mi disse: oggi nei testi della meditazione in preparazione all’eucarestia ho letto un testo davvero bizzarro, scritto da Chiara: tutto riguardo ad uno specchio. Solo una donna potrebbe usare una tale immagine”. Lo ha detto bonariamente. Mi ha fatto sorridere. Sono andata a cercare il testo.

E l’ho riletto ultimamente dopo anni e mi ha stravolta. Chiara scrive poco prima della sua morte nell’anno 1253 all’amica e sorella nell’Ordine delle Clarisse di San Damiano ad Agnese di Praga, la quale ha da poco subito una delusione. Il papa non ha accolto una nuova forma della regola delle Clarisse – approvata in fine pochi anni dopo con alcuni cambiamenti. Chiara, che intuiva l’avvicinarsi della sua morte, le scrive dopo vent’anni di amicizia e la consola, le ricorda quale sia il loro voto di rinuncia alle vanità di questo mondo – anche al successo perseguito per il bene. In Chiara è una rinuncia piena di gioia e promessa – scrive:

“Felice certamente colei a cui è dato godere di questo sacro connubio, per aderire con il più profondo del cuore a colui la cui bellezza ammirano incessantemente tutte le beate schiere dei cieli […]. E poiché egli è splendore della gloria, candore della luce eterna e specchio senza macchia, guarda ogni giorno questo specchio, o regina sposa di Gesù Cristo, e in esso scruta continuamente il tuo volto, perché tu possa così adornarti tutta all’interno e all’esterno, vestita e avvolta di variopinti ornamenti, ornata insieme con i fiori e le vesti di tutte le virtù, come conviene a figlia e sposa amatissima del sommo Re.”

2021 10 Maria2E poco dopo svela la bellezza nascosta in questo specchio: La vita di Cristo intero, nel suo Volto che porta i segni della povertà di colui che “è posto in una mangiatoia e avvolto in pannicelli. O mirabile umiltà, o povertà che dà stupore! Il Re degli angeli, il Signore del cielo e della terra è reclinato in una mangiatoia.” E prosegue: “Nel mezzo dello specchio poi considera l’umiltà santa, la beata povertà, le fatiche e le pene senza numero che egli sostenne per la redenzione del genere umano.”. E poi conclude: “Alla fine dello stesso specchio contempla l’ineffabile carità, per la quale volle patire sull’albero della croce e su di esso morire della morte più vergognosa. Perciò lo stesso specchio, posto sul legno della croce, ammoniva i passanti a riflettere su queste cose, dicendo: O voi tutti che passate per via, fermatevi e guardate se c’è un dolore simile al mio dolore; rispondiamo con una sola voce, con un solo spirito, a lui che grida e si lamenta: Sempre l’avrò nella memoria e si struggerà in me l’anima mia. Lasciati dunque accendere sempre più fortemente da questo ardore di carità, o regina del Re celeste! Contemplando ancora le indicibili sue delizie, ricchezze e onori eterni e sospirando per l’eccessivo desiderio e amore del cuore, grida: Attirami dietro a te, correremo al profumo dei tuoi unguenti o sposo celeste! Correrò e non verrò meno, finché tu mi introduca nella cella del vino, finché la tua sinistra sia sotto il mio capo e la destra felicemente mi abbracci e tu mi baci col felicissimo bacio della tua bocca”.

Mi affascina di Chiara quest’idea: la trasformazione del cuore umano, la forza di pazientare in una difficoltà, lo sprone per un mutamento di comportamenti non è una morale militaresca, un comando di un Re ai suoi sudditi, un principio esterno che inizia con la parola “Devi…!”. È un fuoco che si accende attraverso la contemplazione della nostra mente, che ci conduce così vicini a Gesù Cristo che dalla sua croce ci abbraccia e che con il suo sguardo ci penetra. Ed è l’ardente amore di amicizia, la carità come quella che unisce Chiara ad Agnese, ad unirci a Cristo e il migliorare e crescere nelle virtù sembra essere un puro frutto di quella preghiera: “Attirami dietro a te, correremo al profumo dei tuoi unguenti o sposo celeste! Correrò e non verrò meno, finché tu mi introduca nella cella del vino, finché la tua sinistra sia sotto il mio capo e la destra felicemente mi abbracci e tu mi baci col felicissimo bacio della tua bocca”.

Chiara parla qui della sua morte, come banchetto nunziale eterno a cui lo Sposo chiama a sé la sposa. E diventa per lei la prospettiva da cui guardare sé stessi ogni giorno: amati da Cristo e chiamati fin d’ora alla vita intima con le Tre persone della Trinità.

Il divenire umano, l’assomigliare sempre di più a Cristo, e per Cristo si intende diventare sempre più simili all’Amore compiuto, avviene nell’intreccio di relazioni. Chiara stessa si definisce figlia e sposa, ed ella stesa è anche madre, in quanto madre del movimento cristiano che è stato il francescanesimo. Ed è amica di Agnese. Sono queste, dunque, le dimensioni relazionali nelle quali da Maria, Specchio di Perfezione impariamo ad essere generativi per chi in noi si specchia, offrendo un amore sempre più simile a colui che lasciamo specchiarsi in noi, Gesù Cristo.

Dunque, invito noi tutti ad immaginare nello specchio del mattino di vedere Lui, Gesù. Sorriderci. Egli sorride anche alle nostre macchie e alle nostre persistenti imperfezioni, ai nostri errori, di cui spesso ci accorgiamo dopo averli già fatti. Ed il suo sguardo ci invita a distogliere il nostro sguardo dalle macchie e riceviamo un nuovo sguardo su di noi. Riceviamo noi stessi per-donati. Lui piano piano ci ridona la nostra vera me, il nostro vero me. Questo riceverci, questo essere perdonati ci muove poi al chiedere scusa, al perdonare noi stessi agli altri, al ricucire e così ri-gioire. Perché non importa più l’errore, ma tutto il bene che c’è e può essere di nuovo superato l’ostacolo.

E, per citare la seconda lettera di San Paolo ai Corinzi: “E noi tutti a viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasfigurati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l’azione dello Spirito del Signore” (2Cor 3,18).

Annamaria Canteri


Articolo pubblicato sul mensile insieme di ottobre 2021.