2022 78 stellamaris1“Dare patria a chi patria non ha”. Questa massima era alla base del pensiero del beato Scalabrini, che si occupava dell’emigrazione, della mobilità umana, di coloro che venivano considerati gli ultimi della società. Siamo abituati a conoscere i missionari scalabriniani nelle nostre missioni, tra i migranti e per i migranti. Ma gli scalabriniani collaborano attivamente anche in altre realtà, spesso meno considerate. Tra i marittimi, tra i pescatori, tra chi vive nel porto, luogo di passaggio per le merci e per i pochi turisti in fila per la prossima crociera. Lì, tra quelle migliaia di persone che vivono in mobilità perenne, la luce che risplende ben più di quella del lontano faro, è quella di Stella Maris.

Un porto sicuro per i marittimi

“Stella Maris non è propriamente un’organizzazione gestita dalla congregazione degli scalabriniani, ma sono diversi i nostri confratelli che sono impegnati in questa organizzazione – spiega padre Bruno Ciceri, responsabile internazionale di Stella Maris – io stesso sono un missionario scalabriniano!”

Stella Maris, ovvero l’apostolato cattolico per la gente del mare, si occupa di offrire assistenza spirituale e materiale a marittimi, pescatori, lavoratori portuali e alle loro famiglie. Ufficialmente nasce il 4 ottobre del 1920 a Glasgow, in Scozia, quando un gruppo di laici decide di organizzare e coordinare il lavoro che la Chiesa cattolica già stava svolgendo. I cappellani portuali esistevano già nel 1850, quando nel porto di Houston ed in altri grandi porti offrivano assistenza spirituale e materiale ai marittimi. Lo stesso monsignor Scalabrini aveva sperimentato in prima persona l’esperienza della traversata transoceanica durante i suoi due viaggi in Brasile, durante i quali si era occupato non solo degli emigranti ma anche dell’equipaggio delle navi.

Di ritorno in Italia aveva poi inviato i suoi missionari nel porto di New York e di Genova, mentre altri sacerdoti partivano insieme agli emigranti diretti in America sui battelli a vapore. Anche grazie all’opera di Scalabrini la Chiesa era dunque una presenza importante e riconosciuta sulle navi e nei porti già prima di quel 1920, mancando però di un’organizzazione ben strutturata.

Il nome originario dell’organizzazione era Apostolato del Mare, poiché era legata all’Apostolato della Preghiera.

Il nome “Stella Maris” venne dato successivamente ai centri aperti nei porti, dove i marittimi potevano recarsi per pregare e ricevere i sacramenti, ma anche per trascorrere ore in compagnia, svagarsi, rilassarsi. I marittimi, infatti, si fermavano in porto per molto tempo, poiché carico e scarico delle merci avveniva interamente a mano e richiedeva dunque molto tempo! Durante il periodo nel porto, lontani dalle famiglie, senza informazioni su ciò che accadeva nei propri paesi, costretti a condividere gli angusti spazi di una nave con gli altri membri dell’equipaggio per mesi, i marittimi trovavano in Stella Maris una piccola casa dove potevano rilassarsi, divertirsi ma anche confessarsi e ricevere benedizioni. Le case I Centri erano considerate piccoli porti sicuri in un luogo, il porto vero e proprio, da sempre connotato come luogo pericoloso, violento, di perdizione, con un alto tasso di consumo alcoolico e prostituzione.

2022 78 stellamaris2Un’antica missione, sfide sempre nuove

Oggi Stella Maris è presente in circa 300 porti, in 54 paesi sparsi per il globo.

Istituzioni Scalabriniane si trovano a Manila, in Sudafrica, a Ravenna, a Rio de Janeiro, a Montevideo, a Taiwan, a Tokyo, giusto per citare qualche luogo, ma nuove richieste giungono di continuo, adesso anche da Perù, Guatemala… Tra i vari missionari e volontari di stanzia nei porti, gli Scalabriniani ricoprono circa 10-15 porti.

“I bisogni dei marittimi non sono cambiati, - racconta padre Bruno. Il marittimo ha sempre avuto bisogno di un luogo dove andare per sentirsi sicuro, contattare la sua famiglia, incontrare un sacerdote o un laico con cui parlare in caso di bisogno o necessità. Noi abbiamo offerto questo servizio da sempre, dalla fondazione di Stella Maris. I nostri cappellani si recano al porto ogni giorno per far visita alle navi. Secondo una stima approssimativa, in un anno effettuiamo circa 70 000 visite sulle navi in tutto il mondo. Se poi si conta che ogni nave ospita tra le 10 e le 20 persone di equipaggio, è facile intuire quanto sia importante questo servizio.”

L’ultima sfida in ordine di tempo è stata la pandemia, che ha colpito i lavoratori del mare forse ancora più duramente di altre categorie. Con la pandemia tutto si è bloccato, ma le navi non si sono mai fermate. Le navi continuavano a solcare i mari garantendo il traffico delle merci, ma i marittimi non potevano più scendere nei porti né i cappellani potevano salire a bordo. I marittimi bloccati sulle navi in giro per il mondo sono stati circa 400 000! Le frontiere e i porti erano chiusi, gli aerei non volavano e quindi non si poteva effettuare il cambio dell’equipaggio. Solitamente il contratto di un marittimo dura 8-9 mesi, con la pandemia ci sono stati marittimi costretti sulle navi per ben 18-19 mesi. La nave solitamente è grande, ma lo spazio vivibile è assai ridotto e l’equipaggio è costretto a convivere e a condividere le proprie giornate e i propri spazi sempre con le stesse persone. Persone che prima di partire erano completamente sconosciute, che magari appartengono a culture e religioni diverse. Gli effetti sul fisico e sulla mente sono solo immaginabili. Per non parlare della lontananza dal proprio paese e dalla propria famiglia. Nonostante la tecnologia permetta sicuramente un canale di comunicazione più rapido e di qualità rispetto al passato, vivere gli avvenimenti familiari come nascite, lutti, malattie da lontano è sempre difficile.

“Ricordo di un padre – racconta padre Bruno - che aveva lasciato un bambino di un anno prima di imbarcarsi con un contratto di pochi mesi, che poi si ritrovò a dover passare 18 mesi sulla nave. Tornato a casa, il piccolo aveva due anni e mezzo e non lo riconosceva.”

2022 78 stellamaris3Anche in questo periodo Stella Maris ha cercato di essere vicino ai marittimi, offrendo loro conforto e vicinanza spirituale. Si è cercato di rafforzare i social media, programmando un’app particolare: Chat with a Chaplain: grazie all’app, i marittimi potevano parlare con un cappellano ed esprimere i loro problemi da qualunque parte del mondo. Nei porti, alcuni cappellani si recavano sottobordo, sulla banchina del porto e celebravano la messa che i marittimi potevano seguire dai ponti delle navi, poiché era vietato scendere.

I volontari di Stella Maris provvedevano inoltre alle necessità materiali degli equipaggi che non potevano scendere dalle navi per andare al supermercato: i marittimi mandavano la lista della spesa ai cappellani e volontari che compravano quello che veniva richiesto…

Il porto, luogo di presenza

I marittimi oggi sono invisibili. Se prima i porti erano in città, oggi questi sono fuori dai centri abitati, perché necessitano di molto spazio per il carico e scarico di container. Se la gente comune vede il porto come un luogo di passaggio per la prossima vacanza, migliaia di persone vi lavorano per anni. Ed è proprio qui che Stella Maris si fa luce presente con i suoi missionari (tra cui anche gli scalabriniani), cercando di portare aiuto e conforto a quelle persone, i marittimi, che sono invisibili alla società e ai pescatori, che padre Bruno definisce i nuovi schiavi del mare.

Intervista a padre Bruno Ciceri, scalabriniano, responsabile internazionale di Stella Maris

A cura di Luca Panarese


Articolo pubblicato sul mensile insieme di luglio-agosto 2022.