2022 01 magiÈ il sei gennaio. Mi sono appena svegliato e il mio primo pensiero è quello di correre davanti al caminetto. Eccola, la calza tanto attesa, colma di dolcetti, noccioline e mandarini. Accanto, un po’ di carbone, il resto del fuoco di ieri sera. Una volta accertatomi che anche quest’anno avevo fatto il buono, mi avvicino al presepe, in mano ancora la pesante calza. Quest’anno ci siamo superati, abbiamo fatto un presepe grandissimo, con le montagne in lontananza, il ruscello, un laghetto con i pesciolini, una foresta e il paesino. Mi dirigo con fare certo verso le montagne che segnano la fine del presepe. È l’angolo più lontano dalla stalla, là dove si trovano relegati i tre re magi con il loro cammello. Sono lì ormai dall’otto dicembre, data in cui ogni anno in casa mia si fa il presepe, mi fanno un po’ pena. Sì, perché nel frattempo in paese la vita continuava frenetica: il fornaio impastava il suo pane, il fabbro batteva il ferro caldo, la mercante vendeva i suoi utensili al mercato. Il giorno di Natale, tutti si erano accalcati davanti alla stalla, primi di tutti i pastori, seguiti dai contadini e da tutti gli abitanti del paese. Solo loro, i Re Magi, erano rimasti lì in mezzo alle montagne, senza poter vedere Gesù. Ecco che oggi, il giorno dell’Epifania, posso finalmente prendere le tre statuine ed accompagnarle lentamente attraverso il bosco e il paesello, faccio attraversare loro il ponte sul ruscello finché non giungono davanti all’ingresso della stalla. Immagino che si chinano entusiasti davanti al bambinello e gli danno i doni che hanno portato da lontano. Fatto questo, vado a fare colazione.

Oggi, venti anni dopo quel sei gennaio, le figure dei tre Magi all’angolo del presepe mi suscitano ancora riflessioni profonde. Quanta pazienza, quanta forza, quanta perseveranza devono aver avuto quelle tre persone, per seguire quella stella per così tanti giorni? Quanta fede? Hanno lasciato tutti i loro beni, le loro case, le loro comodità per intraprendere un viaggio difficile, complicato, senza meta precisa. Non avevano nessuna certezza di quello che avrebbero trovato, l’unico segno da seguire era una stella in cielo. Immagino anche la frustrazione nel dovere seguire una vaga indicazione per tanto tempo senza essere sicuri di cosa trovarvi alla fine. Quando finirà il viaggio?

Qual è la meta? Cosa troverò?

Poi penso al momento in cui arrivano davanti alla stalla. Ci trovano una povera famiglia, un bue, un asinello e un bambino in fasce. E mi sembra di vederli, loro tre, grandi re potenti e sapienti, vestiti di seta e di abiti eleganti, dopo un lungo viaggio durato mesi, chinarsi al cospetto di quella povera famiglia, di quel bambinello. Quanta luce, quanta bontà, quanta gioia deve aver diffuso nei loro cuori quel Bambinello? Quanta serenità, quanta fede, per spingerli a comprendere la grandezza infinita di quell’umile re appena venuto al mondo?

Ecco che i Magi sono forse i personaggi del presepio che più richiamano la nostra condizione. Una ricerca continua di serenità, di gioia, di pace, nonostante i beni materiali che si possiedono. I Magi, guidati dalla Fede, affrontano un viaggio lungo, faticoso e pieno di pericoli, incerto nella durata, senza meta precisa, ma nonostante la fatica e la frustrazione si lasciano guidare fedelmente dalla luce della cometa. Ed alla fine, quando forse ormai non ci speravano più, trovano, dove meno se l’aspettano, in una fredda stalla nella campagna intorno a Betlemme, il Cristo Re. Epifania, che in greco significa manifestazione del Signore. Naufraghi come loro in questo mondo di incertezze, abbiamo la certezza che, seguendo come guida la Sua luce, anche noi troveremo la pace che solo Lui può dare.

Luca Panarese

I Magi naufraghi d’infinito

Eran partiti da terre lontane:
in carovane di quanti e da dove?
Sempre difficile il punto d’avvio,
contare il numero è sempre impossibile.
Lasciano case e beni e certezze,
gente mai sazia dei loro possessi,
gente più grande, delusa, inquieta:
dalla Scrittura chiamati sapienti!
Le notti che hanno vegliato da soli,
scrutando il corso del tempo insondabile,
seguendo astri, fissando gli abissi
fino a bruciarsi gli occhi del cuore!
Naufraghi sempre in questo infinito,
eppure sempre a tentare, a chiedere,
dietro la stella che appare e dispare,
lungo un cammino che è sempre imprevisto.
Magi, voi siete i santi più nostri,
i pellegrini del cielo, gli eletti,
l’anima eterna dell’uomo che cerca,
cui solo Iddio è luce e mistero.

Padre David Maria Turoldo (1916-1992)


Articolo pubblicato sul mensile insieme di gennaio 2022.