2023 01 minoranzaL'istituto di Studi Pastorali di San Gallo (SPI) ha pubblicato, come ogni anno, le statistiche della Chiesa Cattolica in Svizzera. Una lunga serie di numeri, tabelle e percentuali.

Il totale della popolazione svizzera nel 2021 era di 8 738 791, di cui il 33,8% cattolici, il 30.9% senza religione, 21,8% evangelici riformati. Nel 2021 sono usciti dalla chiesa cattolica 34'182 (ex) fedeli, un record. Nel 2019 lo avevano fatto in 31'772 e nel 2020 lo avevano fatto in 31'410.

Proiettando questa tendenza nel futuro, il numero dei cattolici nel 2030 sarà di 2'875'051, cioè 85.424 in meno che nel 2019. Siccome la popolazione globale invece aumenterà, il calo sarà più consistente di quello che a prima vista sembrano dire le cifre.

Nel 2030 la popolazione svizzera sarà di 9’430’802 abitanti, mentre la popolazione cattolica sarà diminuita e quindi perderà il primo posto in percentuale a favore degli aconfessionali.

Quali i motivi dell'uscita dalla chiesa?

Non si è d'accordo con alcune posizioni della chiesa sulla omosessualità, sul ruolo della donna nella chiesa, sull'aborto, celibato, ecc. Vengono poi esperienze negative con persone ecclesiastiche, alcuni trovano le liturgie noiose, altri criticano l'uso dei soldi poco trasparente, altri dicono chiaramente che vogliono risparmiare le tasse del culto.

Sono scelte legate a circostanze particolari o anche la Svizzera va verso la scristianizzazione, come è la tendenza prevalente in Europa?

Guardiamoci in giro. L’ultimo censimento della popolazione fatto dal governo britannico su Inghilterra e Galles, aggiornato al 2021, ha mostrato come per la prima volta nella storia le persone che si identificano come cristiane siano meno della metà della popolazione, a fronte di un aumento molto netto di persone non credenti o che si identificano in altre religioni, soprattutto quella islamica. E al di qua della Manica? “Una chiesa scompare in Francia ogni due settimane, bruciata, venduta, abbattuta”. È la conclusione di Edouard de Lamaze, presidente dell’Observatoire du patrimoine religieux di Parigi, l’organizzazione più importante che monitora lo stato dei luoghi di culto in Francia.

Il rapporto dello SPI mette in luce i problemi che la struttura della Chiesa dovrà affrontare nei prossimi anni. A quali offerte pastorali sarà data priorità in vista di una prevista diminuzione delle risorse finanziarie in futuro?

Come pianificare lo sviluppo o la riduzione del personale? Come garantire la manutenzione degli edifici ecclesiastici anche in futuro?

Sorge spontanea una domanda: Sarà sufficiente? e per ottenere che cosa? Per far funzionare la "ditta" o per contrastare "la scristianizzazione"? I cattolici devono rassegnarsi alla sopravvivenza?

Forse anche no, se ascoltiamo cosa diceva nel 2009, sull'aereo che lo portava a Praga, papa Benedetto XVI:

“Direi che normalmente sono le minoranze creative che determinano il futuro”.

Se la Chiesa è chiamata ad essere una minoranza creativa, non si tratta di chiudersi in sé stessi, come una setta, né al contrario pensare di essere i migliori, cioè l'élite dell'umanità. Essere una minoranza creativa non significa né cedere né sparire, ma dare testimonianza, per ricostruire trame di rapporti sociali che, abbandonando l'individualismo o il tribalismo, ridiventino comunitari.

Ma l'Europa ha bisogno di questa minoranza religiosa?

Di questo sembrano quasi più convinti gli atei che i credenti.

Recentemente è uscito un appello a firma di un ateo che più ateo non si può, il filosofo francese Michel Onfray, che assieme a Christopher Hitchens e Richard Dawkins ha guidato per anni la carica del nuovo ateismo.

“Sono ateo, come sapete, ma la vita della chiesa cattolica mi interessa, perché dà il polso della nostra civiltà giudaico-cristiana, che è in cattivo stato”, ha scritto Onfray sul Figaro.

“Perché se Dio non è del mio mondo, il mio mondo è quello reso possibile dal Dio dei cristiani. […] il cristianesimo ha plasmato una civiltà che è la mia e che sento di poter amare e difendere…”.

Per Onfrey si tratta di difendere il monumento del passato, per Benedetto di costruire il futuro. Così, dalla bellissima città nella quale si è teorizzata l'insostenibile leggerezza dell'essere, Benedetto XVI rilancia la sostenibile gioia di vivere secondo il Vangelo. Il suo è un autentico contropiede culturale e pastorale. È la chiamata a una ripartenza. Un invito a ogni cattolico, a ogni Chiesa locale, alla consapevolezza e alla presenza. La fine della cristianità - la religione che detta le leggi della società - non è la fine del cristianesimo, può esser un suo nuovo inizio.

p. Gildo Baggio


Articolo pubblicato sul mensile insieme di gennaio 2023.