2021 11 libertaSi affronta da millenni la questione libertà, in particolare nel Novecento con l’avanzare dei totalitarismi l’argomento ha assunto una problematica impellente riguardo l’abnegazione della stessa. Se ne parla finanche nella Contemporaneità, in un Oggi che si dibatte tra virus, emigrazione, guerre.

La libertà appartiene all’umano che deve essere capace a esercitarla con responsabilità nell’agire e col pensiero in una “pluralità” che la filosofa Hannah Arendt denomina “spazio pubblico” indentificandolo con quello politico, nonché col “mondo”. Il mondo è la casa degli esseri umani anche di coloro che devono ancora imparare a stare al mondo. Come si può essere liberi e responsabili in una realtà costellata da guerre, da conflitti, dove le libertà sono violate?

Essere liberi non significa fare ciò che ti pare, parafrasando Arendt, ma muoversi tra gli altri rispettando le alterità. Questo innanzitutto può avvenire attraverso la parola, il dialogo, comunicare diventa indispensabile per far sì che le reciprocità siano sempre in correlazione fra di loro e non in conflitto. Il pensiero e l’azione costituiscono la vita senza fratture à la Seneca, in quanto un distacco di queste comporterebbe il crollo dell’umano e con esso la dignità di dirsi libero. La libertà appartiene all’umano ed è il senso finanche della politica. Le istituzioni cosa fanno per consolidare tale categoria, per affermarne il senso? Quanto è facile dirsi liberi, complicato è di converso dimostrarlo. “Illusorio” perfino risponderebbe Umberto Galimberti. La questione essenziale però è proprio in quest’illusione che nel momento in cui si perde l’individuo smarrisce il significato dell’esistere e affida agli altri la propria libertà, la propria vita. Il non pensare costituisce ciò che Arendt, ma non solo, ha discusso a lungo per spiegare e comprendere l’agire nel male: obbedire a delle regole senza esercitare la propria facoltà di pensiero critico comporta la distruzione dell’umanità. È accaduto. Non è difficile. Basta rifletterci. Quando prevalgono potere, denaro, utilità, mercificazione dell’avere a danno dell’essere che si oggettiva e diventa una “cosa” alla portata di tutti.

La libertà umana - per dirla ancora con le parole del sociologo Mauro Magatti - si qualifica come quella facoltà che ci rende capaci di dare forma aurorale alla vita, imprimendo una curvatura nuova, marchio della unicità personale, alla fisionomia del mondo. Ebbene nascere comporta anche l’opportunità di essere liberi. Ma da cosa? E da chi? Liberi dai piaceri, dai pregiudizi, e così via. “Demercificare la libertà” è giustappunto un compito essenziale che spetta a ogni individuo, cittadino. Incominciare, intraprendere, cercarsi nuovi sentieri è compito di chi libero acquista coscienza e conoscenza. È essenziale assumere consapevolezza di sé perché la libertà permanga e si consolidi. Arendt persiste nel momento dell’agire perché è qui che si realizza la libertà e si attesta l’esistenza di uno “spazio pubblico”. È nell’azione che si caratterizza la libertà, ed è in questo momento che occorre essere responsabili e sapere di cadere nel limite, proprio perché “siamo limite” (Georg Simmel), parimenti Albert Camus osserva che: “la libertà per essere tale non può considerarsi senza limiti”. Nel limite o nel senso della misura è radicato un diritto inalienabile che appartiene a ogni essere umano e che è la libertà. Anche Papa Francesco rimarca il concetto simmeliano: “L’uomo è un essere limite che non ha limite”. Sembra di scivolare in un paradosso: come si può essere limite e al contempo, dichiararsi libero?

La libertà è il fil rouge dell’uomo: è il ponte, una porta per raggiungere l’altro. E la politica deve garantirla, dicevamo: “È una necessità inalienabile per la vita umana, sia per la vita del singolo che per quella della società. Poiché l’uomo non è autarchico, dipende dall’esistenza degli altri. Il compito e il fine della politica è tutelare la vita nel senso più ampio del termine.

Assicurargli un guadagno, la felicità, ed evitare la guerra di tutti contro tutti”. È indispensabile che anche nella politica si attui la libertà in un pensare e agire responsabile: “La libertà è quel legame segreto che unisce la vita contemplativa alla vita attiva”, è parte del vincolo civile. Nella pluralità si dipana la “libertà democratica” quello “spazio pubblico” dove gli attori sociali comunicano e si muovono all’azione e comprendono varie realtà: la terra e il suo destino ecologico; gli oppressi qua e là per il mondo; le lingue minacciate da sparizione (Salvatore Veca).

Ma è anche il cantiere sempre in corso delle diversità, delle alternative, “degli esperimenti di vita e delle differenti mobilitazioni cognitive”. Entra in crisi la “libertà democratica” quando questa restringe gli spazi, quando vengano marcati i confini e tutto questo accade non esclusivamente in regimi totalitari o soprasseduti da guerre, o guerriglie, ma perfino nelle democrazie occidentali contemporanee e in tali costellazioni gli interrogativi da porsi risultano numerosi e urgente è il dovere di risolverli o quantomeno di affrontarli.

Alessandra Peluso


Articolo pubblicato sul mensile insieme di novembre 2021.