2022 11 bellastoria1Sono tre gli istituti di vita consacrata che portano il nome di G.B.Scalabrini, proclamato santo da Papa Francesco lo scorso 9 ottobre: le due congregazioni da lui fondate e anche il nostro Istituto Secolare, che a lui si ispira.

Siamo nate nel 1961 in Svizzera, a Solothurn. Erano gli anni dei primi ricongiungimenti familiari e i missionari scalabriniani che operavano nelle Missioni Cattoliche Italiane in Svizzera accompagnavano i migranti anche in tanti aspetti concreti. Nella zona di Solothurn erano presenti soprattutto operai, arrivati da soli su chiamata per lavorare principalmente nelle fonderie, con turni e condizioni di lavoro davvero pesanti.

L’arrivo di mogli e figli, dunque, poneva un nuovo problema: la scuola. I missionari si erano dati da fare per trovare una maestra in Italia. All’appello rispose Adelia Firetti, una giovane maestra di Piacenza, che aveva raccolto quell’invito non tanto perché cercasse un lavoro, ma perché si era sentita interpellata nella sua ricerca di una fede sempre più unita alla vita.

Di fatto, quando arrivò a Solothurn, Adelia scoprì che le autorità avevano messo degli ostacoli all’apertura della scuola e a quel punto sarebbe stato logico tornare a casa. Eppure, di fronte a una porta che si chiudeva alle sue aspettative immediate, avvertì che era proprio quello il momento in cui radicarsi in una relazione profonda con Dio perché aprisse il futuro che Lui voleva. Così decise di rimanere e impegnarsi nei tanti servizi offerti dalla missione.

Proprio nel duro dell’esperienza di sradicamento di quelle persone, Adelia avvertì la presenza di Gesù crocifisso e risorto e gli disse il suo sì consegnandogli tutta la sua vita: “Era il 25 luglio. Un insieme di sentimenti, tra la paura e la fiducia, mi attraversava. Quel Dio che mi aveva portata fin lì mi faceva cogliere nella mia stessa esperienza la presenza, piena di amore, del suo Figlio crocifisso e risorto. In quel momento di preghiera gli dissi il mio sì, consegnandogli totalmente la vita” (dal diario di Adelia).

Altre ragazze poi si sono unite alla sua ricerca di vita e, passo dopo passo, hanno scoperto che il loro desiderio di vivere una consacrazione totale a Dio nelle condizioni ordinarie della vita, senza segni distintivi e senza opere, nella chiesa aveva un nome: Istituto Secolare. Nel 1967 il Vescovo di Solothurn, Franziskus Von Streng, riconosceva il primo nucleo di come Pia Unione e nel 1990, il suo successore, Otto Wüst, erigeva l’Istituto Secolare delle Missionarie Secolari Scalabriniane.

Nel frattempo, le prime missionarie si erano lasciate condurre dallo Spirito verso nuove terre di missione e dove arrivavano condividevano la vita proprio lavorando fianco a fianco con i migranti nelle fabbriche o nella pastorale o là dove il Signore apriva la strada. Oggi siamo presenti in Germania, dove a poco a poco siamo venute a contatto anche con le migrazioni portoghesi, turche… In Italia, che negli anni ‘80 ha iniziato ad essere meta di migranti latinoamericani e africani (siamo a Milano, Roma ed Agrigento). In Brasile, a San Paolo, dove oggi siamo presenti fra i migranti e rifugiati di tutto il mondo. Nel 2001 siamo arrivate in Messico e nel 2017 a Ho Chi Min City (Vietnam).

Ovunque tentiamo di sensibilizzare alla bellezza dell’incontro con l’altro e con questo scopo sono nati i Centri Internazionali Scalabrini: a Stoccarda, Solothurn, Milano, Città del Messico e San Paolo, dove imparare a guardare lo straniero e ogni realtà, in particolare quella delle migrazioni, con occhi nuovi.

Ma anche dove non è presente un Centro Internazionale, la nostra abitazione si trasforma in un luogo dove condividere, specialmente con i giovani, il laboratorio di relazioni che cerchiamo d’intessere prima di tutto tra noi nel quotidiano, con i colleghi sul posto di lavoro, nel vicinato, nelle parrocchie che frequentiamo, con le persone che incontriamo, in ogni ambiente in cui ci troviamo a vivere.

La consacrazione a Dio e la spiritualità dell’esodo ci rendono migranti con i migranti e ci consentono di scorgere in ogni realtà, anche le più dolorose o lontane dalla fede, la presenza di Dio che ci precede. E proprio nell’accoglienza di Gesù crocifisso e risorto - “Ero straniero e mi avete accolto… Quello che avrete fatto al più piccolo l’avete fatto a me” (cfr. Mt 25, 35.40) - si possono aprire per noi e per tutti spazi nuovi di accoglienza e stima reciproca, che sono la strada perché ogni incontro diventi una festa delle diversità.

Alessia Aprigliano


Articolo pubblicato sul mensile insieme di novembre 2022.